Una mattinata, quella di oggi, venerdì, tra i banchi di scuola che ha finito per riaccendere un vecchio contenzioso politico e provocare una pioggia di reazioni a livello locale. La visita istituzionale compiuta stamattina dal sottosegretario all’Istruzione ed espontente di Fratelli d’Italia Paola Frassinetti all’Istituto comprensivo di Arcore, inserita nel contesto delle infuocate polemiche nazionali sul decreto legge dedicato alla gestione degli alunni stranieri nelle classi, si è trasformata in un vero e proprio terreno di scontro tra maggioranza e opposizione.

Ad accogliere Frassinetti la preside e il sindaco
Ad accogliere l’esponente del Governo Meloni nei plessi della scuola secondaria di primo grado «Stoppani» e della primaria «Giovanni XXIII» è stato un folto comitato istituzionale: la dirigente scolastica Marta Chioffi, il sindaco Maurizio Bono, l’assessore alla Cultura Evi De Marco, la dirigente dell’Ambito territoriale di Monza Elena Centemero e il comandante della Polizia locale Mario Nappi. A fare da cicerone tra le aule è stata la stessa preside Chioffi, che ha illustrato nel dettaglio l’offerta formativa e i progetti didattici portati avanti dal plesso arcorese.
L’attacco del Partito Democratico sul caso “Olivetti”
A far discutere, tuttavia, sono stati i contropiedi politici lanciati dalle forze di opposizione. Il Partito Democratico guidato dal segretario Davide Pennati ha scelto di non soffermarsi sulla questione dell’integrazione, sul quale si è acceso un forte dibattito a livello nazionale, rispolverando, invce, la pagina storica del trasferimento dell’istituto professionale “Olivetti” (ubicato in via Umberto I) negli anni in cui Frassinetti ricopriva il ruolo di assessore provinciale.

«Dal 2001 al 2004 Frassinetti fu assessora all’Istruzione e all’Edilizia scolastica della Provincia di Milano – ha ricordato la nota del Pd arcorese –. Proprio in quegli anni, di fronte ai problemi della sede dell’Olivetti, la Provincia decise di trasferire la scuola a Vimercate. Studenti e città si mobilitarono per evitarlo e Frassinetti, invitata a un Consiglio comunale convocato sul futuro della scuola, non si presentò. L’Olivetti non tornò più e Arcore perse la sua unica scuola superiore pubblica. Una visita alle nostre scuole è sempre benvenuta, ma noi non abbiamo dimenticato cosa accadde quando aveva la responsabilità diretta degli istituti del nostro territorio».

La replica di Fratelli d’Italia
La replica del centrodestra non si è fatta attendere. A rispondere al Pd sulla vicenda storica dell’istituto superiore è stato Rosario Mancino, esponente provinciale di Fratelli d’Italia che ha rispedito le accuse al mittente richiamando le decisioni prese dai governi centrali dell’epoca.
«Erano gli anni di MTV, TRL, dei CD e delle hit di Britney Spears e Tiziano Ferro – la ricostruzione di Mancino –. Al Governo c’erano prima D’Alema e poi Amato, con i ministri Berlinguer e De Mauro. Furono quei governi ad attuare il dimensionamento scolastico previsto dal DPR 233/1998, demandato per competenza alla Provincia di Milano. Furono quelle direttive a imporre l’accorpamento dell’IPSCT “Olivetti” all’istituto di Vimercate nell’anno scolastico 2000/01 per razionalizzare la rete e contenere la spesa. Non potendo prendersela con un governo amico, la sinistra arcorese provò a scaricare le colpe sulla Provincia che si limitò ad eseguire decisioni prese altrove. Sono passati vent’anni, ma le loro strategie non cambiano».
La lettera di Mantegazza a Giorgia Meloni
Nel frattempo il docente universitario ed ex assessore alla Cultura Raffaele Mantegazza ha inviato, in esclusiva alla nostra redazione e a quella del Giornale di Vimercate, una lettera indirizzata al premier Meloni. Un’invettiva civile che affonda le sue radici nel dibattito politico nazionale sulla scuola. Nasce come reazione diretta alle recenti direttive governative sull’introduzione di un tetto massimo alla presenza di alunni stranieri nelle classi la lettera aperta indirizzata al Presidente del Consiglio dal pedagogista Mantegazza. Un intervento che trasforma la polemica sulle soglie d’accesso in una difesa a tutto campo del modello educativo e inclusivo costruito negli anni sul territorio.

