Salute e benessere

Demenza e Alzheimer, l’importanza della diagnosi precoce e della formazione ai familiari dei malati

Intervista alle dottoresse Cecilia Perin e Benedetta Tagliabue degli Istituti Clinici Zucchi di Carate Brianza

Demenza e Alzheimer, l’importanza della diagnosi precoce e della formazione ai familiari dei malati
28 Ottobre 2020 ore 12:05

In Italia circa un milione di persone, perlopiù di età avanzata, è affetto da demenza. Nel 60 per cento dei casi questa è collegata al morbo di Alzheimer. Si tratta di persone che hanno bisogno di cure e assistenza costanti per far fronte a una malattia per la quale non esistono ancora terapie efficaci. Ma la riabilitazione può giocare un ruolo fondamentale per rallentare drasticamente la progressione della malattia, migliorando la vita del paziente e della sua famiglia. Per i familiari, poi, risulta di grande importanza una formazione adeguata che aiuti ad affrontare i sintomi della malattia e riuscire a interagire con il malato nel modo migliore.

Demenza e Alzheimer, diagnosi precoce e formazione ai familiari

Gli Istituti Clinici Zucchi di Carate Brianza rappresentano certamente un centro d’eccellenza per questa tipologia di pazienti. Per comprendere meglio cosa siano le demenze e l’Alzheimer e soprattutto come affrontarle, abbiamo intervistato la dottoressa Cecilia Perin, responsabile dell’Unità Operativa Semplice di Neuroriabilitazione Cognitiva, e la dottoressa Benedetta Tagliabue, medico geriatra dell’Unità di Riabilitazione Specialistica Neurologica, che esercitano anche nel Centro per i Disturbi Cognitivi e Demenze (Cdcd) della clinica caratese.

Demenza e Alzheimer, di cosa parliamo?

Perin: “Col termine Alzheimer si identifica una malattia che ha determinate caratteristiche di sofferenza dei neuroni e del tessuto cerebrale che portano a un cattivo funzionamento del cervello. Con demenza senile ci si riferisce invece al quadro clinico, cioè ai sintomi. Posso avere una demenza non Alzheimer perché ho i sintomi di una demenza, ma non sono affetto da Alzheimer. Oggi, grazie a esami specifici possiamo distinguere la demenza dall’Alzheimer”.

Cosa succede nel cervello?

Perin: “L’Alzheimer è una malattia che porta la morte dei neuroni, le cellule fondamentali per il funzionamento di tutto il nostro corpo: quelle che ci fanno pensare, parlare, muovere. Non sappiamo ancora perché muoiono. Di sicuro sappiamo che a un certo punto il neurone non funziona più bene. Quelli morti formano delle placche, che interrompono i collegamenti tra le cellule”. 

Demenza senile, che cos’è?

Tagliabue: “Nella demenza senile possiamo trovare gli stessi sintomi dell’Alzheimer, ma non sono caratterizzati dalla medesima compromissione a livello cerebrale. Succede che per varie forme di sofferenze vascolari importanti si verificano tanti piccoli bombardamenti di alcune zone del cervello che si bucano, come se avvenissero tanti piccoli ictus”. 

Esiste una correlazione con l’età?

Perin: “L’età maggiormente coinvolta riguarda gli oltre 65 anni. C’è una prevalenza nelle donne, anche perché è legato all’età e le donne sono più longeve. Si parla di demenza pre-senile per età sotto i 65 anni: ci sono forme anche giovanili, alcune per familiarità. Per queste, però, non è sufficiente avere un genitore malato; ma se la parentela più stretta mostra una forte presenza di malati un’indagine in più va fatta. Poiché la malattia è legata all’età certamente i casi aumentano. Inoltre, ci sono una maggiore capacità di diagnosi, una maggiore sensibilità e una migliore conoscenza su questi temi”.

Come facciamo a riconoscere l’Alzheimer?

