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La “ricetta” contro le esondazioni non soddisfa le minoranze: “Bisognava fare di più”

Del Pero: "A cinque mesi dall'alluvione si doveva fare di più, pensavamo che qualcosa si fosse già mosso".

La “ricetta” contro le esondazioni non soddisfa le minoranze: “Bisognava fare di più”

L’aggiornamento del Piano di emergenza comunale con l’aggiunta del censimento di persone ed edifici nelle zone a rischio, un sistema di messaggistica per diramare l’allerta in caso di necessità, ma anche, a livello sovracomunale, le aree di laminazione che dovranno essere realizzate a Mariano Comense e ad Alzate Brianza. Sono alcuni dei punti della «ricetta» anti-esondazione illustrati in sala consiliare Favè a Meda durante la commissione Territorio e Ambiente convocata dalla presidente Carla Busnelli dopo la presentazione di fine novembre dello studio idrologico e idraulico del torrente Tarò, «per integrare la parte tecnica con l’approfondimento del profilo politico inteso come responsabilità nei confronti della comunità», ha spiegato.

“Più che soluzioni a livello comunale vanno cercate a livello sovracomunale”

La parola è quindi passata al sindaco Luca Santambrogio, che ha precisato come, su richiesta di Aipo (Agenzia interregionale per il fiume Po) «questo studio è stato trasmesso alla direzione dell’Agenzia, che ne terrà conto nella fase di riprogettazione delle vasche di Alzate e Mariano Comense, fondamentali per ridurre il rischio idraulico». L’ingegner Giacomo Galimberti dello studio «Wise Engineering» ha quindi riproposto quanto illustrato il 29 novembre, ribadendo che l’ipotesi di un’area di laminazione nella zona di via Trento non è ritenuta valida in quanto «il volume della vasca sarebbe insufficiente per garantire una mitigazione», mentre si può valutare la realizzazione di vasche volano per gli scarichi urbani. Non percorribile, inoltre, l’adeguamento di ponti e tombini, «che porterebbe all’innalzamento della sede stradale fino a tre metri per rispettare i vincoli di legge», così come l’eliminazione dei ponti, «che causerebbe un rischio maggiore di allagamento a valle». Più che le soluzioni a livello comunale vanno quindi percorse quelle su scala sovracomunale.

Del Pero: “A cinque mesi dall’alluvione ci aspettavamo di più”

«Parlo sia come consigliera comunale che come alluvionata – è intervenuta Rina Del Pero del Polo civico – Siamo a quasi 180 giorni dall’alluvione e siamo qui a sentirci dire ancora che a livello comunale non c’è molto da fare. Speravamo che per quanto riguarda il territorio qualcosa si muovesse. Abbiamo apprezzato che Aipo sia intervenuta tempestivamente nei giorni successivi all’alluvione, ma poi tutto è rimasto fermo o forse tutti noi siamo rimasti addormentati. La Protezione civile quando è stata chiamata per intervenire? Cosa è stato fatto per il reticolo idrico minore e l’area di laminazione al confine con Cabiate? Non nego l’impegno dell’Amministrazione, anche voi il 22 settembre eravate nell’acqua, ma dopo cinque mesi aspettiamo ancora di vedere cosa intendete fare come responsabili della città di Meda».

Il sindaco: “Faremo un incontro con il Comune di Cabiate per l’area di laminazione nella Val de Mez”

«L’attivazione della Protezione civile è stata immediata, insieme ai Vigili del Fuoco, e il giorno stesso è stata attivata la Colonna mobile di Regione Lombardia che è rimasta fissa per dieci giorni – la replica del sindaco – Il giorno successivo c’è stato un intervento sulla Val de Mez, è stato pulito l’alveo sotto il ponte di via Como e con l’architetto Massimiliano Belletti, responsabile dell’Area Tecnica del Comune, prossimamente faremo un incontro con il Comune di Cabiate per programmare gli interventi. Intanto abbiamo a disposizione la somma di 120mila euro della Regione per ripristinare le briglie saltate con l’alluvione e stiamo pensando a un accordo con Ersaf per la pulizia degli arbusti nelle valli del Rim (Reticolo idrico minore). Dal 28 novembre sono terminati i lavori di rifacimento delle sponde cadute in viale Francia, via Trento e via Mazzini».

Censimento delle persone e degli edifici lungo le aree a rischio

Santambrogio ha inoltre spiegato che è stato chiesto un preventivo per l’aggiornamento del Piano di emergenza comunale con l’aggiunta del censimento della popolazione che vive nelle zone a rischio, per capire se ci sono anziani o disabili, ma anche del tipo di edifici. E ha ricordato la novità introdotta con il Pgt recentemente approvato, ovvero la possibilità di abbattere edifici lungo le sponde del torrente spostando altrove le volumetrie:

«L’obiettivo è incentivare la liberazione delle sponde. Le aree rimaste devono essere a verde o comunque drenanti». Per quanto riguarda le aree di laminazione, «Aipo, che è il soggetto attuatore, ci ha consegnato il cronoprogramma, che prevede la progettazione entro il 31 marzo 2026, la gara d’appalto entro il 31 agosto 2027 e il termine delle opere entro il 31 dicembre 2028. Anche se la Regione sta valutando una soluzione differente, quella di mettere la Provincia di Como come ente attuatore».

Proserpio: “Valutiamo l’ipotesi delle vasche volano”

«E’ interessante il discorso delle vasche volano che servono ad alleggerire il sistema fognario – ha dichiarato Marcello Proserpio (Pd) – In città ci sono delle aree dismesse che potrebbero ospitarle». «BrianzAcque ha un piano di investimenti di 8 anni che prevede la realizzazione di vasche volano anche a Meda, tra cui quella in piazza Cavour, che assorbe l’acqua delle tombinature – ha risposto Santambrogio – Possiamo chiedere la tempistica di realizzazione».

Il problema della mancanza di corrente elettrica

Proserpio ha poi sollevato il problema della mancanza di fornitura elettrica in caso di alluvione, «dato che la cabina principale a settembre è saltata e molte aree della città sono rimaste per giorni senza luce».

«Il tema delle cabine è stato affrontato – ha assicurato il primo cittadino – Un tempo erano state fatte interrate perché considerate non belle dal punto di vista estetico, ma si è capito che sotto terra non vanno bene perché quando piove tanto viene a mancare la luce in tutto il quartiere. La cabina primaria di via Martesana non era mai stata raggiunta dall’acqua, a settembre è successo e questo ha causato danni enormi per la mancanza di elettricità». Infine, il Comune sta valutando di acquistare delle paratie più snelle, più facili da spostare in caso di emergenza.