Scuola
Rincari anche in Brianza

Cara scuola... ma quanto mi costi

Un rientro amaro per molti genitori che devono far quadrare i conti familiari Allo zaino firmato in molti casi si opta per un modello «basic» che costa meno.

Cara scuola... ma quanto mi costi
Scuola Brianza, 03 Settembre 2022 ore 14:00

Con il rientro dalle vacanze e la riapertura delle scuole ormai alle porte è iniziata anche la corsa all’acquisto del corredo scolastico.

Cara scuola... ma quanto mi costi

Ma quest’anno comprare un semplice quaderno sembrerebbe essere diventato un lusso per pochi e una stangata per molti.
Sono infatti saliti alle stelle i prezzi di libri e materiale di cancelleria, trascinati dal marcato rialzo dell’inflazione e dalla situazione geopolitica internazionale in corso, che ha determinato maggiori costi energetici in capo alle imprese produttrici. A dirlo è proprio il Codacons, che ogni anno fornisce i dati ufficiali sul caro-scuola e le spese che dovranno affrontare le famiglie in occasione dell’avvio del nuovo anno scolastico.

I dati del Codacons

L’associazione dei consumatori ha evidenziato come alla base dei forti rincari vi sia, in primo luogo, quello sull’energia, che si traduce in bollette salatissime per le industrie cartiere e per i carburanti dei trasporti in tutta la filiera. Fenomeno che si riversa di conseguenza sui costi di produzione del materiale scolastico, portando ad un rialzo dei listini al dettaglio. A ciò si unisce la crisi delle materie prime come carta, plastica e tessili, che hanno subito sensibili aumenti nell’ultimo anno.
Insomma, gli italiani dovranno fare i conti con i rincari di astucci, diari, zaini, quaderni, penne, i cui prezzi risultano essere saliti mediamente del 7% rispetto all’anno scorso. Secondo il Codacons, inoltre, i costi totali per il corredo scolastico dell'anno scolastico 2022-2023 possono arrivare a quota 588 euro per ciascuno studente su base annua, cifra a cui va aggiunto il costo per libri di testo (tra i 300 e i 600 euro a seconda della scuola e del grado istruzione). Tirando le somme, la spesa complessiva a carico delle famiglie può facilmente raggiungere i 1.300 euro per ogni figlio.

I consigli per risparmiare

Secondo il monitoraggio condotto dall’associazione dei consumatori, per un astuccio griffato fornito di penne, matite, gomma da cancellare e pennarelli si arriverebbe a spendere fino a 60 euro. Per un diario si toccherebbero i 30 euro, mentre per uno zaino di marca l’asticella si alzerebbe fino a 200 euro.
Ma ci sono dei modi per abbattere questi prezzi da capogiro e a suggerirli è proprio lo stesso Codacons. Se si vuole risparmiare, il primo passo è quello di lanciarsi sull’usato e sul digitale, almeno per i libri di testo, e per il resto valutare bene ciò che si ha già prima di buttarlo e sostituirlo magari inutilmente con qualcosa di nuovo. Un secondo step è quello di stare alla larga dalle mode del momento, evitando i prodotti firmati da influencer, youtuber, squadre di calcio, personaggi famosi o icone dei cartoni animati, preferendo quelli non griffati, ma di qualità identica. Prodotti che, oltre ad essere a essere in assoluto i più costosi, secondo l’associazione sono anche i più gettonati tra i giovani, facilmente condizionabili dai trend lanciati dal mercato pubblicitario. Una soluzione efficace è anche quella di acquistare online o nei supermercati, dove si può arrivare a risparmiare fino al 30% rispetto alla cartolibreria, soprattutto tenendo d’occhio le offerte promozionali e i kit convenienti (una soluzione che, dall’altra parte, potrebbe però nuocere gravemente ai cartolai già alle prese con una crisi senza eguali). Il Codacons, infine, invita le famiglie a stendere una lista della spesa semplice, che comprenda solo lo stretto necessario: non serve fare scorte di cancelleria, ma acquistare solo il minimo indispensabile. Per le cose più tecniche (dal compasso ai dizionari), poi, è bene attendere le disposizioni dei professori, per evitare acquisti superflui ed eccessivi.
Seguendo questi suggerimenti sarà possibile spendere meno, risparmiando fino al 40% sulla spesa per il corredo scolastico.

