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I dati

In Brianza mercato del lavoro “congelato” e sempre più fragile

A dirlo sono i dati Congiunturali del IV trimestre 2020 presentati dalla Provincia in collaborazione con Afol Mb. 

In Brianza mercato del lavoro “congelato” e sempre più fragile
Economia Brianza, 26 Febbraio 2021 ore 17:31

In Brianza mercato del lavoro “congelato” e sempre più fragile. A dirlo sono i dati Congiunturali del IV trimestre 2020 presentati dalla Provincia in collaborazione con Afol Mb.

In Brianza mercato del lavoro “congelato” e sempre più fragile

E’ un mercato del lavoro “congelato”, fragile ma che dimostra di continuare a resistere ai contraccolpi della crisi dovuta all’emergenza sanitaria. E questo grazie alla capacità del territorio di fare rete e di investire su creatività, innovazione, esperienza.

Analisi congiunturale

Questo è, in sintesi, il quadro che emerge dall’analisi congiunturale del IV trimestre 2020 presentato dalla Provincia MB e da Afol Monza e Brianza nella seduta del Tavolo di Concertazione provinciale nei giorni scorsi. Creare un osservatorio provinciale permanente del mercato del lavoro per offrire a cadenza trimestrale un monitoraggio
degli indicatori socio – economici e dei principali trend di sviluppo in corso è uno degli impegni presi nell’ambito del patto BrianzaRestart siglato lo scorso luglio tra la Provincia e 90 stakeholders del territorio.
La condivisione dei dati, infatti, è il primo step per programmare azioni efficienti a sostegno delle dinamiche del lavoro e della formazione che richiedono sempre più capacità di fare sistema tra istituzioni e soggetti coinvolti.
Provincia MB e Afol Monza e Brianza hanno già in attivo una solida rete a sostegno del lavoro e della formazione con la presenza sul territorio di 4 Centri per l’impiego, 2 sedi decentrate dei CPI, 3 Centri di Formazione, 27 Sportelli Unici Lavoro (29 Amministrazioni Comunali convenzionate).

L’Osservatorio permanente per mercato del lavoro

“Grazie alla collaborazione con Afol MB i servizi che abbiamo messo in campo nel corso degli anni si stanno dimostrando efficaci per dare supporto ai cittadini e alle imprese che stanno affrontando i contraccolpi della crisi pandemica. Costituire un Osservatorio permanente del mercato del lavoro è uno dei primi impegni del Brianzarestart proprio per avere un’analisi costante dei trend in atto e permetterci di intervenire con politiche mirate. Questi dati, in particolare, confermano che la crisi pandemica sta colpendo maggiormente le lavoratrici e i lavoratori con bassa specializzazione mentre sono privilegiati quei Know how professionali in grado di gestire i processi di innovazione di prodotto e di processo. Una indicazione importante che deve tradursi in azioni concrete per adeguare i percorsi di formazione verso nuovi skils che emergeranno. In questa situazione dobbiamo essere pronti a sostenere i lavoratori ma pensare anche a formare i lavoratori di domani. ” – commenta Luca Santambrogio, Presidente della Provincia MB.

La resilienza del territorio

“Blocco dei licenziamenti, ammortizzatori sociali e la vitalità di un sistema produttivo capace di costruire reti sono gli elementi che hanno permesso al territorio di sviluppare una resilienza, nonostante i contraccolpi del calo dei valori del Pil all’8% si sia fatto sentire – – aggiunge Marcello Correra, Amministratore Unico di Afol MB. Abbiamo colto elementi in controtendenza rispetto al contesto regionale: il numero delle imprese è diminuito in misura minore con un saldo dell’0, 25%rispetto allo scorso anno, con un calo più contenuto degli addetti. Soffre il settore manifatturiero, ma sono cresciuti i settori del trasporto, del magazzinaggio, delle costruzioni, della sanità e dell’assistenza. C’è stata una perdita di posti di lavoro, maggiormente registrata nelle cosiddette mansioni energetiche, cioè più manuali, con il 98% delle cessazioni. Nelle posizioni che richiedono un Know how più alto, non è cessata una posizione. Questo dato dimostra che è necessario investire nelle politiche del lavoro ma anche nelle politiche a sostegno della creazione di conoscenza: solo così si possono difendere i posti di lavoro”

Andamento macroeconomico

In base ai dati dell’analisi congiunturale per l’anno 2020 si conferma una pesante caduta del PIL alla quale sono associabili effetti potenzialmente molto rilevanti in termini occupazionali. Per il corrente anno si stima un incremento del PIL anche se più contenuto rispetto a quanto prospettato alcuni mesi addietro.
Inoltre Nel corso dell’anno 2020, il numero delle imprese provinciali si è ridotto seppure in modo lieve. La contrazione ha interessato, ancorché con intensità diverse, tutti i comparti analizzati. Costituiscono una eccezione i comparti ‘Costruzioni’ e ‘Sanità e assistenza sociale’.
Sempre nell’anno 2020, gli addetti provinciali alle unità locali delle imprese risultano in leggera flessione. Gli addetti manifatturieri hanno fatto registrare una contrazione. Sono, invece, cresciuti gli addetti del comparto ‘Costruzioni’ e, in modo ancor più significativo, gli addetti dei comparti ‘Trasporto e magazzinaggio’ e ‘Sanità e assistenza sociale’.

