Se l’opposizione cercava un gesto simbolico, ha ottenuto molto di più: una rappresentazione plastica del tradimento. Martedì sera della scorsa settimana, durante il Consiglio comunale di Lesmo, la realtà ha superato la provocazione. Mentre si discuteva della mozione presentata dal centrodestra, che chiedeva al sindaco Sara Dossola di «cospargersi il capo di cenere» e partecipare alla Via Crucis del Venerdì Santo per rimediare al patrocinio concesso alla «Via Frocis» del Pride del settembre scorso, il copione si è arricchito del colpo di scena più classico e al tempo stesso inaspettato: lo strappo interno alla maggioranza.
Canobbio e Battisti si astengono
Proprio nel momento in cui la «Lesmo Amica» avrebbe dovuto fare quadrato attorno alla Giunta, due dei suoi consiglieri, Daniel Battisti e Lucia Canobbio, hanno scelto di sfilarsi, all’ultimo, e senza preavviso.
La loro astensione è risuonata in aula come un verdetto: il legame di fedeltà con la Giunta scricchiola. Ricordiamo che Battisti, qualche mese fa, ad ottobre, si era astenuto anche nella mozione presentata da Lesmo Amica su Gaza. In un intreccio che sembra scritto da un drammaturgo, il dibattito sulla sacralità della Passione di Cristo ha finito per generare il «venerdì santo» politico del sindaco.
Il “tradimento” di Battisti e Canobbio certifica che, di fronte alla parodia religiosa della “Via Frocis”, la compattezza del centrosinistra lesmese è finita sulla croce. E’ stata una decisamente decisamente scoppiettante quella di martedì scorso. Piatto forte, la discussione della mozione presentata dai consiglieri di centrodestra Luca Zita, Carlo Colombo, Federica Bonfanti e Laura Confalonieri. L’opposizione, ricordiamo, chiedeva scuse pubbliche al sindaco Sara Dossola per aver partecipato al Pride dello scorso settembre con la fascia Tricolore e la partecipazione, per espiare, alla Via Crucis del Venerdì Santo.
La mozione
La mozione presentata dal centrodestra, intitolata significativamente «Stop Via Frocis, ora la Via Crucis», ha trasformato l’aula in un tribunale etico, portando a galla tensioni profonde all’interno della coalizione che sostiene il sindaco. Tra il pubblico, in prima fila, ad assistere alla discussione, c’erano anche gli esponenti di «Boa», guidati da Oscar Innaurato. Questi ultimi (vedi articolo accanto) si sono seduti, nel pubblico, a pochi metri dai consiglieri di opposizione per ascoltare il dibattito e hanno confermato la volontà di adire le vie legali e denunciare gli esponenti di centrodestra per diffamazione.
Il casus belli: la fascia tricolore al Pride
Ma andiamo con ordine. Al centro dell’attacco sferrato dai consiglieri di minoranza non c’è stata solo la concessione del patrocinio gratuito al Brianza Pride 2025. Il punto di rottura è stata la partecipazione del sindaco in veste ufficiale, con tanto di fascia tricolore, a una manifestazione che ha messo in scena la «Via Frocis». Secondo l’opposizione, quella che gli organizzatori dell’associazione Boa hanno definito una «rielaborazione laica» sui temi dell’inclusione e di Pedemontana, è stata in realtà una «sgradevole e niente affatto simpatica parodia» della passione di Cristo, come sottolineato dal centrodestra lesmese. Un atto giudicato offensivo per la sensibilità religiosa di Lesmo e delle sue frazioni.
La richiesta di “espiazione”
La mozione chiedeva un gesto riparatore forte, quasi d’altri tempi: che il sindaco si «cospargesse il capo di cenere» chiedendo scusa alla cittadinanza e che l’intera Giunta e il Consiglio partecipassero alla prossima Via Crucis del Venerdì Santo al fianco dei parroci don Mauro Viganò e don Stefano Borri, definiti «pastori della nostra comunità». Il momento della verità è arrivato al voto. Sebbene la mozione sia stata respinta dai numeri della maggioranza, il fronte compatto di «Lesmo Amica» è crollato. I consiglieri Battisti e Canobbio hanno preso le distanze, astenendosi dal voto. Un gesto che pesa come un macigno: l’astensione di due membri della maggioranza su un atto dell’opposizione è il segnale plastico che qualcosa non va.
Non è difficile immaginare che non tutti abbiano gradito la linea dura del “difendere tutto a ogni costo”, ritenendo forse che la satira religiosa del Pride sia andata effettivamente oltre il seminato per via della Via Frocis.
E non è da escludere il fatto che la decisione del primo cittadino di dare il patrocinio e di sfidare con la fascia non sia stata digerita da tutti. La domanda che ora circola tra i corridoi del Municipio è una sola: la maggioranza riuscirà a ricucire questo strappo o il “caso Pride” è solo l’inizio di una crisi più profonda?