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Arcore celebra gli 80 anni dalla Liberazione ricordando tre figure di spicco della Resistenza

Arcore ricorda gli 80 anni dalla Liberazione ricordando tre figure di spicco della Resistenza: Francesco Caglio, don Peppino Villa e don Domenico Villa. 

Arcore celebra gli 80 anni dalla Liberazione ricordando tre figure di spicco della Resistenza
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Arcore ricorda gli 80 anni dalla Liberazione ricordando tre figure di spicco della Resistenza: Francesco Caglio, don Peppino Villa e don Domenico Villa.  Si è svolta ieri, martedì 25 marzo, la conferenza stampa di presentazione delle iniziative organizzate dall'Amministrazione comunale arcorese  e dalla Comunità pastorale Sant'Apollinare.

Giancarlo Sala, ex preside del Liceo Banfi di Vimercate ed ex assessore alla Pubblica Istruzione ad Arcore (durante la Giunta Rocchini),  coordinatore del gruppo di lavoro, ha presentato il programma ed ha sottolineato come l’intenzione sia quella di far conoscere, a partire da tre protagonisti della Resistenza, aspetti di un momento storico sì locale, ma che propone valori in sé esemplari e di attualità. Alla centralità della figura di Francesco Caglio si è voluta affiancare la presenza ad Arcore in quegli anni così complessi, quella di due giovani sacerdoti: don Peppino Villa e don Domenico Villa. Ha poi voluto ricordare come questi ultimi siano stati per molti veri compagni di cammino ed aiuto per i giovani nelle loro scelte, sostegno nel giudicare la realtà del tempo e soprattutto nelle drammatiche circostanze dopo l’8 settembre.

Il programma

"Più forti dell'odio"

Il Sindaco, Maurizio Bono, è poi intervenuto dicendo di come di fronte ad una proposta così articolata in cui inserire le celebrazioni degli 80 anni della Liberazione non ha avuto dubbi e che, tra le altre cose, sia stato colpito dal titolo dato “Più forti dell’odio: il coraggio della verità”. Oltrepassare la vendetta, l’odio richiede veramente un coraggio che nella verità non può che portare alla libertà e costruire una nuova
socialità. Ha poi voluto sottolineare quale sia la portata del celebrare queste figure e quale valore esemplare possano avere sui giovani. Ha auspicato che la mostra sia di interesse per le scuole così come il volumetto che verrà ristampato sulla figura di Francesco Caglio.
Gianni Spinelli, direttore del Cinema Teatro Nuovo, ha sottolineato l’importanza delle proposte e di avere aderito anche perché le due serate
sono in linea con lo spirito della Sala di essere un motore culturale per tutti ed aperta alle associazioni ed alle esperienze del territorio.

Chi era Francesco Caglio?

Nato il 2 agosto 1909 nella frazione Cà di Lesmo, Caglio Francesco crebbe all'oratorio di Arcore. Scoperta la vocazione sacerdotale, decise di diventare frate, ma a causa della salute, dovette interrompere gli studi avviati in convento di Genova e tornare a casa. Operaio magazziniere presso la Gilera, poi presso la ditta Bestetti, fù propagandista dell'Azione Cattolica e svolse un'infaticabile attività di organizzazione a Monza e Lecco. Antifascista dichiarato, non prese mai la tessera del Partito Nazionale Fascista. Fu tra quelle persone che scelsero consapevolmente di affrontare il pericolo non solo per il successo di alcune idee, ma anche perchè tutti gli altri, anche quelli con idee diverse , avessero la libertà di esprimerle.

Fervente cattolico

Poco più che trentenne, lui cattolico, fu con Giuseppe Centemero, una delle due figure di spicco che diedero il primo impulso alla lotta partigiana di Arcore.  Fu da sempre contro ogni totalitarismo e contro ogni dittatura – si può leggere in alcuni appunti dell'archivio parrocchiale – e trovò, per la realizzazione pratica dei suoi ideali, terreno propizio nell'azione partigiana.

Caglio iniziò la sua attività clandestina nell'ottobre del 1943 collaborando con i due coadiutori della Parrocchia Sant'Eustorgio, don Domenico Villa e don Giuseppe (Peppino) Villa, che costituirono il tessuto connettivo del movimento resistenziale di Arcore e furono punto di riferimento per giovani "sbandati", i militari alleati fuggiti dai campi di concentramento, i ricercati politici, ebrei, insomma per tutti coloro che avevano bisogno di nascondersi, di trovare un rifugio, di passare il confine. Caglio partecipava alle riunioni clandestine.

Venne arrestato ad Arcore

Legato ai gruppi resistenziali cattolici di Vimercate e di Monza, partecipava alle riunioni clandestine nella parrocchiale del Carrobbiolo e di San Gerardo. Appartenente alla 25° Brigata del Popolo di Monza estese la sua azione da Milano, a Vimercate, a Lecco. Sempre in bicicletta, era portatore d'ordini, staffetta, distributore stampa partigiana. Raccoglieva denaro, vestiario e armi per combattenti nascosti in montagna.
Il 5 marzo 1944 fu arrestato allo stabilimento Bestetti di Arcore con l'accusa di aver nascosto armi in campagna e tradotto nel carcere di Monza, torturato a sangue non rivelò i nomi dei compagni di lotta, ma assumendo su di sè responsabilità condivise con altri arrestati con lui, riusci con il suo altruismo a farli rilasciare. Da Monza fu portato a San Vittore e sottoposto a nuovi durissimi interrogatori. Di lì fu tradotto a Carpi e internato nel campo di concentramento di Fossoli, dove sarà fucilato il 12 luglio 1944 insieme ad altre 67 persone.

 

 

 

 

 

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