Anche per il 2025 sono proseguite senza sosta le attività dell’Ufficio Vertenze CISL Monza Brianza Lecco. Lo scorso venerdì, nei locali della sede monzese di via Dante, si è svolta la tradizionale conferenza stampa di presentazione dei dati relativi all’anno precedente: ciò che balza all’occhio sono gli oltre 4,8 milioni di euro recuperati per conto dei lavoratori nella nostra provincia, a fronte di un numero sostanzialmente invariato di assistiti rispetto al 2024 (erano 2.089, sono stati 2.093). Si nota inoltre una significativa riduzione delle vertenze: 760 nel 2025, contro le 1.016 del 2024, con relativo aumento delle conciliazioni.
Da Mirco Scaccabarozzi a Roberto Frigerio
Ad aprire l’incontro è stato ancora una volta Mirco Scaccabarozzi, Segretario Generale CISL Monza Brianza Lecco, il quale ha rimarcato il ruolo chiave dell’Ufficio Vertenze, della relativa dimensione formativa, del suo carattere consulenziale e dell’intento di implementare ulteriormente questo servizio. In seguito è toccato a Roberto Frigerio, Segretario CISL Monza Brianza Lecco, che ha rimarcato l’importanza dell’ufficio a fronte di un mercato del lavoro che continua a presentare criticità.
Il responsabile dell’Ufficio vertenze CISL Monza Brianza Lecco
La mattinata è entrata nel vivo con Antonio Mastroberti, Responsabile dell’Ufficio Vertenze CISL Monza Brianza Lecco: «Abbiamo assistito oltre duemila lavoratori della provincia di Monza, recuperando per loro conto più di 4,8 milioni di euro – ha affermato – siamo un osservatorio privilegiato utile per comprendere che cosa sta succedendo, se il mercato del lavoro è sano o presenta elementi di criticità». Mastroberti ha posato subito l’accento su una tendenza che è esplosa post pandemia: «Sono numerosi i lavoratori che denunciano ambienti di lavoro tossici, che si “ammalano di lavoro” – ha continuato – i casi sono trasversali e riguardano sia aziende di piccole dimensioni che più strutturate, padronali e società di capitale. Ciò si inserisce in un periodo storico in cui, in alcuni settori, c’è carenza di personale e quindi l’elevato numero di dimissioni costituisce un vero e proprio costo per le aziende».
Vertenze in calo, crescono le conciliazioni
Da sottolineare poi c’è il calo delle vertenze: «Purtroppo rivendicare in tribunale i propri diritti è diventato più rischioso – ha proseguito – negli ultimi anni riscontriamo che, anche quando la causa è molto incerta, il lavoratore sempre più spesso viene condannato a pagare le spese legali di controparte. È evidente che questo costituisce un deterrente ad intentare causa quando, pur essendoci i presupposti, non ci sono abbastanza prove per veder accolte le proprie richieste. Questo limita la possibilità di rivendicare i propri diritti e induce il lavoratore ad accettare un accordo al ribasso pur di chiudere il contenzioso. Tra l’altro, anche i tempi lunghi del Tribunale di Monza scoraggiano i lavoratori ad intentare una causa. Di conseguenza si sceglie maggiormente la via della conciliazione».
I nuovi trend emergenti
In ogni caso fra le vertenze emergono nuove tipologie: «Troviamo casi di malattie professionali per le quali abbiamo avanzato richiesta di risarcimento danni, così come casi di discriminazione per differenze salariali piuttosto che per progressioni di carriera. Sono in crescita anche i casi di molestie nei luoghi di lavoro. Riteniamo che l’aumento di queste ultime due tipologie di vertenze sia legato anche ad una maggior sensibilità e ad una diversa cultura del lavoro che lentamente si sta diffondendo». Infine non sono mancate vertenze a favore dei lavoratori somministrati, rivendicando parità di trattamento rispetto ai lavoratori diretti; altre per rivendicare il cosiddetto «tempo tuta»; altre per i lavoratori in appalto e altre ancora per rivendicare l’incidenza degli straordinari su tredicesima, ferie e permessi.