l'intervista

Cani violenti. Cos’è l’aggressività rediretta e come si interviene

Ce lo ha spiegato molto bene Ilaria Cerrato, che è anche volontaria al'interno del canile rifugio Enpa di Monza.

Cani violenti. Cos’è l’aggressività rediretta e come si interviene
19 Febbraio 2020 ore 15:41

Cani violenti. Cos’è l’aggressività rediretta e come si interviene. Intervista all’educatrice cinofila Ilaria Cerrato. 

Cani violenti. Cos’è l’aggressività rediretta e come si interviene

Il grave incidente avvenuto ieri a Nova Milanese, dove un cane ha aggredito il suo padrone per strada, provocandogli diverse ferite e l’uomo ha poi abbattuto l’animale con un coltellino, ci ha portato a contattare un’esperta educatrice cinofila per capire meglio in quali casi il cane può manifestarsi aggressivo nei confronti del padrone.

Lo ha spiegato molto bene Ilaria Cerrato, che è anche volontaria al’interno del canile rifugio Enpa di Monza.

“Senza ombra di dubbio in questo caso parliamo di un’aggressione rediretta: il cane in sostanza fa ricadere su un terzo incolpevole le “attenzioni” che non può sfogare sul destinatario che le ha provocate. Più in generale  questo tipo di comportamento si verifica in momenti di grande eccitazione o di stress dell’animale che, se non ben educato a gestire la frustrazione, può girarsi verso la persona o la cosa più vicina a lui in quel momento”.

E’ un comportamento che si verifica frequentemente?

“No. Non è frequente. Ma può accadere e spesso è una serie di fattori a provocare la reazione dell’animale. Imparare a conoscerlo e a gestirlo può aiutare a evitare questi spiacevoli inconvenienti. Di norma comunque questo tipo di comportamento si verifica più spesso in razze che hanno un alto livello di attivazione, il cosiddetto “arousal”, che corrisponde allo stato di attivazione emozionale che ha l’animale nell’interagire con il mondo circostante e con gli stimoli interni ed esterni”.

Cosa si può fare in questi casi?

“Quando capita non si può fare granché. La vera chiave per evitare l’aggressività nel cane è quella di educarlo, di aiutarlo a socializzare con gli altri animali, con l’ambiente urbano, con le persone. In questo modo l’animale riesce meglio a gestire situazioni di ansia e stress. Utile anche l’educazione alla museruola, necessaria in certi casi per evitare situazioni spiacevoli per sé stessi o per gli altri”.

Ma lei sarebbe favorevole all’introduzione del patentino per i proprietari dei cani?

“Sarebbe un primo passo. Ma il problema vero è l’accessibilità. Oggi chiunque vuole un cane se lo prende. E spesso si arriva a contattare il comportamentista quando è troppo tardi, quando il problema è già grave. O peggio ancora si porta il cane in canile e ci si libera di qualsiasi responsabilità. Noi volontari queste situazioni le viviamo purtroppo molto spesso ed è proprio per questo che cerchiamo, anche con corsi specifici, di sensibilizzare la popolazione a capire che il cane richiede impegno, dedizione e responsabilità, sempre”.

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