Viaggio in Palestina

“Non chiedono compassione, ma ascolto”: il racconto dei sindaci lombardi in visita in Terra Santa

Nella delegazione c'era anche il sindaco di Lesmo Sara Dossola e il collega di Seregno Alberto Rossi

“Non chiedono compassione, ma ascolto”: il racconto dei sindaci lombardi in visita in Terra Santa

C’è una Palestina di cui si parla troppo poco e che rischia di scomparire nell’ombra della cronaca bellica. È quella dei territori oltre Gaza: la Palestina delle famiglie, delle scuole, dei servizi sanitari e di comunità che resistono quotidianamente lontano dai riflettori.

Per dare voce a questa realtà, una delegazione di sei sindaci lombardi, la scorsa settimana, ha scelto di intraprendere un viaggio istituzionale in Terra Santa, visitando Betlemme, Gerusalemme e Gerico. Un’iniziativa nata per vedere con i propri occhi una complessità spesso ridotta a slogan e per riaffermare il ruolo delle città come ponti di pace.

I protagonisti della missione

La delegazione, guidata da un’intenzione di ascolto e vicinanza umana, è stata composta da: Luca Nuvoli (sindaco di Arese), Ilaria Scaccabarozzi (sindaco di Gorgonzola), Mauro Gattinoni (sindaco di Lecco), Lorenzo Radice (sindaco di Legnano), Sara Dossola (sindaco di Lesmo) e Alberto Rossi (sindaco di Seregno).

Oltre i muri: l’incontro con le comunità

Ispirandosi alla visione di Giorgio La Pira, che già negli anni Sessanta vedeva nelle città le unità di misura per avvicinare i popoli, i sindaci hanno incontrato amministratori locali (tra cui il Sindaco e la Vice Sindaca di Betlemme e il Governatore di Gerico), autorità religiose e responsabili di opere sociali.

La delegazione ha toccato con mano l’eccellenza e la fragilità di servizi essenziali come: le scuole di Betlemme e Gerico, l’orfanotrofio La Crèche, il centro Effatà per bambini audiolesi, il Caritas Baby Hospital, baluardo della sanità pediatrica.

 

Il peso del silenzio e dei check-point

Dagli incontri con commercianti, medici e famiglie è emersa una richiesta univoca: rompere il silenzio. Un isolamento fatto di muri fisici e burocratici, dove i check-point aprono e chiudono in modo imprevedibile, trasformando diritti fondamentali — come studiare, lavorare o pregare — in concessioni precarie.

“Torniamo con una consapevolezza chiara: dietro il conflitto esistono volti che chiedono dignità, non compassione,” dichiarano uniti i sei primi cittadini. “Il primo aiuto che possiamo offrire è restituire complessità a una realtà troppo spesso semplificata. Come amministratori locali sentiamo la responsabilità di costruire relazioni dove la politica internazionale fatica a farlo.”

 

Un rifiuto netto della violenza

Durante la missione è stato ribadito con forza il rifiuto di ogni forma di terrorismo e di estremismo. Sia i palestinesi che gli israeliani incontrati hanno espresso la propria distanza da Hamas, sottolineando come l’assenza di dialogo alimenti vicendevolmente paura e rancore.

In questo scenario, i sindaci hanno riconosciuto il ruolo cruciale della Chiesa Cattolica, capace di tessere legami tra fedi diverse attraverso l’istruzione e l’assistenza. È stato proprio padre Ibrahim Faltas, direttore delle Scuole di Terra Santa, a lanciare l’appello finale: “Tornate a visitare la Terra Santa; dite che non c’è pericolo per i pellegrini. Venire qui significa rimettere in moto l’economia e ridare dignità a chi vive in questa terra”.