Non sono soltanto computer, smartphone e reti aziendali a finire nel mirino degli hacker. Tra le infrastrutture esposte agli attacchi informatici – come abbiamo visto nei giorni scorsi – ci sono anche gli impianti di refrigerazione industriali e commerciali, sistemi fondamentali per conservare alimenti e medicinali e garantire il funzionamento di ospedali e attività produttive. Un problema tutt’altro che marginale, perché un attacco alla cosiddetta catena del freddo può avere conseguenze dirette sulla sicurezza dei cittadini e sulla continuità delle imprese.
A lanciare l’allarme è stato Marco Masini, presidente di Asercom, l’associazione europea dei produttori di componenti per la refrigerazione e associato di APA Confartigianato Imprese, intervenuto giovedì 5 novembre alla trasmissione Non Stop News di Rtl 102.5, condotta da Enrico Galletti.
Masini ha innanzitutto chiarito che il rischio non riguarda i normali frigoriferi domestici, ma soprattutto gli impianti industriali e commerciali che assicurano il funzionamento della catena del freddo. Sistemi indispensabili per mantenere gli alimenti in condizioni adeguate lungo tutta la filiera, conservare correttamente i farmaci e garantire l’operatività delle strutture sanitarie.
Impianti connessi, nuove vulnerabilità
Il problema nasce anche dall’evoluzione tecnologica. Impianti che un tempo funzionavano autonomamente sono oggi sempre più spesso collegati alle reti informatiche, così da consentire il monitoraggio continuo, il controllo a distanza e la prevenzione dei guasti. Un progresso che ha migliorato efficienza e gestione, ma che ha aperto anche nuove porte alle minacce informatiche.
Molti sistemi, infatti, sono stati progettati quando l’accesso era riservato quasi esclusivamente ai tecnici specializzati e utilizzano protezioni che oggi possono risultare insufficienti davanti ad attacchi sempre più sofisticati.
Tra le contromisure indicate da Masini c’è la segregazione delle reti: in sostanza, isolare e proteggere i sistemi di controllo industriale, impedendo che possano essere raggiunti facilmente dall’esterno. Un tema che il presidente di Asercom aveva già affrontato davanti agli operatori internazionali durante un simposio organizzato nell’ottobre 2026 alla fiera Chillventa di Norimberga, portando come esempio un attacco informatico a un impianto legato alla produzione alimentare.
APA Confartigianato: «Servono più competenze»

La questione riguarda da vicino anche le imprese che si occupano di installazione e manutenzione. A sottolinearlo è Gianluca De Giovanni, presidente della categoria Impiantisti di APA Confartigianato Imprese e titolare della Novafrigor di Binasco.
«Quando parliamo di sicurezza degli impianti, oggi non possiamo più limitarci agli aspetti meccanici, elettrici o alla loro efficienza energetica. Dobbiamo considerare anche la sicurezza digitale, perché un impianto connesso alla rete può diventare vulnerabile e un eventuale attacco può avere conseguenze concrete sulle attività delle imprese e sulla vita dei cittadini», osserva De Giovanni.
Da qui la necessità di investire nella preparazione degli operatori: «Le imprese impiantistiche e i tecnici specializzati sono un presidio fondamentale per il corretto funzionamento di queste infrastrutture. Per questo è necessario investire sempre di più nella formazione, nell’aggiornamento professionale e nella collaborazione tra produttori, installatori, manutentori ed esperti di sicurezza informatica».
Una sfida che, conclude il presidente della categoria, coinvolge anche le piccole e medie imprese: la digitalizzazione degli impianti non può prescindere dalla capacità di proteggerli.