L'episodio

“Ridacci la Lega”: il segretario del Patto per il Nord contesta Salvini ai funerali di Bossi

Dario Asnaghi ha urlato contro il vicepremier e si è beccato del cafone dalla compagna Francesca Verdini.

“Ridacci la Lega”: il segretario del Patto per il Nord contesta Salvini ai funerali di Bossi

«Ridacci la Lega, Salvini. Ridacci la Lega», ha urlato domenica 22 marzo 2026 a Pontida, dopo che si erano concluse le esequie del papà del Carroccio, Umberto Bossi. E si è beccato del maleducato da Francesca Verdini, compagna del vicepremier: «Sei a un funerale, cafone, vai a casa!».

“Ridacci la Lega, Salvini”, il segretario del Patto per il Nord contesta Salvini

Il video della scena è diventato virale e agli occhi attenti dei cittadini di Meda non è sfuggito che il contestatore del ministro è il concittadino Dario Asnaghi, 39 anni, ex leghista e attuale segretario cittadino del Patto per il Nord. Vedendo arrivare Matteo Salvini in camicia verde, mano nella mano con la compagna, non resiste a urlargli «Ridacci la Lega, Salvini».

Dario Asnaghi, segretario cittadino del Patto per il Nord

La compagna del vicepremier: “Sei a un funerale, cafone”

La compagna del segretario del Carroccio torna sui suoi passi, gli si avvicina e lo affronta: «Sei a un funerale, cafone». Ma Asnaghi non si fa intimorire e, tenendo in pugno la bandiera della Lega Nord, rincara la dose: «Non mi interessa, ci deve ridare la Lega, ce l’ha rubata». Quindi la replica della Verdini: «Devi andare a casa, maleducato». E mentre si allontana lui continua a gridare: «Ridacci la Lega, Salvini».

“Lascia sconcertati che un ministro preferisce defilarsi. Oggi guardo avanti con il Patto per il Nord”

«Lascia sinceramente un po’ sconcertati vedere un segretario di partito e ministro che, invece di metterci la faccia e affrontare un confronto diretto, preferisce defilarsi lasciando spazio alla propria compagna e sottraendosi al dialogo – ha dichiarato il medese in un comunicato – In politica, soprattutto in certi ruoli, il confronto è fondamentale: si può essere d’accordo o meno, ma non ci si può tirare indietro. Fermo restando che il momento non era dei migliori e che il contesto poteva essere delicato, resta però evidente che certi atteggiamenti non aiutano né a chiarire le posizioni né a dare un’immagine seria e credibile. Chi non conosce la mia storia, il mio percorso e soprattutto ciò che rappresenta davvero la vera Lega, avrebbe fatto meglio a mantenere un profilo più rispettoso e a restare al proprio posto. Aggiungo che il feretro si era già allontanato da circa dieci minuti ed eravamo sul pratone dove, da quando avevo 14 anni, manifesto la libertà del mio territorio. Un luogo che per molti di noi non è solo simbolico, ma rappresenta anni di impegno, battaglie e appartenenza. Proprio per questo, certi atteggiamenti risultano ancora più fuori luogo. Oggi, però, guardo avanti: grazie al Patto per il Nord e a Paolo Grimoldi sono convinto, anzi certo, che le nostre battaglie potranno tornare a dare voce alle decine di migliaia di persone abbandonate e tradite, che però non hanno mai perso il sapore della libertà. Per il Nord, insieme».