Urbanistica

Pgt al fotofinish: Idra, Rovagnati e parrocchia i nodi caldi sul tavolo del Consiglio comunale arcorese

Si prevede un autunno caldo per l’Esecutivo di centrodestra di Arcore impegnato nell’importante documento urbanistico

Pgt al fotofinish: Idra, Rovagnati e parrocchia i nodi caldi sul tavolo del Consiglio comunale arcorese

È una vera e propria corsa contro il tempo quella che si sta consumando ad Arcore in vista dell’autunno, dove, sul finire della legislatura guidata dal sindaco Maurizio Bono, la Variante al Piano di Governo del Territorio si prepara ad approdare in Consiglio Comunale per l’approvazione definitiva. Un appuntamento cruciale, accompagnato dallo slogan «Arcore volta pagina», che punta a ridisegnare il volto urbanistico della città per il prossimo decennio.

Serenella Corbetta

L’approvazione della Variante tuttavia non si inserisce in un quadro di assoluta tranquillità politica. A turbare i sonni del sindaco e dell’assessore Serenella Corbetta non sono infatti solo i complessi dossier urbanistici, che chiamano in causa i grandi operatori privati, dalle proprietà della famiglia Berlusconi con l’immobiliare «Idra» fino ai dialoghi e agli scontri con Rovagnati e le richieste della parrocchia Sant’Eustorgio, ma la precaria tenuta della maggioranza. La crisi di giunta scoppiata lo scorso aprile e la successiva nascita del gruppo misto hanno lasciato in eredità un quadro politico segnato da numeri estremamente risicati. Una fragilità che si è manifestata apertamente durante l’ultimo Consiglio comunale, caratterizzato dall’assenza di tre consiglieri di maggioranza e dalla conseguente mancanza del numero legale, con i lavori salvati in extremis unicamente grazie alla scelta dell’opposizione di rimanere in aula. Un segnale d’allarme non indifferente in vista del voto autunnale sul Pgt, dove ogni singolo voto risulterà decisivo per evitare brutte sorprese.

 

Stop al consumo di suolo

Uno dei dati politici più rilevanti della variante è la riduzione netta del consumo di suolo, che supera i parametri richiesti dal Piano Territoriale di Coordinamento Provinciale di Monza e Brianza, permettendo ad aree in precedenza urbanizzabili di essere riclassificate ad uso agricolo e orientando lo sviluppo verso il recupero dell’esistente, concentrando la trasformazione futura sugli Ambiti di Rigenerazione Urbana e sull’Ambito di Trasformazione Strategica dell’area ex Falck senza intaccare ulteriore suolo libero. «Per rivitalizzare il cuore antico della città, la Variante introduce inoltre per la prima volta ad Arcore due strumenti operativi rivolti sia ai grandi operatori che ai singoli cittadini, consistenti nel Registro dei Diritti Edificatori per incentivare economicamente il recupero del patrimonio dismesso o critico con incrementi fino al ventesimo percento vincolati a rigidi criteri ambientali, di invarianza idraulica e bonifica, e nella possibilità di recupero dei sottotetti nei Nuclei di Antica Formazione, regolamentato da un apposito quaderno urbanistico per restituire vitalità abitativa nel rispetto delle sagome storiche», ha sottolineato l’assessore Serenella Corbetta.


Il nodo Immobiliare Idra e la partita dell’azienda agricola a Cà Bianca

Un capitolo centrale del dialogo con i grandi privati riguarda l’Immobiliare Idra, la società del gruppo Fininvest e della famiglia Berlusconi che gestisce importanti beni storici come Villa San Martino e Villa Gernetto. L’attenzione si concentra in particolare sull’azienda agricola dismessa di proprietà di Fininvest situata in zona Cà Bianca, quasi all’incrocio tra via Resegone e via Monte Cervino: un lotto nel cuore del Parco Valle Lambro, a pochi passi dal fiume, dalla ferrovia Monza-Molteno-Lecco e dalla stazione di Buttafava, e storicamente situato a un centinaio di metri da quei terreni sui quali l’ex premier sognava un tempo di realizzare gli studi televisivi al posto di Cologno Monzese. L’assessore Corbetta ha evidenziato che i rapporti con Idra sono ottimi e che la proprietà non ha avanzato alcuna pretesa urbanistica aggressiva. «Anzi, l’iniziativa è partita dal Comune, che ha chiesto a Idra la cessione del lotto facendolo rientrare in un Aca, ovvero un Ambito di Compensazione Ambientale previsto dal Pgt per interventi di riqualificazione o mitigazione ambientale, che richiede la cessione volontaria del terreno da parte del privato», ha proseguito Corbetta. L’intenzione dell’Amministrazione era di destinare quell’area, un domani, a zona feste (in sostituzione di quella di via Monte Rosa accanto al campo sportivo) o a parcheggio per la vicina stazione di Buttafava, inserendo la volumetria esistente in un apposito registro dei diritti edificatori che Idra avrebbe potuto acquisire o far atterrare altrove, come nelle volumetrie non edificate in zona cascine a Villa San Martino. Tuttavia, forte di una legge regionale che consente il recupero del manufatto agricolo trasformandone la volumetria in residenziale dopo la demolizione, Idra ha risposto alla proposta negando la cessione di quel terreno specifico. Nello spirito di massima collaborazione, la proprietà ha però individuato una serie di altri piccoli appezzamenti sparsi e collegati tra loro attorno a quella zona, per complessivi centocinquantamila metri quadrati vicini anche al fiume Lambro, proponendoli come Aca. La criticità tecnica legata alla frammentazione dei terreni potrebbe essere superata grazie a una norma del Ptcp provinciale che consente operazioni simili in presenza di un progetto sovracomunale, come un’iniziativa del Parco Valle Lambro per piste ciclabili fluviali e ciclofficine. Se l’interesse del Parco e di Idra convergerà, l’operazione potrebbe aprirsi a scenari di grande interesse ecologico e pubblico.

