No a qualsiasi forma di schedatura politica e tutela della libertà d’insegnamento. E’ la richiesta contenuta in una lettera sottoscritta da una trentina di docenti dell’istituto Levi di Seregno, dopo la recente diffusione in varie scuole italiane (ma non brianzole) di un questionario per “raccogliere informazioni sulle opinioni politiche degli insegnanti”.
La lettera dei professori
Il questionario distribuito agli studenti è promosso da Azione studentesca per conoscere l’efficienza della scuola italiana: una delle domande, però, chiede espressamente “quali professori fanno propaganda di sinistra”, spiega Federica Sgherzi, docente di Italiano e Storia al Levi, promotrice insieme alla collega Argentina Losurdo della lettera, destinata al ministro dell’Istruzione e del merito. I professori esprimono “ferma contrarietà” ai questionari, “un fatto di estrema gravità, non solo per il clima intimidatorio che generano, ma perché richiamano pratiche di schedatura ideologica che la storia del nostro Paese ha già conosciuto e che l’ordinamento repubblicano ha esplicitamente ripudiato”. Un atto che “viola apertamente i principi fondamentali della Costituzione”.
“La scuola luogo di confronto libero”
Nella lettera si sottolinea che “la scuola pubblica è luogo di pluralismo culturale, confronto libero e rispettoso, nonché di educazione al pensiero critico”. Anche nello Statuto degli studenti “è garantito il pluralismo ideologico, ma è difficile parlare di questi argomenti con gli studenti perché si rischia di essere incasellati come fascisti o comunisti e di polarizzare il contrasto – aggiunge Sgherzi nella spiegazione dell’iniziativa – Il nostro compito è insegnare la storia, non fare propaganda”.
Il richiamo ai principi costituzionali
Qualsiasi iniziativa per classificare o valutare gli insegnanti per le loro opinioni politiche “è incompatibile con i principi costituzionali” , scrivono gli insegnanti e “non è ammissibile nella scuola”, che “non può e non deve diventare terreno di intimidazione, controllo ideologico o delazione. Ogni tentativo di ridurla a spazio sorvegliato e polarizzato costituisce un attacco diretto alla democrazia”. Al ministro la richiesta “di prendere posizione in modo netto” contro l’iniziativa del collettivo in alcune scuole italiane: “E’ necessario un risveglio di coscienza collettivo: il silenzio e la minimizzazione rischiano di legittimare derive incompatibili con uno Stato democratico”.