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Omicidio Luca Attanasio, spunta l’ipotesi del complotto delle Forze armate congolesi

Il papà Salvatore: «Aspettiamo che si esprimano i magistrati. Combatteremo affinché il Wfp non si appelli all’immunità».

Omicidio Luca Attanasio, spunta l’ipotesi del complotto delle Forze armate congolesi
Attualità Desiano, 25 Aprile 2022 ore 18:00

Non un rapimento a scopo di estorsione finito male ma un complotto delle Forze armate congolesi. Questa l’ipotesi emersa la scorsa settimane sulle pagine dei giornali Il Fatto quotidiano e Domani dietro l’agguato in Congo del 22 febbraio 2021 in cui morirono l’ambasciatore Luca Attanasio, il carabiniere della sua scorta Vittorio Iacovacci e l’autista Mustapha Milambo.

Omicidio Luca Attanasio, spunta l’ipotesi del complotto delle Forze armate congolesi

Secondo il Fatto, che ha ascoltato quattro testimoni dell’agguato mortale - tra loro anche una persona sentita dai pm titolari dell’inchiesta a Roma - sarebbero coinvolti militari delle Fardc (Forze armate della Repubblica Democratica del Congo) - centrale sarebbe la figura di un colonnello - componenti dell’intelligence e civili.

La famiglia dell’ambasciatore accoglie l’ipotesi del complotto con cautela, confermando la fiducia nella Giustizia. «Noi non abbiamo mai creduto alla tesi del rapimento finito male e vogliamo scoprire chi abbia pianificato l’agguato - ha premesso il papà Salvatore Attanasio - Non so dove siano state raccolte quelle testimonianze, per ora è solo un’ipotesi: aspettiamo che in merito a quanto successo si esprimano i magistrati e che le nostre autorità tornino in Congo per continuare le indagini».

Restano indagati dalla Procura di Roma per omicidio colposo due funzionari del Wfp, il Programma alimentare dell’Onu: Mansour Rwagaza e Rocco Leone, entrambi erano insieme all’ambasciatore e al suo seguito sul convoglio umanitario caduto in un’imboscata sulla strada tra Goma e Rutshuru, nella regione del Nord Kivu. Entrambi sopravvissuti all’agguato, ora devono rispondere di omissioni sulla sicurezza della missione. Secondo quanto ricostruito davanti ai magistrati romani dai due funzionari dell’agenzia della Nazioni Unite, gli assalitori volevano 50mila dollari. Visto che nessuno disponeva di quella cifra, il commando armato di kalashnikov avrebbe condotto tutti nella foresta, dove si sarebbe innescato il conflitto a fuoco con i militari dell’esercito e i guardiaparco, in cui sono rimasti uccisi il diplomatico e il carabiniere. A gennaio la polizia congolese aveva annunciato l’arresto di alcuni presunti killer, riferendo che l’intenzione della banda era rapire l’ambasciatore per chiedere un riscatto di un milione.

Sul fronte delle indagini, dopo l’iscrizione nel registro degli indagati dei due funzionari, al momento non emergono altre novità. «Noi combatteremo affinché il World Food Programme non si appelli all’immunità diplomatica» è la promessa di Salvatore Attanasio.

Nominato il nuovo ambasciatore: «Si impegnerà a far luce sul caso»

Salvatore Attanasio nei giorni scorsi ha incontrato il nuovo ambasciatore italiano in Congo, Alberto Pietrangeli, che si insedierà ufficialmente in questi giorni.

«Mi sembra una persona molto determinata e mi ha assicurato che si impegnerà per far luce sul caso di Luca - ha raccontato il papà del diplomatico ucciso l’anno scorso - Speriamo in un’accelerazione alle indagini in Congo che sono in situazione di stallo, bisogna insistere per arrivare alla verità».
Pietrangeli, originario di Rieti, diventa ambasciatore per la prima volta, assume questo nuovo incarico dopo anni passati come consigliere nella cancelleria diplomatica dell'ambasciata italiana di Tirana, in Albania. In passato è stato segretario e consigliere nelle ambasciate italiane di Teheran e Kabul.
Il successore di Attanasio avrebbe già ricevuto il gradimento da parte del governo congolese di Kinshasa.
Tra i compiti più delicati che sarà chiamato ad assumere, appunto il rapporto con le autorità locali per sbloccare le indagini sull'uccisione del suo predecessore.

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