Arcore

Dopo l'incidente la rinascita, la testimonianza di Giusy Versace

La senatrice del Terzo Polo e atleta paralimpica (partecipò alle gare a Rio nel 2016) sabato sera è stata ospite del circolo culturale Calamandrei per una serata su disabilità e sport alla quale hanno preso parte anche Mattia Muratore e Angelo Vailati

Dopo l'incidente la rinascita, la testimonianza di Giusy Versace
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Giusy Versace ha fatto breccia nel cuore degli arcoresi. L’appassionante storia della sua "seconda vita", quella iniziata sulla Salerno-Reggio Calabria il 22 agosto del 2005 quando l’allora ventottenne calabrese perse entrambe le gambe in seguito ad un incidente stradale è stata al centro di un incontro organizzato sabato sera ad Arcore dal Circolo Culturale "Calamandrei" al centro "La Vite" di via Roma (altra realtà cittadina che opera da tanti anni nel supporto alla disabilità con progetti educativi all'avanguardia per cui i ragazzi con disabilità possono diventare risorse per la comunità) dal titolo: "Disabilità in movimento, non solo a parole".

Accanto a Giusy c'erano anche Mattia Muratore e Angelo Vailati

Insieme all’atleta palalimpica che gareggiò a Rio nel 2016, oggi senatore della Repubblica per il Terzo Polo, c’erano anche il campione degli Sharks Mattia Muratore e Angelo Vailati, presidente del comitato associazioni arcoresi e vera anima del volontariato cittadino.
Due intense ore di conversazione, durante le quali la senatrice, fondatrice dell’associazione "Disabili No Limits Onlus", è riuscita a commuovere nel ricordare i momenti più bui e difficili dei primi mesi dopo l’incidente, e quelli più lieti legati alla sua rinascita, alle prime vittorie sulle piste di atletica leggera, alla partecipazione ai Giochi Paralimpici di Rio, alla vittoria di "Ballando Con le Stelle" in cui trionfò in coppia con il ballerino Raimondo Todaro (e perse in diretta una delle protesi) e poi ancora alla conduzione della Domenica Sportiva e, infine, l’ingresso in Parlamento prima con Forza Italia e poi con il Terzo Polo.

"La mia vita è divisa a metà, c'è un prima e un dopo. Il confine è un guardrail"

Un appassionato inno alla vita, un monito a non arrendersi mai e a cercare nuove opportunità nelle difficoltà, che ha strappato lunghi applausi e qualche lacrima da parte del numeroso pubblico presente che ha annoverato, oltre agli organizzatori dell’evento (Marco Raimondi e Nunzia Caporale) anche molti politici arcoresi (per l'Amministrazione comunale c'erano il presidente del Consiglio comunale Laura Besana e i consiglieri Pierluigi Perego e Michele Bertani, per le forze di minoranza Paola Palma e Federico Bove) e rappresenanti del mondo del volontariato).

"La mia vita è divisa a metà, c'è un prima e un dopo - ha raccontato Versace - Il confine è un guardrail che si strappa le mie gambe dal ginocchio in giù il 22 agosto del 2005. Avevo ventotto anni, una chioma di capelli corvini, un'abbronzatura da paura, una carriera lanciatissima nel campo della moda, una grande famiglia, amici super affezionati e un fidanzato da almeno una decina d'anni. Sapevo chi ero ed ero abituata a contare soprattutto sulle mie forze: questo mi faceva sentire al sicuro, imbattibile. E sinceramente fino a quel momento conoscevo ben poco del mondo della disabilità".

"Non volevo morire lì, in mezzo ad una strada"

Ai presenti, oltre una cinquantina, l’atleta ha raccontato le sensazioni del giorno dell'incidente: il temporale estivo, l'auto che fa aquaplaning, la paura, il dolore e subito dopo la consapevolezza di aver perso le gambe. Un racconto intriso, però, anche di tanta forza di volontà "per strisciare fuori dall'abitacolo e chiamare aiuto". Perchè "non volevo morire lì, volevo soltanto vivere. E mentre speravo che qualcuno mi vedesse, ho pregato la Madonna".

