Politica
L'intervista

L'ex sindaco «euroscettico» di Carate abbraccia Italexit

Marco Pipino, avvocato e presidente di Vox Italia, passa con il senatore ex grillino Gianluigi Paragone: "Assistiamo ormai ad una politica nazionale completamente sotto scacco di una Unione Europea a trazione tedesca"

L'ex sindaco «euroscettico» di Carate abbraccia Italexit
Politica Caratese, 29 Maggio 2021 ore 11:38

L'ex sindaco di Carate Brianza abbraccia Italexit, creatura politica del senatore Gianluigi Paragone, ex direttore del quotidiano La Padania ed ex grillino, che proprio in settimana ha annunciato la candidatura a sindaco di Milano.

L'avvocato di Carate con il senatore Paragone

«Latitante» da tempo dall’Aula cittadina, dove siede come consigliere comunale di minoranza a Carate, l’avvocato Marco Pipino è invece attivissimo sul fronte della politica nazionale. C’è il suo nome dietro la recente scissione del movimento sovranista Vox Italia, fondato nel settembre del 2019, e al quale Pipino aveva aderito in prima battuta conquistato dal pensiero del filosofo Diego Fusaro per un nuovo soggetto «oltre destra e sinistra», «anti euro e anti-europeista».

Una frattura recente - datata 7 aprile - che ha portato l’ex sindaco di Carate Brianza, 56 anni, un passato in An, ad assumere l’incarico di presidente di Vox, con una nuova veste ed una nuova organizzazione. Ma anche di intraprendere un percorso «formalmente e strategicamente nuovo», che ha dato vita ad un’associazione culturale «a supporto» di quei partiti e movimenti che più rappresentano, «il desiderio di un’Italia sovrana, sia sotto il profilo politico che monetario, a partire in primis da Italexit di Paragone», spiega in un’intervista al Giornale di Carate.
Pipino lavorerà fianco a fianco ad un altro volto notissimo della politica brianzola, l’ex assessore regionale della Lega, candidato sindaco nel 2016 a Desio, Massimo Zanello - già presidente della Provincia di Milano - oggi coordinatore per la Lombardia del partito dell’ex senatore grillino.

Quali sono stati i motivi che hanno portato alla scissione della Vox Italia originaria?

«Fondamentalmente la scissione si è prodotta a causa della divergenza di vedute sulle alleanze da stringere con gli altri soggetti politici emergenti all’interno dell’area del sovranismo vero, ovvero del sovranismo che io amo definire “costituzionale” contrario all’Unione Europea ed all’euro per distinguerlo dal cosiddetto “finto sovranismo” di Fratelli d’Italia e della Lega, partiti che hanno ormai assunto posizioni per certi versi quasi più europeiste di quelle del Partito democratico. Ebbene, mentre una parte minoritaria dell’originaria dirigenza Vox Italia era - ed è tuttora - contraria, per motivi più personali che sostanziali, alla collaborazione con Italexit, noi al contrario riteniamo che Gianluigi Paragone rappresenti e debba rappresentare la punta di diamante dell’intera galassia formata da tutti quei piccoli movimenti e partiti che aspirano al recupero della sovranità politica e monetaria, considerata imprescindibile per la rinascita del Paese e che si candidano, quindi, a colmare l’enorme vuoto politico creatosi con le recenti “involuzioni” di Lega e Movimento 5 Stelle».

Perché Italexit e perché Paragone potrebbero fare la differenza e rappresentare una valida alternativa politica in questo momento storico?

«Assistiamo ormai ad una politica nazionale completamente sotto scacco di una Unione Europea a trazione tedesca, in un contesto che vede l’Italia letteralmente in ginocchio e sotto l’attacco delle multinazionali e della finanza internazionale, pronte ad approfittare di una disastrosa gestione del problema Covid per “completare la depredazione” del più grande patrimonio del Paese, rappresentato dalla “italianità”; una “italianità” che si esprime soprattutto attraverso il fattore umano, insostituibile, delle piccole e micro-imprese artigiane e commerciali, dei professionisti, del popolo delle partite Iva, che ha costituito - finora - la spina dorsale dell’economia nazionale e che, ora, è stato completamente abbandonato da una classe dirigente “etero diretta” e, oltretutto, manifestamente incapace. In questo contesto, si sente un estremo bisogno di uscire dalla soffocante e fallimentare “gabbia europea”, si sente un grande bisogno di Italia sovrana; sulla scorta dell’esempio Brexit, Italexit nasce proprio con questo preciso obiettivo ed il suo leader Gianluigi Paragone, oltre ad essere persona coerente e dotata di grande energia e competenza, costituisce oggi un punto di riferimento e una garanzia per tutti gli italiani che si sentono abbandonati e traditi dallo Stato e dalla politica, essendo rimasto peraltro tra i pochissimi - in Parlamento - a presidio delle libertà democratiche costituzionali ed al fianco dei lavoratori e delle categorie economiche sotto attacco e massacrate a colpi di lockdown. E’ per questo motivo che abbiamo deciso di sostenere, non solo attraverso il supporto di Vox Italia, ma anche personalmente, con il nostro attivismo, il progetto politico di Italexit, assumendo un importante ruolo organizzativo all’interno del coordinamento del nuovo partito di Paragone, al fianco del coordinatore Massimo Zanello, con il quale stiamo avviando il lavoro di costruzione dei gruppi di attivisti sui territori in vista delle prossime amministrative comunali in tutta la regione, compresa la città di Milano. L’entusiasmo della gente per questo progetto politico per certi versi innovativo è molto alto; il partito sta crescendo molto velocemente sui territori, compreso quello brianzolo e del Varesotto, dove - a Gallarate - siamo già pronti a presentare le prime liste ed i primi candidati di eccellenza per le comunali di ottobre».

Che significato ha oggi la candidatura di Paragone a sindaco di Milano?

«In questo momento, Italexit e la candidatura del suo leader a Milano, città metropolitana invasa e depredata della sua identità originaria dalle multinazionali, assumono un significato particolare: occorre restituire la città alla sua storia, alla sua tradizione, ai suoi cittadini, ai suoi quartieri, attraverso la valorizzazione e la tutela della piccola imprenditoria artigiana e commerciale, posta sciaguratamente sotto attacco dalla politica più che dal virus, in tutti quei settori che hanno sempre rappresentato l’eccellenza italiana e che ora rischiano di morire, lasciando vuoti incolmabili, nel tessuto economico e sociale cittadino se non si corre urgentemente ai ripari anche attraverso adeguate politiche comunali. Siamo già al lavoro per la presentazione di un programma che sarà il frutto della più profonda conoscenza del territorio da parte dei nostri numerosi attivisti milanesi e di una squadra composta di persone qualificate, che amano la loro città e che sono pronte a mettere a disposizione tutte le loro capacità, esperienze e competenze».

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