Era solo questione di tempo. Perché dopo le panchine collezionate a inizio stagione, l’esordio in Serie A non poteva che essere il naturale proseguimento di un percorso straordinario. E meritato.
Dall’oratorio alla Serie A
L’anno è iniziato come meglio non avrebbe potuto per Matteo Lavelli, 19 anni, stellina di Villanova (frazione di Bernareggio) e da oggi anche dell’Inter, che proprio domenica sera, alla prima uscita del 2026 dei nerazzurri, ha debuttato in massima serie nella sfida vinta contro il Bologna. Una decina i minuti giocati da Lavelli, ma tanti sono bastati per coronare un piccolo grande sogno. A permettergli di realizzarlo, mister Cristian Chivu, che lo ha allenato nelle passate stagioni nel settore giovanile e conosce molto le potenzialità del suo gioiellino. Il tecnico ha infatti seguito passo dopo passo la crescita dell’attaccante brianzolo e da quest’anno, da quando cioè siede sulla panchina della prima squadra, ha deciso di convocarlo e aggregarlo con i grandi spesso e volentieri per iniziare a inserirlo nei meccanismi (tattici, ma ancor prima mentali) della squadra. E, come detto, l’esordio era solo questione di tempo.

Matteo Lavelli debutta con la maglia dell’Inter
Minuto 82 e spiccioli del posticipo. L’Inter è in pieno controllo della partita e conduce per 3 a 0. Chivu (su suggerimento di Lautaro Martinez, da poco uscito) decide che quello è il momento di far entrare Lavelli. In campo e nella storia. Lui si alza dalla panchina e si scalda; si toglie la pettorina e con il numero 53 sulla schiena si avvicina al Quarto uomo. A lasciargli posto è Marcus Thuram, autore della terza rete. Anche lui sorride mentre si avvicina senza fretta al cambio: sa che è il momento giusto per dare spazio al talentino e fargli respirare l’atmosfera delle grandi occasioni. E infatti così è. Al suo ingresso San Siro esplode in un boato. Lavelli trattiene l’emozione e si butta in avanti per affiancare Pio Esposito, classe 2005 e anche lui prodotto delle Giovanili nerazzurre, in un tandem che profuma di futuro per l’Inter.
“Me la sono goduta al massimo”
In campo c’è oggettivamente tempo per fare poco: qualche tocco, qualche sportellata con i difensori, ma niente di più. Il Bologna trova anche il gol della bandiera subito dopo, ma poco male, perché non rovina il debutto del giovane bernareggese. Che ai microfoni dei giornalisti, a fine partita, si lascia andare:
“Ho provato a fare del mio meglio, sono entrato in campo con il risultato di 3-0 ma non è mai facile quando ti trovi in una situazione nuova come questa – le dichiarazioni rilasciate a Inter.it al triplice fischio – Il mister mi ha parlato prima dell’ingresso in campo, mi ha detto che non sarebbe cambiato molto dalle partite che mi trovo a giocare di solito, soltanto che gli avversari sarebbero arrivati più forte ma che dovevo fare quello che sapevo fare, e potevo farlo bene. Per me è stato bellissimo, da interista, debuttare a San Siro: me lo sono goduta al massimo. I compagni? Prendo spunto da tutti gli attaccanti, sono dei campioni, posso imparare tanto da loro”.

L’inizio di un sogno, la fine di un incubo
Per il giovane (che in carriera, partendo da terzino, ha vestito anche le maglie di Vibe Ronchese, Monza e Renate) non è solo l’inizio di qualcosa di grande, ma anche la fine di un incubo. Lo scorso anno aveva combattuto una partita più importante e ben più tosta contro una meningite che lo aveva colpito all’improvviso e che per poco non lo aveva sopraffatto. Invece, a distanza di qualche mese, era tornato in campo per una scalata che lo ha visto protagonista. Under-18 e Primavera, poi la Serie C con la Under-23 (dove milita attualmente); nel mezzo anche qualche apparizione in Europa nella Youth League, la Champions giovanile. Ora l’esordio in Serie A. E un nuovo capitolo tutto da scrivere. Non male per un ragazzo con la testa sulle spalle che ha iniziato la propria carriera tirando i primi calci in oratorio.