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La ricerca

Leucemia Linfoblastica acuta di tipo T: scoperto a Monza il "linguaggio" delle cellule

I risultati dello studio sono pubblicati dalla rivista scientifica ‘Haematologica’.

Leucemia Linfoblastica acuta di tipo T: scoperto a Monza il "linguaggio" delle cellule
Attualità Monza, 15 Dicembre 2021 ore 11:51

Uno studio svolto dai ricercatori della Fondazione Tettamanti, presso il Centro Maria Letizia Verga a Monza, ha permesso di decifrare il linguaggio delle cellule leucemiche di un particolare tipo di Leucemia Linfoblastica Acuta, quella a cellule T (T-ALL), un tumore aggressivo che nasce dai linfoblasti di origine T e che rappresenta il 15% delle leucemie linfoblastiche acute diagnosticate in età pediatrica. 

Leucemia Linfoblastica acuta di tipo T: scoperto a Monza il "linguaggio" delle cellule

I risultati dello studio, realizzato in collaborazione con la Charles University di Praga (Repubblica Ceca) e all’Università di Padova è pubblicato sulla rivista scientifica internazionale Haematologica.

L’analisi del comportamento delle cellule in risposta ai farmaci, eseguita attraverso la citometria di massa, un’evoluzione tecnologica della citometria a flusso, aiuterà i ricercatori a comprendere meglio il comportamento delle cellule tumorali e a sviluppare nuove terapie personalizzate per questo tipo di tumore che in circa il 30% dei casi presenta recidive resistenti alle terapie convenzionali.

Il metodo utilizzato

L’uso della citometria di massa a livello di singola cellula è un metodo di particolare interesse per questo tipo di tumori perchè consente di analizzare fino a 50 parametri biologici, sia funzionali che strutturali, in ogni singola cellula del campione, consentendo cosi di ovviare all’eterogeneità della malattia grazie al raggruppamento delle cellule in sottogruppi omogenei (ad esempio per mutazione genetica) e identificando cosi popolazioni cellulari minoritarie il cui significato sarebbe oscurato nella moltitudine del tumore intero. 

 E la scoperta

In questo studio i ricercatori hanno scoperto che le cellule di T-ALL attivano dei circuiti diversi, ovvero ‘linguaggi’ diversi, in risposta a stimoli fisiologici o farmaci somministrati in laboratorio. Inoltre, tale comportamento differenziato ed esclusivo si mantiene inalterato in occasione della recidiva e potrebbe avere una correlazione con la risposta in vivo, cioè nel paziente, ai farmaci steroidei nelle prime settimane di trattamento clinico.

 “I risultati di questo studio confermano la necessità di puntare sull’innovazione tecnologica per personalizzare quanto più possibile ogni approccio terapeutico - sottolinea Giuseppe Gaipa, ricercatore della Fondazione Tettamanti e responsabile del Laboratorio di terapia cellulare e genica Stefano Verri. Ciò potrà consentire l’individuazione di bersagli molecolari specifici per nuovi farmaci e l’uso sempre più intelligente dei farmaci tradizionali. Per la realizzazione di questo studio, infatti, abbiamo utilizzato la citometria di massa, una tecnologia avanzata che permette di indagare numerosi parametri cellulari a livello di singola cellula, interpretandone il ‘linguaggio’ in risposta a diversi stimoli. Questo approccio avanzato ha permesso di identificare cluster di cellule distinti, e con diversa reattività, che, anche se in proporzioni diverse rispetto alla diagnosi, persistono alla ricaduta di malattia dimostrando l’importanza dell’individuazione precoce delle popolazioni minoritarie che potrebbero avere impatto sulla risposta clinica”.

Lo studio è stato realizzato grazie al supporto di Fondazione Alessandro Maria Zancan ONLUS “Grande Ale ONLUS”, Fondazione M. Tettamanti De Marchi, AIRC e Ministero della Salute della  Repubblica Ceca.

(foto archivio)

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