L'intervento

Parco Sergio Ramelli, affondo dell’Anpi di Carate Brianza: «Scelta divisiva imposta dalla maggioranza»

Duro comunicato del direttivo dei Partigiani d'Italia contro l'intitolazione del giardino di via Martin Luther King allo studente del Fronte di Gioventù barbaramente ucciso dai militanti di estrema sinistra nel 1975. L'associazione parla di «strumentalizzazione», respinge l'idea di un simbolo «universale» e accusa l'amministrazione di aver smentito gli impegni assunti nel 2025.

Parco Sergio Ramelli, affondo dell’Anpi di Carate Brianza: «Scelta divisiva imposta dalla maggioranza»

L’Anpi (associazione nazionale Partigiani d’Italia) di Carate Brianza interviene sulla decisione dell’amministrazione comunale di intitolare il giardino del parco di via Martin Luther King a Sergio Ramelli, lo studente milanese iscritto al Fronte della Gioventù (l’organizzazione giovanile del Movimento Sociale Italiano), che fu aggredito e ucciso a Milano nel 1975 durante gli anni di piombo da militanti di estrema sinistra di Avanguardia Operaia.

La presa di posizione dell’Anpi di Carate Brianza

In una nota inviata alla redazione, il direttivo dell’associazione esprime una dura presa di posizione nei confronti della scelta della Giunta di Centrodestra, richiamando quanto già sostenuto durante il dibattito consiliare dello scorso anno sulla cosiddetta “mozione Ramelli”.

Di seguito il testo integrale del comunicato.

L’Amministrazione comunale di Carate Brianza ha deliberato l’intitolazione di un giardino a Sergio Ramelli in linea con il dictat nazionale di Fratelli d’Italia. Nell’aprile 2025, in occasione della presentazione della “mozione Ramelli” in Consiglio comunale, avevamo già denunciato la gravità di tale scelta chiedendo che un luogo pubblico venisse intitolato a tutte le vittime della lotte politiche degli anni ’70 e della strategia della tensione. Gli interventi dei consiglieri di maggioranza confermarono il reale obiettivo della mozione: forzare la Storia per legittimare l’ideologia neofascista rappresentando Sergio Ramelli come simbolo universale contro l’odio e l’intolleranza che minacciano la coesione sociale. Ramelli simbolo universale di pace, rispetto e riconciliazione. Un simbolo è universale se è condiviso da un’intera comunità, non se viene imposto a colpi di maggioranza nelle sedi istituzionali. Ramelli è un simbolo identitario della destra, quella più nera, neofascista e nemica della democrazia repubblicana. Ramelli non esprimeva “semplicemente” idee di destra ma ha condiviso e praticato come militante la propaganda del Fronte della Gioventù, agendo nel solco di un obiettivo eversivo: restaurare il credo fascista nell’Italia democratica che nel 1945 ha sconfitto il regime dittatoriale di Mussolini. Chi sta dalla parte sbagliata della storia, fascista o neofascista che sia, non può rappresentare un simbolo universale per l’intera comunità. Pacificazione non significa parificazione delle parti, non significa mettere sullo stesso piano fascisti e partigiani, neofascisti e antifascisti. Le posizioni politiche diverse sono rispettabili quando rientrano nel quadro democratico della nostra nazione. Ribadiamo l’umana pietà per l’uccisione di un ragazzo ma non possiamo accettare la strumentalizzazione della sua morte per fini propagandistici e revisionistici. Infine, ci chiediamo cosa sia accaduto in poco più di un anno all’interno dell’amministrazione comunale. Nel mese di aprile 2025, dopo l’approvazione della mozione, l’amministrazione convocò una riunione del Comitato Unitario Antifascista. In quella occasione il sindaco Luca Veggian rassicurò i presenti al tavolo che la mozione non avrebbe mai avuto seguito nel suo mandato. Una contraddizione evidente che mina la credibilità dell’amministrazione comunale ed in particolare della figura del Sindaco.