"Lo sport mi ha aiutata a rinascere ma all'inizio... "

Sabato sera la Versace si è soffermata in particolare sul ruolo fondamentale che ha avuto lo sport nella sua vita e di come lei stessa affronta le sfide. "A partire da quando dovetti superare la grande difficoltà di accettarmi dopo l’incidente, momento in cui mi sono ritrovata senza gambe - ha aggiunto Versace - Il pessimismo iniziale si è trasformato in una contentezza di essere viva e in una volontà di esplorare il mondo della disabilità".
Un esempio molto significativo è stato il modo in cui si è avvicinata alla corsa, disciplina sportiva in cui è diventata campionessa paralimpica.

"Bisogna essere sempre grati alla vita"

"Inizialmente tutti mi scoraggiavano, dicendomi che sculettavo troppo e che non sarei andata da nessuna parte, oppure mi dicevamo: “non correvi prima, perché lo vuoi fare adesso? - ha continuato la donna - Io sono riuscita a raggiungere il mio obiettivo per uno spirito di ripicca verso chi mi diceva che non ce l’avrei mai fatta. Io sono riuscita a superare le vicende dolorose come questa, proprio grazie allo sport che mi invita continuamente a mettermi alla prova. Più in generale voglio dire che bisogna essere grati alla vita per quello che si ha, non ci si deve mai abbattere, neanche di fronte agli imprevisti, sono proprio gli ostacoli che ci aiutano a crescere e a diventare persone migliori. Bisogna avere la forza per affrontare i propri limiti, volgendo lo sguardo sempre più in là perché la vita propone sempre delle alternative. Non arrendersi mai, ognuno di noi può fare la sua parte per migliorare la cultura del nostro Paese e certamente la scuola ha una grande responsabilità nel non lasciare indietro nessuno".

Le vittorie di Angelo e Mattia

Accanto a Giusy Versace, sabato sera, non potevano mancare anche due figure di spicco del mondo sportivo, sociale e culturale arcorese, da anni in prima linea, seppur in ambiti diversi, per la difesa dei diritti delle persone con disabilità. Sicuramente avrete già capito di chi stiamo parlando. Loro sono Mattia Muratore, campione mondiale di hockey su carrozzina elettrica con gli Sharks di Monza, la squadra di powerchair hockey nella quale milita da 25 anni e Angelo Vailati, figura nota nel mondo del volontariato arcorese soprattutto per il suo ruolo nella storica iniziativa "Camminiamo Insieme", kermesse sportiva organizzata ogni anno in favore del Comitato Maria Letizia Verga. Vailati è presidente del Comitato Associazioni Arcoresi ed ex allenatore degli Sharks.

Mattia ha trasformato i suoi limiti in occasione per eccellere

"Per me la disabilità motoria è una condizione presente nelle nostre città e nel mondo in cui viviamo - ha raccontato Mattia - Lo sport sicuramente mi ha cambiato la vita e mi ha condizionato in tutte le scelte che ho fatto. Io sono sempre stato molto competitivo fin a quando ero piccolo: volevo vincere tutto, anche a carte con mia nonna. Quando ero piccolo la società di allora portava i disabili ad assistere ai vari incontri. Fortunatamente questa mentalità, anche grazie alla Paralimpiadi, è cambiata ed oggi anche noi disabili possiamo far divertire e dare spettacolo, possiamo donare emozioni".

"Le barriere architettoniche non si abbattono per fare un piacere a Vailati"

Vailati, invece, nel suo intervento, ha puntato il dito sul tanto lavoro che c’è ancora da fare per migliorare le condizioni di vita delle persone disabili.

"Purtroppo ad oggi siamo ancora costretti ad elemosinare diritti e questa è la cosa più umiliante che ci possa essere, c'è ancora tanto da fare per cambiare sopratutto la mentalità delle persone, in tutti gli ambiti - ha sottolineato Vailati - Una volta, durante una partita di Mattia, ricordo che un arbitro, dopo una lite scoppiata sugli spalti disse: «Ma d’altra parte dobbiamo prendercela per questi ragazzi qua? Una frase vergognosa che la dice lunga. Un altro esempio: le carrozzine che utilizzano i nostri atleti costano pià di 10mila euro ma di aiuti economici da parte dello Stato non ce ne sono. E quando ottieni qualcosa hanno anche il coraggio di dirmi: “hai visto ti hanno fatto il marciapiede...”. No. Tutti gli interventi fatti in Arcore a favore delle persone con difficoltà motoria non sono fatte a me ma a favore della civiltà».

Il servizio completo lo potrete leggere a partire da  domani, martedì 16 maggio 2023, sul Giornale di Vimercate

 

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