Una ferita ancora aperta

7 luglio 2001 – 7 luglio 2026: venticinque anni fa il tornado che mise in ginocchio il Vimercatese

Dalla furia dei 300 km/h su Arcore, Concorezzo e Usmate alle storiche visite istituzionali. Oggi il territorio ricorda le ferite e celebra la rinascita attraverso le tradizioni dei residenti di via D'Antona, ad Arcore, e la celebrazione della rinascita dell'azienda Unimec di Usmate Velate

7 luglio 2001 – 7 luglio 2026: venticinque anni fa il tornado che mise in ginocchio il Vimercatese

Sono trascorsi 25 anni esatti da quel maledetto giorno: un compleanno che, certo, nessuno avrebbe voluto festeggiare. Per la Brianza Est, il 7 luglio 2001 resta una data scolpita nella memoria collettiva, una ferita profonda che il tempo riesce a rimarginare solo in parte. Tanti ricordano dov’erano e cosa stavano facendo quella mattinata che ha sconvolto i territori di Arcore, Concorezzo e Usmate Velate. Oggi ricorre il 25° anniversario da quel sabato mattina, quando un mostro di vento e grandine si abbatté con furia inaudita sul nostro territorio, lasciando dietro di sé una scia di distruzione che la nostra terra non dimenticherà mai.

Quei dieci minuti di terrore puro

Era una calda ed umida mattinata, quella di sabato 7 luglio 2001, quando un’alternanza di sole e di nuvole salutava il risveglio degli abitanti del quartiere di via Grandi a Bernate, in periferia nord di Arcore, che iniziavano come ogni giorno le loro consuete attività. Poco prima dell’ora di pranzo un rapido ma violento temporale, accompagnato da grossi chicchi di grandine, s’era abbattuto sulla città non provocando, però, particolari danni.

Ma il peggio doveva ancora arrivare. Poco dopo le 12  il cielo sopra il Vimercatese cambiò improvvisamente colore, facendosi di un nero innaturale. Poi, il boato e il terrore ancora scolpito negli occhi di chi oggi ha ancora la fortuna di poter raccontare quegli interminabili attimi.

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Il tornado, la devastazione

In pochissimi minuti si generò un vero e proprio tornado classificato come F3 sulla scala Fujita, con venti che sfiorarono e in qualche momento superarono i 300 km/h. Una colonna d’aria impazzita che squarciò il territorio lungo una striscia di circa 10 chilometri di lunghezza e 500 metri di larghezza. Il “mostro” polverizzò tutto ciò che incontrò sul suo cammino in meno di un quarto d’ora: tetti delle abitazioni, aziende e strade.

Il dramma di Concorezzo e il miracolo dei sopravvissuti

I numeri di quel bollettino di guerra, a rileggerli oggi, mettono ancora i brividi: oltre 90 feriti, circa 150 sfollati e 400 miliardi di lire di danni (pari a centinaia di milioni di euro odierni) tra aziende distrutte, tetti divelti e infrastrutture abbattute.

Uno degli scenari più drammatici si registrò nella zona industriale di Concorezzo, in particolare nelle vie Del Commercio, Del Lavoro e Brodolini, dove il tornado si formò e colpì con durezza millimetrica. Lì dominavano solo desolazione e uno spaventoso silenzio.

Davanti a quel disastro, la risposta delle istituzioni fu immediata. Davanti a una piccola folla di giornalisti e lavoratori, arrivarono per un sopralluogo i vertici della politica e dell’economia di allora: il presidente della Regione Lombardia Roberto Formigoni, il presidente di Confindustria Antonio D’Amato, e lo stesso Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, che visitarono gli imprenditori colpiti promettendo aiuti concreti e fondi per la ricostruzione.

L’assenza di vittime fu un vero miracolo

Se la devastazione fu totale, l’assenza di vittime fu un vero e proprio miracolo. Essendo un sabato di luglio, molte fabbriche erano vuote. In alcune realtà, tuttavia, il pericolo fu reale: tra i capannoni ridotti a un cumulo di macerie ci fu anche quello della “Unimec” di Usmate Velate, dove in quegli attimi interminabili di terrore si trovavano proprio il titolare e alcuni dipendenti, usciti miracolosamente incolumi.

Il ricordo commosso dell’ex sindaco di Arcore Antonio Nava

A gestire i concitati momenti dell’emergenza ad Arcore fu l’allora primo cittadino Antonio Nava, che oggi, a 25 anni di distanza, ripercorre quelle ore drammatiche:

“Quella mattina mi trovavo a Piacenza per un convegno, ero fuori Arcore. Finita l’ora di docenza, sentii al telegiornale la notizia incredibile: ad Arcore c’era stato un tornado. Presi subito i miei effetti personali, la valigia e mi misi in viaggio per tornare in città. Nel frattempo il vicesindaco Fausto Perego mi descriveva la situazione in tempo reale al telefono. Ero preoccupatissimo per le persone che potevano essere state coinvolte nell’episodio.”