Tagliabue: “C’è una fase prodromica, detta MCI, Mild Cognitive Impairment o Disturbo Cognitivo Lieve. Corrisponde ai primi segnali di morte cellulare, ma sono talmente lievi che noi non abbiamo modo di evidenziarli con esami diagnostici, ma possiamo vedere i sintomi, che sono dei campanelli d’allarme. Episodi di perdita di memoria, difficoltà nell’orientamento, nella capacità di prendere decisioni, disturbi della parola e perdita della capacità di denominare gli oggetti. Cambiamenti che intaccano l’autonomia quotidiana. Negli anziani vengono considerati effetti della vecchiaia, mentre nei più giovani portano ad approfondire il problema”.

Ci sono altri sintomi?

Tagliabue: “La perdita di interesse, la tendenza all’isolamento sociale, spesso per non fare vedere le difficoltà che si vivono. Possono verificarsi una riduzione del peso e un rapporto complicato col cibo: ci si dimentica pure di aver mangiato. Poi arriva la perdita della memoria, soprattutto episodica, cioè non si ricorda più quello che si è appena fatto o detto. Si possono avere difficoltà nel vestirsi e o nel prendersi cura di sé, come nell’igiene personale. Fino ad arrivare a forme più gravi come non riconoscere i volti, anche quelli più cari. Nemmeno il congiunto, che viene percepito come un nemico. Ci sono inoltre disturbi del comportamento, cambiamenti del carattere, anche bruschi. Fino a deliri di persecuzione o di gelosia. I sintomi possono essere diversi e possono arrivare insieme: ogni caso è unico”.

Si accetta la malattia?

Perin: “Nella prima fase c’è la negazione e il rifiuto, poi si passa a una certa consapevolezza, vissuta con ansia, ma dura poco… Dopo non sanno più di essere malati”. Anche i parenti faticano ad accettare la malattia? Tagliabue: “Sì: c’è paura, vergogna, disinformazione, addirittura non si deve usare la parola Alzheimer davanti ai malati, ma è sbagliato. E’ invece importante coinvolgere i pazienti nella diagnosi”.

Come intervenite?

Tagliabue: “Effettuiamo una prima visita e durante il colloquio notiamo eventuali alterazioni. Si eseguono dei test neuropsicologici di primo livello, che danno l’idea della compromissione cognitiva a grandi linee. Poi vengono effettuati dei test di secondo livello più approfonditi sulle funzioni cerebrali. Facciamo anche una Tac encefalo e altri esami per poter escludere che ci siano altre cause dei disturbi. Qui a Carate Brianza abbiamo degli ambulatori dedicati gestiti da geriatri o neurologi, che prendono in carico i pazienti: vengono effettuati controlli periodici e monitorati gli aspetti cognitivi e del comportamento. Non esistono farmaci che curano la demenza ma che rallentano l’andamento della malattia. Oltre alle strategie terapeutiche puntiamo sull’aspetto di gestione e condivisione della quotidianità: cerchiamo di aiutare i familiari ad affrontare quello che succede tutti i giorni, per rendere più facile la convivenza”.

Che cos’è l’Alzheimer Cafè?

Tagliabue: “Dal 2017 abbiamo creato un’alleanza con il Comune di Carate Brianza, nello specifico con l’Assessorato ai Servizi sociali, e un’associazione locale di familiari di malati, “FeliceMente Segui l’Onda”: è nato così l’Alzheimer Cafè, un appuntamento quindicinale che si volge qui agli Istituti Clinici Zucchi di Carate, con malati e familiari, per facilitare il loro stare insieme, proporre delle attività di stimolazione per i malati, mentre i familiari seguono percorsi di formazione e informazione con esperti. Il servizio, totalmente gratuito, funzionava in presenza ma adesso è in corso un tentativo da parte dell’associazione di effettuare l’attività in modalità virtuale, attraverso piattaforma digitale tutti i martedì sera”.

L’emergenza Covid ha penalizzato i malati?

Tagliabue: “Purtroppo in questi mesi le visite sono state sospese e i centri diurni sono stati chiusi. Perdere la routine ha sviluppato peggioramenti importanti per i pazienti, soprattutto comportamentali. In realtà, gli ambulatori non sono mai stati chiusi per affrontare i casi urgenti, e adesso abbiamo ripreso in modo molto intenso. Ci siamo resi conto che chi aveva seguito gli incontri dell’Alzheimer Cafè ha saputo gestire meglio questa fase critica”.

