Non è più solo una questione di numeri, ma di dignità istituzionale. Il clima politico ad Arcore si fa rovente mentre ci si avvicina al voto decisivo in Consiglio Comunale che verrà calendarizzato per maggio. Stamattina, mercoledì 29 aprile, con un duro documento congiunto, le forze di opposizione — Partito Democratico, Alleanza Verdi Sinistra e Prospettiva Civica — hanno alzato il tiro, puntando i riflettori sui tre consiglieri di maggioranza Fabio Varrecchia, Giovanni Timpano e Valeria Di Tullio che hanno sottoscritto la mozione di sfiducia contro il sindaco Maurizio Bono.
L’appello è diretto e non ammette zone grigie: mantenere fede alla firma apposta su quel documento. Un richiamo, dicevamo, indirizzato ai tre consiglieri dissidenti di centrodestra. Ma, in filigrana, si può leggere anche un appello rivolto anche ai consiglieri di maggioranza.
Il richiamo alla coerenza: «No ai mercanti nel tempio»
Le indiscrezioni circolate sulla stampa locale circa presunte manovre sottobanco per “convincere” i dissidenti a rientrare nei ranghi hanno spinto le opposizioni a una presa di posizione senza precedenti.
“Apprendiamo con sconcerto di una possibile “compravendita politica” in atto — dichiarano congiuntamente le tre liste —. Se queste voci fossero confermate, saremmo davanti alla negazione stessa della politica. Chi ha firmato la sfiducia si è assunto un impegno solenne davanti ai cittadini: tornare indietro oggi per calcoli di convenienza significherebbe perdere ogni credibilità politica e personale, oggi e per il futuro. Siamo confidenti che tutti i firmatari della mozione di sfiducia confermeranno il loro intento nella votazione che avverrà nella sede istituzionale, il Consiglio Comunale. Se così non fosse, chi dovesse venire meno alla parola data se ne assumerà pienamente la responsabilità politica davanti agli arcoresi. Perché chi tradisce un impegno pubblico perde ogni credibilità, oggi e per il futuro. Dopo cinque anni di promesse non mantenute, annunci e nessun risultato concreto – anche e soprattutto sul fronte del sociale, direttamente in capo al sindaco – la cartina di tornasole è evidente: questa amministrazione ha fallito. Con ogni probabilità, per Arcore sarebbe oggi più utile e più efficace un commissario prefettizio rispetto a questa gestione ormai allo sbando”.
Una crisi lunga tre anni: i numeri del fallimento
Per le opposizioni, la caduta della giunta Bono non è un evento improvviso, ma l’inevitabile conclusione di un’agonia iniziata l’8 maggio 2023. Da oltre tre anni, l’amministrazione avrebbe governato “sotto scacco”, negando un’evidenza che era sotto gli occhi di tutti: la perdita della maggioranza politica.
“Le opposizioni non possono e non intendono assumersi responsabilità di una gestione ormai fallimentare. Abbiamo già espresso con chiarezza il nostro voto contrario ai bilanci di previsione 2024 e 2025, per motivi politici e di merito, in quanto non concordiamo con molti dei progetti presentati, dal punto di vista sia progettuale che di impegno economico. Lo stesso vale per quanto riguarda la situazione attuale. Qui c’è un unico atto un atto politico di chiarezza che si rende necessario: le dimissioni immediate del sindaco Bono. Per chiarezza, non ci siamo ancora dimessi proprio per senso di responsabilità verso la città. Una responsabilità che, ad oggi, continua a non essere esercitata né dal sindaco né da ciò che resta della sua maggioranza”.
I segnali di questo sfacelo sono stati elencati con precisione chirurgica: il bilancio di previsione 2023 bocciato inizialmente e quello del dicembre 2025 approvato solo in seconda convocazione con maggioranza semplice. Commissioni e Consigli comunali incapaci di raggiungere il numero legale, segno di una coalizione che non esiste più nei fatti e fallimento nel Sociale. Una critica feroce viene rivolta alla gestione delle politiche sociali, delega nelle mani del sindaco, descritta come priva di risultati concreti nonostante le promesse elettorali del 2021.
Smentite le “fantasie” su alleanze improponibili
Il centrosinistra e le liste civiche approfittano del comunicato anche per fare pulizia rispetto alle voci di “inciucio” con i ribelli della maggioranza.
“Non esiste alcun accordo politico, né alcuna alleanza futura con i consiglieri dissidenti. Esiste solo una convergenza oggettiva sulla realtà: l’attuale amministrazione ha fallito. Per il bene di Arcore, è meglio un Commissario Prefettizio che riporti ordine, piuttosto che una gestione allo sbando che trascina la città nel baratro per pura brama di potere”.