servizio speciale

La testimonianza di Rino “per non dimenticare”

Lo storico e ricercatore triuggese Angelo Cecchetti racconta la vicenda di Rino Pietro Casati durante la seconda guerra mondiale

La testimonianza di Rino “per non dimenticare”

Lo storico e ricercatore di Triuggio, Angelo Cecchetti, racconta la vicenda di Rino Pietro Casati, giovane macheriese prigioniero per sette anni in Siberia.

La testimonianza di Rino Pietro Casati

Quando si parla di una tragedia riferita alla guerra, alla prigionia e alla seconda guerra mondiale, può sembrare quasi un paradosso usare “IL DONO” come titolo dove morte, reticolati, gelo e privazioni proprio non c’entrano. E’ appena passata la “giornata della Memoria”, ma grazie a questo DONO perpetuiamo il non dimenticare. Se il 27 gennaio è il giorno della memoria, non è solo un evento da calendario…, così come gli altri 364 giorni devono essere indirizzati a non far cadere nell’oblio l’amara verità …

Una cartolina conservata dalla figlia Alma Casati

Torno indietro un passo. Ricevo dalla amica e macheriese Alma Casati un messaggio su WhatsApp: “ …Ciao sono Alma mettendo a posto alcune lettere mi è capitata tra le mani l’unica lettera di mio padre RINO ( PIETRO ) CASATI inviata alla famiglia dopo 7 anni di prigionia in Siberia in un villaggio a Km. 3.300 da noi. Ti mando foto di prima della prigionia e foto cartolina C. R. I. CIAO buona giornata. Alma… ”. Cosa bisogna aggiungere?: dolore, sofferenza, il non sapere , il ritorno, l’angoscia, il non parlare, o il non riuscire a parlare, di quanto subito, di quanto aver visto, di quanto l’uomo ha smesso di essere uomo, della resistenza biologica al freddo, dei cadaveri trasformati in statue di ghiaccio.

La storia di Rino Pietro Casati

Richiedo ad Alma qualche informazione “…Rino nato il 13/10/1915 – preso consenso di nozze fino a quando la Storia, quella con la “S” maiuscola e spietata, bussò alla porta sotto forma di una cartolina di precetto con la chiamata di leva e con Carmela decidono di aspettarne il ritorno. Rino fu spedito a compiere il suo dovere, così gli era stato detto, poi ci fu la cattura e la prigionia. Per anni, i Casati vissero in un limbo sospeso, senza notizie, inghiottiti dal vuoto informativo. Carmela, però, non vacillò, mentre altre storie d’amore si sfaldavano sotto il peso dell’assenza — come quella di un commilitone di Rino che, al ritorno, trovò la fidanzata sposata con prole — lei rimase custode di quella promessa. Poi verso la fine della guerra arriva – tramite la CRI questa cartolina che dice di “stare bene” e spera di rivedere presto i famigliari. Quando Rino rientrò a Macherio, dopo la liberazione, era l’ombra di se stesso (uno dei … fortunati … che sono rientrati): pesava appena 40 chili. Ma era vivo. Il 9 marzo 1946, quel patto di gioventù con Carmela divenne finalmente realtà davanti all’altare….”.

Il Rino, il primo a destra durante la guerra

La cartolina

La cartolina, deve essere letta come una testimonianza scritta su un modulo prestampato in cirillico e francese (“Lettre du prisonnier de guerre”).

25 LUGLIO 1945
“… Carissimi genitori dopo lunghi mesi di prigionia vi mando queste mie notizie facendovi sapere che mi trovo in buona salute come pure spero anche di voialtri tutti. Speriamo su presto rivedersi in famiglia io mi trovo in buona salute di vero cuore vi dico che sto bene. Vi farò sapere altre notizie in un altro scritto sempre aspettando vostre nuove e speriamo su presto rivederci. E un abbraccio il vostro figlio Rino. Di nuovo vi saluto e un saluto a Carmela e mia sorella Antonietta e Giovanni saluti alla famiglia del mio Pietro. Vi mando mille baci a tutti e aspetto vostre notizie. Rino…”

I testi visibili nei timbri

Chiedo aiuto all’intelligenza artificiale chiedendo di “leggere” i timbri e riporto il risultato, sull’esattezza non posso garantire. “ … Ecco la rascrizione dei testi visibili nei timbri:
Timbro Circolare Superiore
Questo è il timbro postale principale che indica il luogo di spedizione e la data.
Contenuto (Cirillico): МОРШАНСК • ТАМБ. ОБЛ. (MORSHANSK • TAMB. OBL.) – Si riferisce alla città di Morshansk, situata nell’Oblast (regione) di Tambov, nell’allora URSS.
Al centro: Sono visibili le cifre 9.9.45, che indicano la data di annullo postale (9 settembre 1945). – СССР (SSSR / URSS).
Timbro Circolare Inferiore
Si tratta di un secondo annullo, parzialmente sovrapposto, che conferma la località.
Contenuto: Ripete la dicitura МОРШАНСК (MORSHANSK) e la sigla dello Stato СССР.
Testo Prestampa (Rettangolo a destra)
Accanto al timbro superiore, nel riquadro destinato all’affrancatura, è presente la dicitura: Бесплатно / Franc de port – Porto Franco.

Nota storica

Morshansk ospitava effettivamente campi di prigionia per soldati stranieri (tra cui italiani, tedeschi e ungheresi) gestiti dal NKVD (L’NKVD ovvero Commissariato del Popolo per gli Affari Interni era il potente dipartimento governativo dell’Unione Sovietica che gestiva la sicurezza dello Stato, la polizia e i campi di prigionia che prenderà in seguito il nome d KGB) dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale…” . Essendo l’ente che controllava i prigionieri, l’NKVD supervisionava anche la loro corrispondenza (spesso censurandola) per assicurarsi che non venissero trasmesse informazioni sensibili. La cartolina stessa, con i suoi timbri ufficiali dell’URSS e della Croce Rossa, è passata attraverso i canali logistici e di controllo di questo organismo.

Un ricordo personale

Mi permetto di suggerire a riguardo della Russia e del tragico periodo bellico, l’utile lettura dei “I più non ritornano” e “il cavallo rosso” scritti dal besanese Eugenio Corti anche lui reduce della campagna di Russia. A quanto sopra aggiungo anche un personale ricordo del Rino Triest, uno degli ortolani di Macherio che con la sua imponenza e il suo vocione era conosciuto e ben voluto da tutti. Inoltre quando ero piccolo, mi ricordo bene di quel giorno che ero scappato dall’asilo (ebbene sì sono stato capace di scappare dall’asilo delle suore)… . Il Rino (l’articolo è sempre d’obbligo), con il suo toscano messo all’angolo della bocca e con il suo camion (mi par di ricordare un Fiat 850) conoscendomi come ul bagaj de Carletu in quel fatidico giorno della fuga, all’incrocio di Via Milano e Via Roma l’ho chiamato: “Rino – fammi  attraversare”. Lui mi fissa e mi dice “sa fèt chè?” (Cosa fai qui?), mi chiese in dialetto. Poi, con la sua grande mano, prese la mia e mi aiutò ad attraversare la strada.

Il dono

Ecco il vero dono: la testimonianza di Rino è quella mano grande e sicura che ancora oggi, attraverso i suoi ricordi, ci aiuta ad attraversare le strade impervie della storia, guidandoci affinché non smarriamo mai la VERA via della memoria. Grazie Alma e grazie Rino.

Angelo Cecchetti

Il servizio completo è pubblicato anche sul Giornale di Carate in edicola da martedì 17 febbraio 2026.