Prevenzione, si può fare qualcosa?

Perin: “Si insiste molto sull’alimentazione: uno dei modelli migliori è la dieta mediterranea, perché dove viene seguita la popolazione invecchia con meno problemi. Le diete ricche di grassi danno maggiori fenomeni di ossidazione, che è uno dei meccanismi attraverso il quale queste degenerazioni procedono più velocemente. Come prevenzione è utile anche tenere la mente e il corpo attivi: un’attività fisica regolare ritarda l’invecchiamento”.

Affidarsi a una struttura residenziale?

Perin: “Un centro diurno, una struttura semi residenziale, favorisce il recupero della socialità e delle capacità, oltre a dare un respiro ai familiari. Poi, se la gestione in casa diventa difficile, si consiglia una struttura specializzata, anche perché stare a casa tutto il giorno a non fare nulla non serve”.

Istituti Clinici Zucchi di Carate Brianza, un’eccellenza nella riabilitazione psichiatrica e neurologica

Il presidio di Carate Brianza è dedicato alla riabilitazione in ambito neurologico, ortopedico e psichiatrico. Si colloca tra le eccellenze regionali per la sua attività nella riabilitazione delle gravi cerebrolesioni.

Nella sede, immersa nel verde, è presente un’Unità di Riabilitazione Psichiatrica e due centri residenziali per l’assistenza a chi è affetto da malattie psichiatriche, oltre a un’Unità di Cure Palliative per il trattamento dei pazienti terminali. L’Unità di Cure Palliative, oltre all’assistenza di tipo residenziale (Hospice) svolge parte della sua attività direttamente al domicilio del paziente.  

Il presidio di Carate Brianza si distingue da anni anche per il proprio qualificato e apprezzato programma di Assistenza Domiciliare Integrata accreditata con il Ssn. Si tratta di un servizio che offre visite mediche specialistiche, prestazioni infermieristiche e fisioterapiche a domicilio ed è rivolto ai cittadini per i quali l’accesso a strutture ambulatoriali è difficoltoso a causa delle loro precarie condizioni di salute.

Il servizio rappresenta un punto di riferimento sul territorio ed è una realtà unica per la sua tipologia di offerta.

Per maggiori informazioni: www.grupposandonato.it – centralino 03629861

Alla Zucchi Wellness Clinic nasce NeuroSmart Center, dedicato ai disturbi cognitivi e della memoria

Da novembre presso Zucchi Wellness Clinic di Monza sarà attivo il NeuroSmart Center, un centro dedicato ai disturbi cognitivi sotto la guida della dottoressa Cecilia Perin, della dottoressa Benedetta Tagliabue e del neuropsicologo dottor Stefano Merolla.

Si tratta di un centro unico in Brianza rivolto a tutte le persone in età adulta che hanno o che pensano di avere disturbi cognitivi o problematiche in merito alle loro capacità cognitive (ad esempio, difficoltà di apprendimento, di memoria e di orientamento), e che offre un approccio multidisciplinare dove le competenze professionali e gli strumenti di indagini vengono condivisi dai professionisti per la formulazione di diagnosi e terapie mirate.

Il Centro offrirà un’assistenza specialistica qualificata che consentirà di accedere in tempi idonei a:

  • Visite neurologiche e geriatriche
  • Valutazione neuropsicologica completa (test di memoria, attenzione, ragionamento, linguaggio, orientamento)
  • Valutazione neuropsicologica di screening (riservata solo a persone senza diagnosi o storia di visite neurologiche precedenti)
  • Valutazione per invalidità civile (pacchetto che include: visita neurologica, visita geriatrica e test neuropsicologici base nella stessa giornata)
  • Riabilitazione cognitiva individuale o di gruppo

Per informazioni e prenotazioni chiamare il call center allo 0392312521, tasto 1.

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