Il caso Rovagnati

Se l’architettura normativa del piano appare definita, l’autunno politico si annuncia rovente soprattutto per la gestione dei temi ancora in fase di dialogo con i privati. Proprio il nodo Rovagnati rappresenta uno dei capitoli più spinosi del dibattito, esploso in Consiglio comunale poche settimane fa attorno a un doppio binario urbanistico e finanziario. Da un lato, l’amministrazione si è trovata a mettere a bilancio la restituzione di ben 442mila euro all’azienda, una somma risalente al 2012 quando l’allora giunta di centrosinistra guidata da Rosalba Colombo incassò quell’anticipo sugli oneri di urbanizzazione per un futuro ampliamento dello stabilimento di via Monte Rosa per fare cassa e superare i rigidi vincoli del Patto di stabilità. Quel permesso, rilasciato nel duemilatredici ma mai sfruttato, è scaduto nel 2019 e la restituzione aveva scatenato la dura reazione dell’assessore al Bilancio Serenella Corbetta, la quale aveva definito la delibera originaria vergognosa e aveva parlato di un ricatto morale ed etico da parte dell’azienda, accusata di aver avanzato la richiesta di rimborso solo oggi in seguito a un diniego urbanistico. Dall’altro lato, a surriscaldare gli animi è stata la mossa di Rovagnati del novembre del duemilaventicinque, a pochi giorni dall’adozione della Variante, quando l’azienda ha tentato di convertire l’area industriale in un polo commerciale presentando un’istanza per realizzare una media struttura di vendita tra via Monte Rosa e via Resegone. Il progetto è stato stoppato dai pareri negativi della Conferenza dei Servizi, del Parco della Valle del Lambro e dalla Giunta, supportata da un parere legale che aveva qualificato l’intervento come nuova costruzione e non come semplice recupero, bocciandolo in base alle norme del Pgt. Per questo diniego Rovagnati (è notizia di qualche giorno fa) ha presentato ricorso al Tar contro il Comune. Parallelamente, l’azienda ha depositato una nuova osservazione alla Variante al Pgt per realizzare una media struttura di vendita su un differente lotto di sua proprietà, un’istanza su cui l’amministrazione Bono si appresta a esprimere un parere negativo visti i dati territoriali che evidenziano già una forte concentrazione di strutture commerciali simili in uno spazio molto ristretto. A questo quadro si intreccia la recente notizia del via libera alla realizzazione di un nuovo punto vendita «Eurospin» nell’area che ospitava la ex Quadreria di Berlusconi, sempre in via Monte Rosa, un’operazione che occorre tenere ben separata dai piani della Variante poiché trae invece origine dal precedente Pgt varato dalla giunta Colombo.

La parrocchia e la richiesta di edificare l’ex oratorio femminile

Un altro tema di forte impatto cittadino che si intreccia con la variante riguarda la parrocchia di Sant’Eustorgio, che ha ufficialmente avviato il percorso di alienazione dell’intero comparto dell’ex oratorio femminile compreso tra via Abate d’Adda e via Fabio Filzi. Una decisione sofferta, resa necessaria dal grave degrado in cui versano gli immobili e dai costi di manutenzione insostenibili per la Comunità Pastorale Sant’Apollinare, la cui gestione amministrativa è stata affidata alla società di consulenza immobiliare «Consulta Srl» per raccogliere manifestazioni di interesse. La valorizzazione di quest’area rappresenta un’ancora di salvezza per i conti parrocchiali, ma la riuscita dell’operazione dipende interamente dalle scelte urbanistiche di Largo Vela. La Curia milanese ha infatti chiesto all’Esecutivo di convertire l’attuale destinazione d’uso dell’area, catastalmente registrata come spazio per «Servizi», in un tessuto a vocazione residenziale e commerciale. Se le richieste iniziali della proprietà puntavano a una volumetria di circa diecimila metri cubi, le indiscrezioni indicano come più probabile una mediazione al ribasso da parte dell’assessorato all’Urbanistica di Serenella Corbetta, orientato a dimezzare quasi la cubatura per garantire un introito economico alla parrocchia senza stravolgere l’impatto urbanistico del centro. Resta inoltre da monitorare il destino della chiesetta dei primi del Novecento presente nel lotto, sottoposta a verifiche di interesse culturale che vincoleranno i futuri interventi di recupero o demolizione.