La crisi della carta non risparmia nemmeno i volumi di testo

La crisi non risparmia neppure i libri scolastici, tant’è che per gli studenti delle scuole di ogni ordine e grado il rischio di iniziare l’anno con la lista dei testi incompleta è tutt’altro che remoto. L’allarme era stato lanciato già un mese fa dall'Associazione Italiana Editori (Aie) e oggi trova riscontro anche nell'Associazione Librai Italiani (Ali) aderente a Confcommercio, che ha confermato come la crisi della carta investirà in prima battuta proprio sui libri di testo. Infatti, oltre ai rincari dell’energia e dei trasporti, le case editrici hanno dovuto fare i conti con il costo sempre più salato delle materie prime, diventate ormai carenti e difficilmente reperibili. Basti pensare che solo nel corso dell'ultimo anno l’aumento del prezzo della carta ha sfiorato quota 50%. In autunno, dunque, gli studenti potrebbero rimanere senza dispense, anche a causa della chiusura estiva di tre settimane degli editori, che ha rallentato la produzione dilatando di conseguenza le tempistiche di consegna. Ciò si tradurrà in grossi ritardi per tutta la catena distributiva e per le famiglie sarà difficile trovare i volumi sugli scaffali delle librerie. Tant’è che i libri usati o in formato digitale si preparano a diventare, in molti casi, l'asso nella manica per superare (o quasi) la crisi. Tirando le somme, l'aumento dei prezzi dei testi scolastici arriverà a raggiungere il 3%, pesando notevolmente sulle tasche dei cittadini. C’è però una buona notizia: i fondi messi quest’anno a disposizione dal Ministero dell’Istruzione per il bonus libri sono il 30% in più rispetto all’anno scorso. Ben 30 milioni di euro che si aggiungono ai 103 del 2021-2022, per un totale dei 133 milioni distribuiti tra le varie regioni. Una cifra che, però, con le crescenti difficoltà delle famiglie alle prese con i rincari, potrebbe non rilevarsi sufficiente. Oltre alle risorse specifiche riservate ai ragazzi più in difficoltà, come la Dote Scuola che prevede un buono da 200 a 500 euro per libri di testo, dotazioni tecnologiche, strumenti didattici e beni e servizi di natura culturale per studenti entro 21 anni con un Isee massimo di circa 15mila euro, i presidi dei vari istituti monzesi stanno lavorando per andare il più possibile incontro alle esigenze dei propri alunni. «Anche quest’anno accoglieremo tutte le richieste delle famiglie, aiutando quelle maggiormente in difficoltà. L’anno scorso, ad esempio, abbiamo acquistato libri per i ragazzi che presentavano un Isee molto basso», ha dichiarato Elisabetta Biraghi, preside del liceo Nanni Valentini. «Già a maggio, quando abbiamo fatto le adozioni dei libri, siamo stati molto attenti a rimanere nei limiti di spesa. In alcuni casi abbiamo proposto il digitale, ma abbiamo lasciato la scelta alla sensibilità del docente», ha spiegato Eliana d’Alò, dirigente del liceo Porta. «Noi raccogliamo tutti i libri che gli ex studenti ci lasciano ad ogni fine ciclo da devolvere agli studenti più bisognosi. A questi sommiamo i libri lasciati dai rappresentanti delle case editrici in visione ai docenti- ha affermato Renata Antonietta Cumino, preside dell’istituto Olivetti – Inoltre, i fondi raccolti dal nostro Comitato vengono utilizzati per l’acquisto di divise che gli alunni possono ritirare in caso di necessità. Quest’anno, poi, abbiamo avuto anche accesso ai fondi messi a disposizione dal Rotary: sono 37 gli studenti che riceveranno 100 o 200 euro per poter acquistare libri di testo e uniformi». «Con l’autonomia scolastica c’è la possibilità di adottare libri autoprodotti, per cui è il singolo docente che fa una scelta tenendo conto del prezzo. Altri scelgono di fornire dispense e riferimenti online per attutire i costi. Un testo di riferimento, però, viene sempre dato- ha proseguito Aldo Melzi, dirigente dell’istituto Mapelli - L’obiettivo è quello di mantenere i medesimi volumi tra le classi degli stessi indirizzi, cosicché i passaggi possano essere fatti più agevolmente. Inoltre, fino a poco tempo fa l’associazione dei genitori organizzava a scuola un mercatino del libro usato. Ci stiamo organizzando per riproporlo anche quest’anno».