Illustrissimo signor presidente del consiglio
non so da quanto tempo Lei non entri in una scuola: non mi riferisco a quelle situazioni nella quale lei viene raccolta trionfalmente in un’aula magna da ragazzi preparati all’applauso. Io parlo di entrare nelle classi a vivere una giornata insieme ai bambini e ai ragazzi, stare con loro, passare con loro un intervallo e la pausa mensa. Forse Le potrebbe essere utile visitare per esempio le scuole di Arcore, la mia città. A partire dalla scuola dell’infanzia dove bambine e bambini di diversa provenienza imparano attraverso il gioco e la narrazione tutte le regole e la bellezza del vivere civile, e le storie raccontate dalla bambina del Congo si incrociano con quelle del bambino arcorese da 10 generazioni arricchendosi a vicenda. Poi potrebbe passare alla scuola primaria, nella quale i bambini imparano gli alfabeti del mondo, della scienza, nella letteratura e si accorgono che per fortuna i movimenti migratori hanno contribuito a rendere mondiale, anzi universale. la cultura umana (pensi se avessero messo un tetto migratorio a Marco Polo!)
Potrebbe infine concludere il suo giro nella scuola secondaria di primo grado nella quale ragazzi e ragazze vengono guidati all’età della preadolescenza e alla difficile scelta che li aspetta, anche qui arricchiti dalla presenza di compagne e compagne di diversi colori e di diverse storie. Potrebbe parlare con gli insegnanti e le insegnanti sapendo da loro quanto proprio il carattere plurale e inclusivo della scuola ha permesso la loro costante crescita professionale, spesso nella assenza degli essenziali strumenti e risorse che un governo decente dovrebbe prevedere in un paese civile
La sua visita guidata però potrebbe continuare anche al di fuori della scuola: potrebbe per esempio visitare le tante associazioni di volontariato che lavorano coi bambini, sia nei compiti che gestendo il loro tempo libero; le associazioni sportive che permettono attraverso lo sport di far crescere dei ragazzi sani e rispettosi delle regole; la parrocchia e l’oratorio che presentano una scelta di fede senza imporla e accogliendo tutte e tutti in uno spirito evangelico. Facendo un passo verso Villasanta potrebbe visitare gli scout per i quali l’inclusione è uno dei pilastri della pedagogia di Baden Powell. E tante altre proposte che nel nostro comune e altrove vengono messe di fronte a questi bambini e ragazzi che stanno crescendo. Alla fine del suo tour Le consiglio di prendere uno di questi bambini e chiedergli “qual è la percentuale dei compagni stranieri nella tua classe o nella tua squadra di calcio?” Sono certo che il ragazzino la guarderà stupito e poi se ne andrà ricordando il monito della mamma “non fermarti a parlare con persone un po’ strane”
Signor presidente del consiglio si tolga ogni illusione: l’inclusione non è una scelta, è un dato di fatto, c’è già, è nella nostra quotidianità; e anche se qualcuno, insultando la Costituzione, pensa di poterla fermare si ritroverà con un pugno di mosche in mano. Perché l’educazione, l’insegnamento, il mondo della società civile e della cooperazione e volontariato sono andati avanti in questi anni, gentile Presidente; molto avanti. E questo percorso è inarrestabile. Se poi per cercare di fermarlo qualcuno cercherà ancora di violare lo spirito della Costituzione, la ferma, civile e democratica risposta della comunità sarà alta, coraggiosa, e soprattutto, per fortuna, tanto colorata
La presa di posizione del consigliere Gaye
Anche il consigliere comunale Cheikh Tidiane Gaye ha voluto dire la sua sull’arrivo di Frassinetti in città. “La diversità è una ricchezza. I decreti passano, i diritti restano – ha sottolineato il consigliere comunale – Non si cancella l’uguaglianza con un colpo di penna. Nessun provvedimento burocratico, nessuna firma su un testo di legge potrà mai cancellare la dignità intrinseca di ogni essere umano o i valori costituzionali che fondano la nostra convivenza civile. Quando la politica sceglie la strada della rigidità e dell’esclusione, colpendo i diritti e alimentando invisibilità e insicurezza, è la stessa tenuta democratica del Paese a vacillare. Le leggi dovrebbero servire a proteggere le persone, a includere e a costruire ponti, non a tracciare solchi di discriminazione tra chi ha tutele e chi viene spinto ai margini”.