Mercato del Lavoro

L’analisi annuale dei movimenti evidenzia, nel 2020, un mercato del lavoro “congelato”: gli avviamenti sono diminuiti del -17,5%, mentre le cessazioni del   17,7%. L’impossibilità di procedere con i licenziamenti economici mantiene i saldi del 2020 in territorio positivo. Tuttavia, questi ultimi sono inferiori a quelli del 2019 del -15,5%.
Con la fine dell’anno, la situazione occupazionale sembra deteriorarsi: la resilienza diminuisce sempre più, attestandosi a dicembre a -32%. In valori assoluti significa che i saldi degli ultimi tre mesi si sono assottigliati sempre più, sino a giungere a dicembre a – 5.529 unità. Il dato risente di fenomeni stagionali, ma anche degli effetti della crisi pandemica, che induce molti datori di lavoro a non rinnovare i contratti in scadenza.

Diminuisce la durata dei contratti a termine

Le proroghe, nel 2020, sono state 27.747 (+12,5% in meno rispetto al 2019). La dinamica delle proroghe è determinata dalla diminuzione della durata dei contratti a termine: nel 2019, la durata media di un contratto a tempo determinato era di 342 giornate. Nel 2020, il dato medio è pari a 296 giornate (- 15,5%). Nei fatti, le imprese, innanzi all’incertezza dell’immediato futuro, hanno reagito diminuendo la durata dei rapporti di lavoro a termine. Alla scadenza dei contratti – se le condizioni economiche lo permettevano – questi venivano prorogati. Ciò ha determinato un aumento del numero delle proroghe, a partire da luglio in poi.

Indeterminato, a termine, atipico – l’andamento

In relazione alle diverse tipologie contrattuali applicate:
-Il tempo determinato di mantenere saldi positivi anche nel 2020: la resilienza del 2020 è simile a quella del 2019 (+10,1% nel 2020, contro il +9,7% del 2019). Il buon andamento di questa tipologia contrattuale è probabilmente legato anche alla possibilità di rinnovare i contratti a tempo determinato, anche senza causale (cfr. Decreto Agosto, DL 104/2020).
-Per quanto concerne il tempo indeterminato, il trend negativo dei saldi che caratterizzava il 2019 (ma anche gli anni precedenti) continua anche nel 2020.
– L’apprendistato (di II livello) mantiene, nel 2020, i propri saldi in territorio positivo (+912, con una resilienza pari al +21,2%). Tuttavia, rispetto al 2019, la resilienza è calata del 7,5%: le aziende, nel 2020, sono molto meno disponibili ad investire in formazione del proprio personale rispetto all’anno precedente.
– I rapporti di lavoro atipici: le co.co.co, nel 2020, mantengono una resilienza abbondantemente positiva (+9,7%), con i valori di quest’anno maggiori di quelli del 2019 del +2,8%. Il maggior ricorso a queste forme contrattuali, nel 2020, da parte delle imprese indica la loro urgente necessità di assicurarsi la necessaria flessibilità di breve (o brevissimo periodo), con particolare riferimento a quella in uscita.

– In termini settoriali, tutti gli ambiti economici hanno visto diminuire la propria resilienza rispetto al trimestre precedente, ma l’unico contesto con saldi negativi (-605 unità) è quello dell’Industria con una resilienza leggermente negativa (- 3,1%).

Focus sulle differenze di genere

Nell’analisi congiunturale c’è spazio anche per un focus sulle differenze di genere. Focus che evidenzia come, a livello nazionale, nel 2020, rispetto all’anno precedente, le donne occupate diminuiscano (-3,2%) più degli uomini (-1,0%). Calano anche i disoccupati (sia uomini, -7,4%; che donne, -10,6%). Tale diminuzione è dovuta ad un ingrossamento del numero degli inattivi che per le donne cresce del 4% e per gli uomini del 3%.
In Lombardia, nel III trimestre 2020, gli uomini occupati diminuiscono del -2,6% (- 65.000 unità) e le donne del -2,1% (-41.000 unità). Nello stesso periodo il tasso di occupazione maschile diminuisce del -2,5%, mentre quello femminile del -1,5%.
Quasi analogo l’andamento del tasso di disoccupazione: per le donne cresce dell’1% e per gli uomini dello 0,9%. Infine, il tasso di attività diminuisce del -0,9% per le donne e dell’-1,9% per gli uomini. I dati quindi mostrano, a livello di genere, un deterioramento degli indicatori occupazionali per entrambi i sessi, ma il fenomeno appare più marcato per la componente maschile.
– Per quanto concerne la Provincia di Monza Brianza, l’Istat non ha ancora pubblicato i dati occupazionali (dati di stock), ma l’analisi delle comunicazioni obbligatorie (dati di flusso) mostra che, in controtendenza al dato nazionale, i soggetti storicamente più deboli del mercato nel lavoro (under 29 e donne) riescono ad avere saldi occupazionali migliori degli altri. Mentre, la fascia d’età degli over 50 è quella che mostra le maggiori difficoltà, con saldi occupazionali negativi sia per le donne che per gli uomini.

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