Triuggio

Il «sacerdote dell’arte» ha donato un’opera alla «Sapienza» di Roma

L’artista Santi Sindoni, triuggese di adozione, elogiato a Roma

Il «sacerdote dell’arte» ha donato un’opera alla «Sapienza» di Roma
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La sua opera «Un boato da Capaci a via D’Amelio» donata all’Università «La Sapienza» di Roma. Non smette di stupire Santi Sindoni, il «pittore che cuce le tele», triuggese di adozione, ospite alla facoltà di Giurisprudenza per l’incontro conclusivo dei «Dialoghi sulla Legalità»: il corso di formazione gratuito contro le mafie che ha registrato oltre duemila iscritti provenienti da tutte le facoltà e che tornerà il prossimo anno accademico con una nuova edizione.

Il «sacerdote dell’arte» ha donato un’opera alla «Sapienza» di Roma

Pittore figurativo concettualista di fama internazionale, Sindoni ha dipinto l’opera «Riprendiamoci il cielo» dal vivo, nell’arco di un’ora, nella prestigiosa cornice del bar Cavriga nel parco di Monza, per poi donarla all’Università «La Sapienza». «Un auspicio al disastro che l’umano sta causando» ha commentato.

Particolarmente colpita dall’opera la rettrice Antonella Polimeni, così come un folto pubblico di studenti visibilmente commossi. L’opera, delle dimensioni di 250 per 400 metri, è presente nella sala all’entrata della facoltà di Giurisprudenza. Nell’aula magna della stessa facoltà, alla presenza del senatore Massimo Brutti, direttore del corso di formazione «Dialoghi sulla legalità», nonché della senatrice Piera Aiello, tra le prime donne testimone di giustizia, del professore Pasquale Bronzo, vice preside della facoltà di Giurisprudenza e della professoressa Mariacivita Campobasso, «il maestro ha potuto esprimere il senso e il significato della propria espressione artistica» spiega Andrea De Liberis, noto critico d’arte e presidente del comitato artistico della fondazione Artè Etra, accompagnato da Michele Monteleone, presidente della medesima fondazione creata dall’artista.

«Sacerdote dell’arte - come lo definisce De Liberis - la cui fede si trasfonde nell’ecologia culturale, oggi elemento fondante del sistema planetario colpito dall’uomo in modo irreversibile. Questa fede si realizza attraverso performance con l’action painting, un taglio netto della tela, che risulta essere simbolo del disagio culturale che attraversa l’umanità e poi ancora con la ricucitura con ago e filo, volta a ripristinare in senso metaforico il tema dell’arte quale elemento morale indissolubile e speranza per il futuro».

Durante la giornata c’è stato anche l’intervento dello sceneggiatore di «Mare fuori», Maurizio Careddu.

La sua arte

L’arte che sviluppò Sindoni quale giovane studente presso l’istituto d’arte del Castello Sforzesco negli anni ‘70, lo ha portato a essere protagonista indiscusso e avanzato con la ricucitura dei tagli del pittore Lucio Fontana. Poi con il recupero del figurativo ci fu il ritorno alla tradizione pittorica, con numerose opere che hanno ritrovato interesse nel dramma umano, di cui fa parte anche l’opera dedicata a Falcone e Borsellino. Agli albori del terzo millennio l’artista ritrova il suo interesse pittorico con l’action painting, il taglio netto della tela e la ricucitura a mò di rete che ricorda le sue radici di infanzia del padre pescatore. «Un intreccio che incarna l’arte di Jack Pollock, di Lucio Fontana, in una chiave di sviluppo personale, che racchiude la tela così ricucita quale simbolo di amore e pace, nel segno dell’equilibrio dell’ecologia culturale» come ha affermato il critico d’arte.

L’incontro tra Sindoni e De Liberis, allora studente alla Sapienza, avviene nel 1972: «Ero in un bar e stavo disegnando - racconta l’artista - Si avvicina De Liberis e mi dice: “Ti voglio dare un’idea. Taglia la tela, poi ricucila”. Io, da figurativo, non accettavo questo discorso concettuale. Poi un giorno mi cadde una tela e si ruppe, un mio compagno cucì la tela. Un’idea che ho abbandonato nel 1975, dopo aver seguito un corso. Oggi sto ricominciando di nuovo a tagliare la tela».

Tra i prossimi appuntamenti dell’artista la presentazione, in ottobre, del progetto «Arte e parte» alla Triennale di Milano e la presentazione del catalogo curato da Alessandra Lupo.

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