È scoccata l’ora del dialogo, una vera e propria partita a scacchi che segna l’inizio di una sfida diplomatica delicata quanto cruciale per il futuro della città. E tutto questo a poche settimane dall’approvazione del nuovo Piano di governo del territorio.
Dopo le aspre battaglie durate anni a colpi di ricorsi e le sentenze che hanno riaperto le porte al progetto della Rsa sul «pratone» davanti al PalaUnimec e ai due plessi scolastici (scuole Dorotee e scuola elementare Alighieri) , l’Amministrazione comunale di centrodestra ha deciso di cambiare passo, mettendo da parte l’ufficialità della giustizia per affidarsi all’arte della mediazione.

Bono e Varrecchia al lavoro
Questa mossa non è casuale, ma è il frutto maturo di un delicato equilibrio politico. La delega speciale affidata a Fabio Varrecchia (verrà ufficializzata durante il Consiglio comunale della prossima settimana), infatti, affonda le sue radici nel compromesso raggiunto tra il consigliere e il sindaco Maurizio Bono durante la crisi amministrativa che aveva scosso la giunta qualche mese fa. Quello che allora sembrava un tentativo di ricucire i rapporti politici, oggi diventa lo strumento operativo per affrontare la sfida più spinosa del mandato.
Sulla scacchiera del futuro urbanistico cittadino, il sindaco Bono ha scelto di investire Varrecchia di una delega ad hoc, incaricandolo di gestire una missione tanto gravosa quanto strategica: aprire un tavolo di confronto con Cesare Lorini, il volto della Borgo Lecco Iniziative. La prima vera incognita di questa partita sarà proprio comprendere le intenzioni dell’imprenditore: bisognerà infatti capire se, a distanza di tempo e dopo le lunghe vicissitudini legali, Lorini abbia ancora un reale interesse a costruire la struttura per anziani o se, al contrario, il progetto abbia perso slancio. Il dialogo resta comunque complesso, anche perché la società dovrà, in ogni caso, confrontarsi con un iter burocratico e sanitario tutt’altro che scontato.

Quando inizieranno i lavori di realizzazione della rsa?
Per rendere operativa la struttura, che potrebbe essere gestita da una compagine di matrice francese, Borgo Lecco Iniziative dovrà superare il rigoroso protocollo delle «tre A»: l’autorizzazione al funzionamento (tramite Scia al Comune), l’accreditamento istituzionale richiesto alla Regione Lombardia e all’Ats necessario per certificare standard superiori e poter operare per conto del sistema pubblico e, infine, la stipula di accordi contrattuali per definire il budget e i posti letto sovvenzionati dal Fondo Sanitario Regionale. Il sindaco Bono, nei giorni scorsi, non se n’è stato con le mani in mano. Ha infatti già avviato colloqui esplorativi con i vertici dell’Ats proprio per monitorare ogni passaggio di questo processo. Bono e Varrecchia sanno bene che ogni tentativo, ogni parola spesa e ogni proposta eventuale di permuta con altri terreni comunali (si parla del terreno di viale Lombardia o di un altro appezzamento a Cascina del Bruno) rappresentano l’ultima, vera mossa per scongiurare la nascita della struttura.
Una partita a scacchi

Ma in questa partita a scacchi, il peso politico è destinato a farsi sentire. Se la diplomazia dovesse prevalere sulla colata di cemento, per il sindaco Maurizio Bono non si tratterebbe solo di un successo urbanistico, ma di una vera e propria vittoria politica. Un traguardo capace di ridisegnare gli equilibri in città, strizzando prepotentemente l’occhio alla prossima campagna elettorale. Per il sindaco, riuscire a disinnescare quella che molti cittadini vedono come una minaccia all’identità sportiva di Arcore significherebbe arrivare al prossimo appuntamento con gli elettori con un vessillo di peso, trasformando una vicenda spinosa nel fiore all’occhiello del proprio mandato.