Una volta sul posto, la macchina dei soccorsi si mise in moto senza sosta, trovando un fulcro logistico fondamentale nella frazione arcorese:

“L’oratorio di Bernate era diventato un vero e proprio punto di riferimento per gestire l’emergenza. Ordinai subito di creare delle squadre con il personale della Croce Rossa e dei vigili del fuoco per capire le prime necessità e dare assistenza. Nel tardo pomeriggio chiesi a tutti i cittadini coinvolti di fare un primo bilancio dei danni, passo necessario per poter poi ottenere i rimborsi.”

Nava ricorda anche la vicinanza delle istituzioni nazionali e il forte legame con il territorio:

“Ricordo che nei giorni successivi arrivò anche il Presidente Silvio Berlusconi, che partecipò sinceramente al nostro dolore. Fu una vicinanza concreta: Berlusconi tornò poi ad Arcore per Natale, proprio per vedere di persona cosa era stato fatto e come procedeva la ricostruzione. È stato un evento che ha segnato profondamente Arcore, ma dal quale ne siamo usciti più forti sicuramente.”

Il ricordo alla Unimec: la seconda volta senza Luigi Maggioni

Proprio alla Unimec, come accade ormai da ogni anno, la ricorrenza di oggi si trasforma in un momento di unione. Quest’anno, però, l’anniversario porta con sé una nota di profonda commozione: è la seconda volta che questa ricorrenza viene vissuta senza lo storico patron e fondatore, Luigi Maggioni, scomparso nella primavera del 2025.

A rendere unico Maggioni non erano solo la tenacia e la lungimiranza imprenditoriale, ma anche la straordinaria capacità di far risorgere la sua azienda dalle macerie di quel 2001. Aveva saputo creare una vera e propria “famiglia allargata” che, in prossimità del 7 luglio, si è sempre ritrovata in allegria per condividere l’anniversario di uno dei momenti più bui della propria storia, esorcizzando il dramma attraverso la festa.

In vista della giornata di oggi, un mix di emozioni contrastanti ha invaso il cuore dei familiari e dei dipendenti. Nei giorni scorsi, la grande sala della mensa aziendale si è trasformata in un banchetto speciale: un’occasione toccante per ricordare quel maledetto sabato di 25 anni fa e, al tempo side, per continuare a onorare l’eredità e il coraggio dello storico fondatore.

La comunità si stringe: la tradizione di via D’Antona a Bernate

Ma la memoria del tornado non vive solo nelle istituzioni o nelle aziende; è custodita gelosamente soprattutto nei quartieri che hanno dovuto ricostruire da zero la propria quotidianità. Proprio a Bernate, la frazione citata dal sindaco Nava come cuore dei soccorsi, il ricordo si fa comunità e tradizione.

Domenica scorsa, 5 luglio, come accade ormai da venticinque anni, i residenti di un condominio di via D’Antona si sono ritrovati per il consueto pranzo in giardino. Un momento intimo e di condivisione, diventato un appuntamento fisso per stare insieme e ricordare le proprie case che, in quel drammatico 2001, vennero pesantemente danneggiate o distrutte dalla forza della tromba d’aria. Un modo per esorcizzare il passato celebrando la bellezza del vicinato e della rinascita che si ripete ogni anno.

La forza della ricostruzione brianzola

Gli esempi della Unimec, della comunità di via D’Antona, la resilienza degli imprenditori di Concorezzo e la prontezza della macchina comunale guidata allora da Nava rispecchiano la straordinaria forza che si attivò in tutta la zona subito dopo il disastro. Sindaci, Protezione Civile, vigili del fuoco, sanitari del 118 e semplici cittadini si rimboccarono le maniche fin dai primi minuti. I tetti vennero telonati a tempo di record e il tessuto produttivo e sociale brianzolo riuscì a ripartire a testa alta.

A 25 anni di distanza, la Brianza ha ricostruito ogni singolo mattone. Le ferite visibili non ci sono più, ma ogni volta che d’estate il cielo si fa scuro, il pensiero di chi ha vissuto quel 7 luglio torna inevitabilmente a quei dieci minuti che cambiarono la storia del territorio.

E voi dove eravate il 7 luglio 2001? Raccontateci i vostri ricordi nei commenti a questo articolo