«Prediligiamo volumi usati e grandi magazzini»

«Certamente per noi settembre è un mese di uscite per via dell’inizio delle scuole. Per reperire i testi scolastici ci avvaliamo sempre di due canali principali: negozi di libri usati e grandi magazzini che fanno offerte sui volumi. Anche quest’anno abbiamo provveduto ad ordinare i libri a luglio e alcuni sono già in consegna. Tutti gli anni c’è stato un po’ di ritardo, vedremo come andrà quest’anno». Anche per Elena Degradi, docente e mamma di quattro figli (una bimba iscritta alla primaria, due ragazzi alle superiori e un terzo all’università), come per moltissime altre famiglie, si prospetta mese di fuoco per quanto riguarda i costi legati all’istruzione. Per attutire le spese, Elena sceglierà di acquistare il corredo scolastico dei propri figli nei gradi magazzini, mentre per i libri prediligerà l’usato. «Per il materiale scolastico, di solito vado nei grandi magazzini la settimana prima dell’inizio della scuola. Per le elementari seguo l’elenco dato dalle maestre, mentre per le superiori aspetto le indicazioni degli insegnanti date nei primi giorni di scuola- ha spiegato- Sostengo ci sia una componente educativa fondamentale nell’acquisto del corredo scolastico che contribuisce ad eccedere con le spese: stiamo abituando i ragazzi ad avere tra le mani i cellulari all’ultima moda, astucci e zaini vistosi e firmati, ma per fare gli studenti non serve materiale costoso e di marca». E parlando nello specifico dei libri, da insegnate Elena conosce bene l’iter legato alla scelta dei testi fatta dalle scuole, con tutte le accortezze del caso per andare incontro alle famiglie. «I docenti cercano di adottare i volumi didatticamente più validi. Non si scelgono i libri più cari e non si hanno nemmeno vantaggi a farlo. Anzi, a volte dobbiamo optare per quelli meno costosi con l’obiettivo di stare entro il tetto di spesa, magari a scapito del loro valore didattico. A mio parere, il problema dei costi potrebbe essere risolto solo con un intervento serio da parte dello Stato, che dovrebbe dare contributi economici a tutte le famiglie, modulati sia per fasce di reddito che per numero di figli».

«Libri, mensa e sapone: far studiare i nostri figli è davvero un’impresa»

Le tasse di iscrizione, i libri e la mensa. Ma pure il sapone, la carta igienica e le mascherine.
Sono tanti i costi che papà e mamme dovranno affrontare per poter mandare i propri figli a scuola. A raccontarlo sono Maurizio Loria e Ilaria Salvi, giovane coppia di 40enni residente nel quartiere San Donato a Monza. A dover tornare dietro ai banchi saranno infatti i loro quattro figli Irene, 17 anni, Francesco, 14 anni, e i gemelli Alessandro e Margherita, di 9 anni. I primi rispettivamente in quarta e prima superiore, i secondi alle elementari.
«Certo non è per nulla facile ma le spese da mettere in preventivo sono tante - hanno spiegato - Per Irene e Francesco c’è la tassa di iscrizione, di circa 100 euro a testa, oltre al contributo volontario per l’ampliamento dell’attività didattica (che serve per le attività aggiuntive), di altre 150 euro circa a studente. Lo stesso contributo in misura di poco inferiore dovremo pagarlo anche per Alessandro e Margherita, per i quali dovremo saldare anche il costo della mensa. Che ormai ha superato i 5 euro a testa al giorno. A fronte oltretutto di una netta riduzioni delle proporzioni (con l’avvento del Covid e la distribuzione del pranzo può avvenire solo “al sacco”).
Per i libri la coppia ha invece messo in conto 300 euro a testa, ai quali bisognerà aggiungere l’acquisto per il materiale scolastico per iniziare, circa 100 euro a testa. «In questo caso meglio puntare su prodotti di qualità, altrimenti durante l’anno finisce che si spende molto di più».
Infine la coppia dovrà pensare agli abbonamenti per i mezzi pubblici di trasporto e alla carta igienica e al sapone per i due gemelli alle elementari.

Soldi, molti soldi. Che incidono parecchio sul bilancio della famiglia monzese. «Entrambi lavoriamo ma le spese da affrontare non sono certo indifferenti. Restiamo in attesa di sapere se dovremo farci carico, così come da due anni a questa parte, anche delle mascherine. Non ci sono aiuti dal Governo. L’unica possibilità è sperare nei materiali che alcuni ipermercati, con le raccolte punti, donano alle scuole. Come le lavagne luminose».

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