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Da 150 anni insegna la libertà, auguri allo Zucchi

Lo storico liceo intitolato a Bartolomeo Zucchi (colui che lo rese luogo di istruzione) esiste dal 1871. Tante le iniziative per celebrarne la storia.

Da 150 anni insegna la libertà, auguri allo Zucchi
Scuola Monza, 15 Gennaio 2022 ore 14:00

E’ un calendario di eventi ricchissimo quello messo in piedi per i 150 anni del liceo Zucchi. Era infatti il 1871, solo 12 anni anni dopo l’istituzione della scuola pubblica con la legge Casati, quando la scuola di piazza Trento e Trieste diventava civico ginnasio. Inaugurando uno spazio educativo e culturale che negli anni è diventato una vera e propria istituzione a Monza e non solo.

Da 150 anni insegna la libertà, auguri allo Zucchi

Il prologo della lunga parabola del liceo nel 1630 quando l’abate Bartolomeo Zucchi destinava le sue ricche proprietà alla Compagnia di Gesù per aprire una scuola di Grammatica, Umanità e Retorica per i giovani meritevoli e bisognosi della sua città. Nel 1729, poi, l’apertura del Collegio di Santa Maria degli Angeli nell’omonima chiesa fondata dallo Zucchi ove la Compagnia, soppressa nel 1773,  continuava la sua conduzione didattica fino al 1833 grazie a Maria Teresa d’Austria. Quest’ultima aveva infatti scorporato il lascito Zucchi per evitare che il Collegio chiudesse.

Erano stati infine i Barnabiti, subentrati ai Gesuiti, a costruire verso il 1840 un’altra ala dell’edificio, oggi occupata dalla clinica Zucchi. Facendo del Collegio di Monza uno dei più prestigiosi e grandi della Lombardia con programmi che contemplavano oltre agli studi classici anche anche matematica, geometria, fisica, biologia e teologia. Richiamando fra i suoi banchi studenti illustri quali il  poeta milanese Carlo Porta, il letterato Gerolamo Tiraboschi, Pietro Verri e il patriota Emilio Dandolo.

Un luogo di formazione che non ha mai perso fascino

Da allora, lo Zucchi non ha mai perso il suo fascino. E nemmeno la nomea di luogo di formazione fra i migliori del Belpaese. Ragione per la quale, ormai da diversi mesi, un comitato apposito guidato dalla professoressa Gisella Turazza si sta occupando del calendario di eventi celebrativi legati all’importante anniversario: «L’idea è quella di mettere in luce le diverse competenze che hanno accompagnato la storia della formazione nelle nostre aule con una serie di appuntamenti aperti a tutta la cittadinanza - ha spiegato - In veste di conferenzieri abbiamo già avuto il noto teologo padre Giuseppe Barzaghi, ex zucchino, il grecista Giuseppe Zanetto che allo Zucchi è stato docente, e poi Fabio Gavazzi e Cristina Cattaneo che hanno presentato un bellissimo lavoro sulla memoria e l’identità attraverso lo studio delle ossa dei migranti (allo Zucchi è attivo anche un indirizzo di potenziamento scientifico - biomedicale). A dicembre al Binario 7 abbiamo infine inaugurato la mostra fotografica "L’essenziale è invisibile agli occhi". Ora gli appuntamenti continueranno fino all’1 aprile, quando finalmente si aprirà la Notte Bianca, un’iniziativa che negli ultimi anni è diventata imprescindibile rispetto al nostro programma. In particolare il 17 febbraio alle 18,30 in Aula Magna si terrà la lettura scenica «Andromeda di Euripide» mentre il 23 febbraio, sempre alle 18,30 in Aula Magna, sarà il politologo Lorenzo Ornaghi a guidare la conferenza “Perché la cultura ha bisogno di noi?”».

La Notte Bianca

E proprio la Notte Bianca promette di mettere in risalto la vastità dei saperi cui il liceo monzese ha sempre guardato: si va dalle letture dantesche alla messinscena delle tragedie classiche curate dal laboratorio Koralion, la compagnia zucchina di teatro antico coordinata dal regista Silvano Ilardo e dalla professoressa Emanuela Gravina, grande vanto dell’istituto, fino ovviamente alle esibizioni musicali che anticiperanno il Maggio Musicale monzese. Dove, manco a dirlo, la sezione musicale del liceo istituita 10 anni fa (altro anniversario degno di nota) la farà da protagonista.
A riprova del sapiente mix di trasmissione culturale e attenzione pedagogica che il liceo è riuscito a mettere insieme nel corso della sua lunga storia (non è un caso che “Il Bartolomeo”, il giornale d’istituto, venga stampato ininterrottamente da ben 30 anni). Insegnando a intere generazioni di giovani (e non solo) la libertà di pensiero e quelle virtù e quelle conoscenze necessarie affinché non si finisca “a viver come bruti”.

Il grembiule, le verifiche e il Castelli

Il grembiule nero per tutti, le interrogazioni a tappeto quotidiane e l’esame di ginnastica. Ma pure i panini buonissimi venduti dal portinaio e per le ragazze un giorno libero al mese per «indisposizione».

E’ il racconto di un liceo ove la disciplina (ferrea) contava più di ogni altra cosa quello ricordato dal maestro delle tradizione monzese Felice Camesasca e da Mira Meregalli, sorella della celebre signora del corteo monzese Ghi, studenti dello Zucchi rispettivamente negli anni ‘40 e ‘60.

«Le classi erano molto numerose, le femmine con indosso il grembiule nero e i maschi con la cravatta, e quando arrivavano gli insegnanti ci si alzava tutti in piedi - ha raccontato Meregalli - Ogni mattina facevano scorrere il dito sul registro e ci interrogavano, senza preavviso. Ne ricordo diversi, ognuno con le sue peculiarità: Bernasconi, che estraeva dalla borsa con un gesto teatrale un foulard colorato e che agitava mentre spiegava, Terraneo, che chiamavamo “Pisolo” perché faceva dormire, De Nicolò, che guidava una Fulvia coupé col cuscino sotto il sedere e che indossava occhiali da sole durante i compiti in classe per non farci capire ove fosse rivolto il suo sguardo, e poi Valentini, autore dei libri di testo su cui tutti abbiamo studiato, e i coniugi De Flaviis che insegnavano educazione fisica».

Gli aneddoti

Numerosi gli aneddoti raccontati dalla monzese: «Per la merenda ci affidavamo al portinaio Castelli, che ci vendeva ottimi panini mentre ginnastica la facevamo alla Forti e Liberi, con tanto di esame finale. Noi ragazze però eravamo fortunate: una volta al mese avevamo diritto a saltare la scuola per “indisposizione”».
A scuola si andava anche di pomeriggio e a parte qualche festicciola con i compagni per gli zucchini di allora gli svaghi erano pochissimi. «I momenti divertenti non mancavano - ha aggiunto Meregalli - Una volta due miei compagni avevano preparato un risottino in classe con un fornelletto di fortuna. Un'altra volta avevano ospitato in classe alcuni amici spacciandoli per nuovi allievi durante l'ora di chimica tenuta da una supplente».
Anche per Camesasca i ricordi legati agli anni trascorsi nel liceo di piazza Trento e Trieste sono vivissimi: «Tanto studio e disciplina, erano questi i cardini su cui si fondava l’istituto - ha concluso - C’è un insegnante che non ho mai dimenticato, è don Luigi Agostini: per anni non non ho mai capito se fosse fascista o meno».

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