Appuntamento

Davide Van De Sfross arriva ad Arcore

Martedì 10 al Teatro Nuovo di Arcore. L'intervista al cantautore

Davide Van De Sfross arriva ad Arcore

Martedì 10 marzo farà tappa al Teatro Nuovo di  Arcore il “Davide Van De Sfross & Folkestra 2026”, il nuovo ambizioso progetto di Davide Van De Sfross con tante date già sold out, che vedrà il cantautore, chitarrista e scrittore protagonista nei teatri più belli del Nord Italia, e non solo, per la prima volta con una piccola orchestra che affiancherà alcuni dei suoi storici musicisti. Una nuova veste per le sue ballate, una dimensione più intima e allo stesso tempo orchestrale dove folk e sinfonia si incontrano mantenendo intatta l’anima poetica di Davide.

L’intervista

– Davide, hai sdoganato il dialetto laghé portandolo a Sanremo nel 2011, è il tuo marchio di fabbrica. Dopo tanti anni di carriera senti che il pubblico più giovane lo percepisce ancora come un simbolo di identità o invece lo immagina come qualcosa di esotico?

“Ho sempre trovato il mio dialetto una lingua interessante dal punto di vista culturale e antropologico perché spiega in maniera diretta le storie che ho deciso di raccontare, inoltre anche dal punto di vista della metrica è uno strumento eccezionale perché offre maggior flessibilità ritmica. A me l’hanno trasmesso gli anziani e tuttora nei paesi si parla dialetto. In un’epoca in cui l’italiano subisce delle forzature specialmente nel linguaggio social e giornalistico, portare avanti la tradizione dialettale mi permette di notare che anche i giovani e i giovanissimi ascoltano queste canzoni, perché permettono loro di rispolverare una lingua che hanno sempre sentito in casa. Poi magari non lo parlano per la paura di sbagliare la pronuncia perché qui sono impietosi, se sbagli dicono “parla l’italiano che l’è mej”. Vedo che i giovani vogliono salvare una lingua che stiamo perdendo”.

– Le tue canzoni sono popolate da personaggi incredibili a metà tra realtà e leggenda. C’è qualcuno che hai incontrato di recente che ti ha fatto pensare “questo finirà in un mio pezzo”?

“Mi capita di frequente perché i temi delle mie ballate vengono ispirati dal vivere quotidiano in paese o dai racconti degli anziani, che narrano con la verità e la sagacia della terminologia dialettale. E’ nei loro racconti che ci sono le uova che, una volta dischiuse, possono diventare una storia e quindi una canzone. Nella canzone non importa la veridicità, quando un personaggio diventa mito, la figura mentale si può anche allontanare dalla cronaca vera”.

– Cosa c’è nella tua playlist attuale?

“Le mie playlist sono sconfinate, fino a 96 ore e contengono tutta la storia degli ascolti da quando ero bambino ad adesso: canzoni classiche, folk, country. Sono tantissimi pezzi e devono girare casuali come se fossero in radio. Poi ho delle playlist di Jazz e di musica da meditazione, in particolare l’artista più ascoltato è Avi Adir, un misto di suoni sufi, di flauti orientali, una musica molto morbida che mi accompagna in tanti momenti della giornata e mi aiuta a svuotare la mente dai pensieri di sottofondo, mi “equalizza”.

– Hai scritto una bellissima canzone sul rugby “grazie ragazzi”, dove hai saputo descrivere, come se fossero dipinti, le azioni e i sentimenti del campo. Se dovessi paragonare a una squadra di rugby l’esperienza con la tua band e la Folkestra, che ruolo avresti?

“Potrei essere un mediano di mischia, se vediamo il palco come una mischia: sono centrale e ai miei lati le ali sono il violino da una parte e dall’altra la chitarra elettrica; dietro i piloni sono la batteria e il basso. In questa nuova esperienza con la Folkestra formata da violini, viole violoncello e fiati abbiamo dietro un ammasso di gente che forma seconda e terza linea, che fanno sostegno. Per cui ciò fanno i piloni e i flanker si impasta con il mio testo e la mia chitarra”.

Sul palco con gli Alpini di Arcore

La serata di martedì vedrà esibirsi sul palco del Nuovo, insieme all’artista e alla Folkestra,  anche il Coro A.N.A. “Lo Chalet” del Gruppo Alpini di Arcore, una realtà corale che da anni tiene viva con passione la tradizione dei canti alpini e popolari.