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Quarantatré anni nell'Avis: "Alla prima donazione ero ancora minorenne, servì la firma di papà"

Era il 20 ottobre del 1968: dopo quattro decadi anni di impegno, il 73enne Mario Sala lascia il Direttivo dell’Avis

Quarantatré anni nell'Avis: "Alla prima donazione ero ancora minorenne, servì la firma di papà"
Attualità Caratese, 27 Maggio 2021 ore 16:49

Dopo quarantatré anni nell'Avis, il besanese Mario Sala ha lasciato il Direttivo. Anche se «resterò comunque a disposizione dell’associazione», assicura il 73enne.

Quarantatré anni nell'Avis "Alla prima donazione ero ancora minorenne..."

Alla sua prima donazione di sangue era ancora minorenne - fino al 1975 la maggiore età si raggiungeva a 21 anni -, servì così la firma del papà per avere il permesso di salire a bordo dell’autoemoteca posteggiata a Calò. Era il 20 ottobre del 1968. Per la quarta fu chiamato d’urgenza in ospedale dopo la notte di festeggiamenti seguiti alla «partita del secolo», la mitica Italia-Germania 4 a 3 del 17 giugno 1970.

«Un ragazzino di 14 anni aveva bisogno di sangue, era stato operato per un tumore. Purtroppo morì due mesi più tardi...».
Alla centesima, invece, il calcio fu comunque protagonista ma con esiti diversi: dopo la donazione, il pomeriggio l’Italia sarebbe scesa in campo per la finale mondiale del 1994 contro il Brasile (finì 3 a 2 per i verdeoro, con capitan Baresi in lacrime dopo il rigore sbagliato).
Sono solo alcuni dei tanti aneddoti che raccontano quarantatrè anni di impegno nell’Avis di Mario Sala; un’avventura iniziata quando aveva solo vent’anni e terminata il mese scorso con l’uscita dal Direttivo della sezione besanese - del quale è stato segretario, vice presidente e presidente - e da quello provinciale per lasciar posto alle nuove leve. Anche se «resterò comunque a disposizione dell’associazione», assicura il 73enne, da sei anni alla guida pure del centro anziani di via Viarana.

L'impegno in Avis gli è valso la nomina a Cavaliere della Repubblica

Classe 1948, da ragazzino Sala vedeva il mezzo della Croce Bianca entrare nella fabbrica di fronte a casa sua, l’Antares di Calò, per accompagnare gli operai a donare il sangue. Nel 1968 seguì il loro esempio, allungando per la prima volta il braccio sull’autoemoteca. Da quel momento sono passati più di quattro decadi durante le quali è divenuto uno dei pilastri dell’Avis besanese insieme al fratello Angelo. Tra i fondatori del gruppo di Montesiro, segretario della sezione cittadina, vice presidente e presidente dal 1987 al 1999, membro del Consiglio direttivo.

Dagli anni Novanta ad oggi ha fatto parte anche del Consiglio provinciale dell’associazione, prima sotto Milano, in seguito nella nuova provincia di Monza e Brianza.

Ma prima ancora delle cariche generosamente rivestite, è stato un donatore di sangue (215 le sua donazioni). Un impegno che nel 2007 gli era valso la nomina a Cavaliere dell'Ordine al merito della Repubblica, onorificenza conferita dall’allora premier Romano Prodi e dall’ex Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. La segnalazione era partita dal presidente dell’Avis provinciale Natale Casati; il giorno della cerimonia, Mario aveva raggiunto l’Istituto dei Ciechi di Milano «scortato» dall’auto di servizio della Polizia locale, al suo fianco l’ex sindaco Sergio Gianni Cazzaniga.
Di questi quarantatrè anni Sala conserva la ferma convinzione dell’importanza della donazione del sangue e i volti di chi ha regalato parte di sè e del suo tempo al prossimo. A partire da Norman Jones, cardiologo sempre al fianco dei donatori, portato via dal Covid nel marzo del 2020. «Una persona eccezionale», assicura. Eccezionale come te, Mario.

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