Desio

«Ora sono diventata cittadina italiana»

Originaria di Zaporizhzhia in Ucraina, ha voluto vivere da sola il momento del giuramento, «per capirne il vero significato»

«Ora sono diventata cittadina italiana»
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Ha ottenuto la cittadinanza italiana e ha voluto essere sola al momento della proclamazione per capirne il senso profondo. Elena Oboysheva, ucraina di origine, di Zaporizhzhia, è arrivata in Italia nel 2003. Non è stato facile per lei, ha dovuto superare ostacoli e situazioni complicate, ha dovuto scontrarsi con valori e un mondo diverso da quello in cui era cresciuta.

«Ora sono diventata cittadina italiana»

«Per la prima volta sono arrivata a Sarno, in Campania, con un visto turistico - racconta - Al mio Paese vendevano il lavoro per 250 euro; mio marito e due fratelli avevano deciso per me. E così sono arrivata attraverso questo viaggio della speranza. Ti offrivano tre lavori: come domestica, al ristorante o come badante. Ho scelto la terza possibilità e ho iniziato, ma dopo due mesi sono dovuta scappare perché ero diventata bersaglio di molestie. Volevo venire a Milano e tramite una serie di contatti sono riuscita a lasciare Napoli. E’ così che sono arrivata a Seregno», rammenta.

Sono ricordi di momenti faticosi, complicati, alla ricerca di una casa e di un lavoro, con ore e ore di attesa e sensazioni di sconforto. Il primo lavoro a Seregno per un ristorante, poi le pulizie fino a che è rimasta disoccupata.

«Mi toccava pulire ambienti di 5mila metri quadrati e prendevo 350-400 euro. Perciò ho detto basta», spiega. Tra la Naspi e lavoretti vari si è dovuta rimboccare le maniche più e più volte, fino a che ha iniziato a fare un corso di formazione dopo l’altro, paghe e contributi, operatore fiscale, e anche in ambito legale. E’ andata avanti con grande determinazione finché, potendo contare anche sulla conoscenza della lingua ucraina e russa, e dopo essersi iscritta come Ctu per il Tribunale, «hanno iniziato a chiamarmi come interprete e traduttrice, alla casa circondariale, per gli interrogatori. Ho lavorato per il Tribunale di Milano, Monza, Como, Varese e continuo a farlo. E’ un impegno a cui tengo molto».

Con la guerra e l’arrivo di tanti ucraini anche il lavoro è aumentato. A dicembre per lei è arrivato il momento del giuramento per la cittadinanza italiana.

«Lo aspettavo da tanto e devo dire che mi ha dato una consapevolezza importante - ci tiene a dire - Mi sono sentita molto fiera di ottenere la cittadinanza, perché voi italiani mi avete accolto e questo per me è importantissimo. Qui mi sento veramente bene e ho capito quanto sia bello rimanere in Italia a vivere, come una persona di un’altra nazione che si è perfettamente integrata. Quando sono partita dal mio Paese d’origine mi sentivo patriota, avevo un grande senso della patria, ma poi questa mi ha tradito, perché mi ha costretto ad andare via, a lasciarla - puntualizza - Qui in Italia ho trovato la mia casa, un lavoro, e Martino, con cui da vent’anni condivido il mio percorso di vita, che mi ha sostenuto sempre. Avere la cittadinanza mi ha fatto capire cosa vuol dire far parte di una comunità e sentire di essere benvenuti».

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