Testimonianza

Il viaggio della volontaria Adele Brugora in Terra Santa: “C’è voglia di pace e fraternità”

Tra i momenti più significativi c’è stata l’udienza con il cardinale Pierbattista Pizzaballa, patriarca di Gerusalemme.

Il viaggio della volontaria Adele Brugora in Terra Santa: “C’è voglia di pace e fraternità”

La voglia di poter ritrovare la normalità a casa propria che il conflitto ha cancellato, l’impegno nel nome della fratellanza, il desiderio di pace della gente comune. Tutto questo ha segnato il viaggio di Adele Brugora, volontaria residente a Desio per la  Scuola d’italiano per stranieri e impegnata nel sociale e in parrocchia.

 

Gli incontri sul campo e l’udienza con il cardinale Pierbattista Pizzaballa

A fine 2025 è tornata con un gruppo dell’Azione Cattolica Ambrosiana, nei luoghi santi già visitati in passato, ma che oggi si presentano ben diversi. La desiana è partita con un gruppo di diciassette persone, dei Comuni della zona. Tra i momenti più significativi c’è stata l’udienza con il cardinale Pierbattista Pizzaballa, patriarca di Gerusalemme; la volontaria ha particolarmente apprezzato pure l’incontro con i beduini, con le suore comboniane e con gli attivisti dell’operazione Colomba nei villaggi della Cisgiordania,  volontari che vegliano nei villaggi dei palestinesi per fare in modo che possano dormire la notte, controllando che i coloni israeliani non entrino nelle loro proprietà a rubare il bestiame o a incendiare le auto e le stalle.

“Avevamo conoscenza di una suora e di un tecnico di laboratorio palestinesi, due persone di Betlemme. E’ stato bello stare con loro;  abbiamo potuto visitare i luoghi sacri, ma anche i villaggi, tessere relazioni e dialoghi con le persone del posto. Siamo stati a  casa di Michael, con cui c’era un contatto dai viaggi precedenti, abbiamo passato del tempo con lui e con i suoi famigliari. Lui parla italiano avendo frequentato l’università a Matera ed è anche responsabile del gruppo Scout che ogni anno accende la fiamma della pace nella grotta della Natività a Betlemme”.

L’assenza di turisti: il grido d’aiuto dei negozianti

La comitiva è rimasta particolarmente colpita dalla mancanza di turisti:

“E’ stato anomalo entrare a Betlemme nella chiesa della Natività, o a Gerusalemme al Santo Sepolcro o  nelle moschee e vedere l’assenza di persone. Ho trovato vuoto  rispetto al solito anche l’aeroporto di Tel Aviv. Ci ha impressionato trovarci davanti ai  suk di Betlemme, Ebron o Nazaret e vedere i  negozietti che vivono di turismo chiusi. Per loro è difficile andare avanti. Per questo servono aiuti”.

“Vogliamo normalità”, l’impegno per il reinserimento educativo e sociale

L’Azione Cattolica ha avviato la campagna “Cometa di Betlemme” per dare un sostegno alla popolazione e fare in modo che gli studenti  possano andare a scuola.

“La gente del posto, israeliana o palestinese, ha voglia di normalità, di pace;  non bisogna confondere la direzione politica ai vertici con quello che desidera la gente comune, vuole  andare a scuola, avere l’acqua e le cose di tutti i giorni.  ‘Voglio che i nostri figli vadano a scuola’ o ‘vogliamo vivere nelle nostre terre una vita normale’. Così si sono rivolte a noi le donne del villaggio dei beduini”.

Particolarmente intenso l’incontro con il cardinale Pizzaballa, con cui il gruppo ha avuto un’ora e mezza di colloquio: “Ci ha ricevuto ed è una persona molto alla mano. Questo non è scontato. Il suo è un grande lavoro per mantenere un equilibrio e il dialogo aperto con tutte le parti in causa.  Abbiamo risposto al suo invito ai fedeli di tornare in Terra Santa, ci ha parlato dell’importanza del restare qui e di mantenere le relazioni con le persone. Ci ha fatto riflettere”.

Divieti e soprusi non sono un limite: la lotta continua

La quotidianità è complicata, le differenze sono evidenti.

“Chi ha un’auto con targa palestinese non può circolare in territori israeliani, c’è un muro che divide i due popoli, e la gente è stanca di questi soprusi che vengono dall’alto. Nell’esercito israeliano, d’altra parte, ci sono soldati giovanissimi. Anche loro hanno paura, ma devono obbedire, perché per loro è un obbligo”.

Per Adele Brugora resta la speranza di pace, in chi si adopera per raggiungere un obiettivo che sia positivo per le popolazioni:

“Speriamo perciò in questi gruppi che portano avanti con forza il dialogo, speriamo negli irriducibili della pace, che con insistenza perseguono questo obiettivo- rimarca – Sono tante le storie di chi non si arrende alla guerra di Israele e Palestina; anche riportare i turisti è un aiuto a queste popolazioni ed è un deterrente. Speriamo in chi con coraggio continua a lavorare per un dialogo di fraternità”.