Nuova sede degli islamici, il Comune non molla
La Giunta ha autorizzato il sindaco a costituirsi innanzi il Consiglio di Stato contro la decisione del Tar. Confermato l’incarico legale all’avvocato Umberto Grella.

Lo si sapeva già ad agosto, all’indomani della sentenza con la quale il Tribunale amministrativo regionale ha dato ragione all’associazione islamica «La Pace» di Renate, che il Comune non aveva intenzione di mollare la presa e sarebbe quindi ricorso in Consiglio di Stato. Così, infatti, è.
Nuova sede degli islamici, il Comune non molla
Settimana scorsa la Giunta ha autorizzato il sindaco a costituirsi innanzi il massimo giudice amministrativo contro la decisione del Tar che, sostanzialmente, dà il via libera al cantiere per la ristrutturazione del capannone della Visconta destinato a divenire sede de «La Pace», condannando villa Borella a rifondere le spese di giudizio agli islamici. Nella delibera approvata all’unanimità dall’Esecutivo è stato inoltre confermato l’incarico legale all’avvocato Umberto Grella, già al fianco del Comune nel primo grado di giudizio. L’impugnazione è ritenuta dall’Esecutivo «necessaria e opportuna» per «tutelare i propri interessi e le proprie ragioni».
I motivi della «lite»
La vicenda ruota intorno alla Scia, acronimo di Segnalazione certificata di inizio attività, per la manutenzione straordinaria dell’immobile a destinazione produttiva di via Visconta 36.
In sintesi l’associazione renatese, dopo aver acquistato il fabbricato dalla società «Jo Jo srl», il 10 febbraio del 2020 aveva protocollato in Municipio la voltura a proprio nome della Scia. Un procedimento ritenuto non corretto dagli uffici di via Roma che avevano disposto l’annullamento d’ufficio del documento, vietando la prosecuzione dei lavori alla Visconta. Una posizione ribadita anche a seguito dell’ordinanza cautelare emessa dal Tar, al quale «La Pace» si era rivolta.
La sentenza del Tar
Nel dispositivo della sentenza, pronunciata il 6 agosto, i giudici, accogliendo il ricorso de «La Pace», annullano i provvedimenti di villa Borella impugnati e condannano il Comune a rifondere le spese della lite a «La Pace».