Un solido legame di amicizia, la voglia di condividere esperienze intense e il desiderio di fare del bene: tre fili che si intrecciano, andando a comporre la trama della bella storia di Adriano Cairoli, residente a Mariano Comense ma di Lentate sul Seveso di nascita e nel cuore, e Luigi Bergamaschi, detto «Aga», di Bollate.
Le imprese benefiche di due amici
Entrambi classe 1955, ex compagni di classe al Collegio De Amicis di Cantù e ora in pensione, insieme hanno portato a termine tre avventure che sono diventate tre libri, il cui ricavato è già stato o sarà devoluto in beneficenza. La prima impresa, 1.300 chilometri in bicicletta dalla Brianza a Wroclaw, in Polonia, l’avevamo già raccontata nel 2021, spiegando anche che il ricavato del «Diario semiserio di un viaggio», in cui sono stati condensati racconti, aneddoti ed emozioni di quei giorni, era stato devoluto alla Lega del Filo d’oro di Osimo (Ancona).
Due tracciati del Cammino di Santiago
Ma la pedalata è stato solo il punto di partenza di un percorso che ha portato i due storici amici a raggiungere altre due tappe, stavolta a piedi: la parte francese del Cammino di Santiago, nel settembre 2022, e due anni dopo, nel 2024, il più impegnativo Primitivo. Il primo, da Saint Jean Pied de Port in Francia a Santiago de Compostela in Galizia, ha portato Cairoli e Bergamaschi a macinare circa 800 chilometri in 32 giorni attraverso le città spagnole di Pamplona, Burgos e León, ammirando le bellezze del paesaggio ma soprattutto mettendosi a tu per tu con le loro anime.
“Un modo per metterti a tu per tu con te stesso”
«L’idea era nata da Aga e io gli avevo promesso che lo avrei accompagnato se lui fosse prima venuto con me in bici in Polonia», spiega Cairoli, che poi aggiunge, rivolgendo un sorriso divertito all’amico: «Anche se alla fine a pedalare sono stato solo io, perché lui per un problema alla gamba non poteva sostenere troppi sforzi». E alla domanda «Perché avete deciso di farlo?», ammette di fare fatica a rispondere: «Forse perché il Cammino ha il pregio di far dimenticare le ragioni che ti hanno spinto a intraprenderlo».
Una strada che, coi suoi tratti pianeggianti e le salite, punti più semplici alternati a quelli più impervi, non è altro che una metafora della vita, un pellegrinaggio in cui la meta, più che fisica, è spirituale. Un viaggio che si può fare in compagnia, ma in cui alla fine rimani solo con te stesso, mettendoti alla prova.
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Dal primo Cammino di Santiago è nato “Solitudine condivisa”
Ecco perché il volume che ne è nato si intitola «Solitudine condivisa», un ossimoro che ben esprime le dicotomie e le contrapposizioni che fanno parte del percorso, fatto di fatica, sudore, momenti di scoraggiamento, ma anche di gioia pura, soddisfazioni e un senso di pienezza una volta arrivati al traguardo.
«Le trasformazioni fisiche non sono niente rispetto alle metamorfosi spirituali – raccontano i due “vecchietti”, come si definiscono – All’inizio pensi moltissimo, non hai i soliti punti di riferimento, l’immensità che ti circonda e i grandi spazi favoriscono una forma particolare di introspezione: alla fine sei solo con te stesso. Ma la solitudine è un po’ come la felicità: riprendendo la celebre frase del film “Into the wild”, “è reale solo se condivisa”. Per vivere una vita felice e piena dobbiamo arricchire quella degli altri».
Il ricavato è andato alla Fondazione Oncologia del Niguarda
E anche se sul Cammino di Santiago è stato scritto di tutto e di più, «e recentemente si è aggiunto anche il film di Checco Zalone, abbiamo voluto tradurre in parole e immagini la nostra esperienza, realizzando un diario ricco di informazioni utili per chi vuole intraprendere il percorso». Il ricavato della vendita delle copie di «Solitudine condivisa», circa 7mila euro, è stato destinato alla Fondazione Oncologia dell’ospedale Niguarda.
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Il Cammino Primitivo è diventato un libro fotografico a favore del Maria Letizia Verga
E siccome la voglia di mettersi in gioco e di fare del bene per Aga e Adriano è inesauribile, i due si sono rimessi in marcia (con i piedi ma anche con il cuore) e hanno intrapreso il Cammino Primitivo, il più antico itinerario di pellegrinaggio che collega Oviedo, Lugo e Santiago. Trecento chilometri in 16 giorni che sono diventati le circa cento pagine del libro fotografico «El Camino es el destino», che prossimamente verrà presentato al bar «Bisc» di Lentate. In questo caso la somma raccolta verrà devoluta alla Fondazione Maria Letizia Verga per la cura della leucemia infantile. Emblematica la foto scelta per la copertina: un murale alla periferia di Oviedo che rappresenta la dualità tra bellezza e dolore, che coesistono e danno senso alla vita.
«Ci abbiamo messo del sentimento e tanto cuore, scegliendo le immagini più significative valorizzate dalla grafica accattivante realizzata da Fiorella Radice – concludono – Le foto sono il nostro sguardo, catturano quei dettagli che ci hanno colpito e ci sono rimasti impressi, facendoci riflettere. Il Cammino, così come la vita, ti costringe a fare i conti con la solitudine, le gioie e le paure, mettendo a nudo chi sei».