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Sindaci e amministratori nel mirino, uno su quattro è stato vittima di intimidazioni

Mille e quattrocento tra primi cittadini e dipendenti comunali lombardi hanno risposto al questionario anonimo distribuito da Prefettura e Anci

Sindaci e amministratori nel mirino, uno su quattro è stato vittima di intimidazioni
Attualità 19 Giugno 2021 ore 14:04

Ci sono atti eclatanti, dall’incendio dell’auto all’aggressione fisica; le calunnie, le diffamazioni, le minacce affidate alla rete. Ma anche quelle che il professor Nando Dalla Chiesa ha definito «violenze a bassa intensità», quindi le allusioni alle persone più care («So dove va a scuola tuo figlio...»), talvolta appena sussurrate, ma non per questo meno efficaci; e l’utilizzo di strumenti legali, come gli esposti all’autorità giudiziaria o di controllo. Pretestuosi e temerari questi ultimi, ma comunque sufficienti «a farti finire su tutti i giornali», ha detto il sindaco di Sesto San Giovanni Roberto Di Stefano.

Sindaci e amministratori nel mirino, uno su quattro vittima di intimidazioni

Sono le tante forme di intimidazione che gli amministratori locali si trovano a dover affrontare. Almeno il 24%, quasi uno su quattro, dei 1.400 che hanno risposto al questionario anonimo indirizzato nelle scorse settimane a sindaci, amministratori locali, segretari comunali, direttori generali, dirigenti e funzionari in posizione apicale degli enti pubblici hanno dovuto farci i conti. Anche se poi in ben pochi hanno denunciato quanto subito: 54 primi cittadini, 84 amministratori, 49 dipendenti comunali hanno preferito lasciar correre, per paura o perché l’hanno ritenuto inutile. Anche perché il 43 per cento di loro non conosce la legge 105 del 2007, quella posta a tutela degli organi collegali amministrativi e giudiziari.

Un’iniziativa, l’indagine sul fenomeno dell’intimidazione, promossa dalla Prefettura di Milano con la collaborazione di tutte le Prefetture lombarde, da Anci Lombardia e dall’associazione «Avviso pubblico», con il supporto dell’Università degli Studi di Milano.

L'incontro nella sede Anci Lombardia

Se ne è parlato nel corso dell’incontro organizzato giovedì scorso, nella sede meneghina di Anci Lombardia, la «casa dei Comuni» l’ha chiamata il presidente dell’associazione Mauro Guerra. Presenti, oltre a Guerra e Dalla Chiesa, il prefetto Vittorio Rizzi, vice direttore generale della Pubblica sicurezza e direttore della Polizia criminale presso il ministero dell’Interno; Renato Saccone, prefetto di Milano; Alessandra Dolci, procuratore aggiunto e capo della Direzione distrettuale antimafia di Milano; Patrizia Liguori, dirigente della Polizia postale di Milano.

La risposta maggiore è arrivata dai Comuni più piccoli, con meno di 5mila abitanti. Massiccia l’adesione dei sindaci, 299 in tutto, 98 dei quali hanno dichiarato di essere stati screditati, calunniati, diffamati o minacciati attraverso i social network, 5 quelli che hanno subito l’incendio dell’auto o di una proprietà, in 8 sono stati aggrediti fisicamente, in 25 hanno ricevuto lettere minatorie. Ben 41 si sono trovati a dover affrontare esposti o querele pretestuosi o temerari. Per lo più nell’espletamento del loro incarico o durante la campagna elettorale.

Una "piaga" in crescita

E’ una «piaga» in crescita guardando i dati forniti dal prefetto Rizzi: gli atti intimidatori nei confronti degli amministratori pubblici sono aumentati del 31,4 per cento a livello nazionale solo nel primo trimestre del 2021, con la Lombardia in testa. Colpa «della crisi economica, delle ricadute della pandemia ma anche di un progressivo degrado del confronto politico, amplificato dai “picchiatori da curva” attivi sui social. Se a tutto questo si aggiunge il peso delle intimidazioni su sindaci ormai ritenuti responsabili di tutto, la situazione diventa davvero insostenibile», ha sottolineato il presidente Anci.

Importante offrire nuovi strumenti agli amministratori

E allora, che fare? «E’ arrivato il momento di provare a costruire condizioni di maggiore serenità», ha suggerito. Offrire strumenti concreti agli amministratori: «sostegno psicologico ed economico», ha proposto Fabio Bottero, primo cittadino di Trezzano sul Naviglio e coordinatore regionale di «Avviso Pubblico». «Organizzare campagne di comunicazione in grado di valorizzare l’importanza e la bellezza del compito da noi svolto, con la ferma condanna da parte dello Stato di chi ci minaccia».
«Il dibattito politico è il sale della democrazia, ma il rispetto non deve mai mancare - la chiosa finale del prefetto Saccone - I sindaci devono sapere che non sono mai soli, possono fare affidamento su tutte le forze dell’ordine».

I casi eclatanti in Brianza

Tra i casi che hanno coinvolto primi cittadini brianzoli non si può non menzionare quello di Lissone.

Era il febbraio del 2019 quando il sindaco Concetta Monguzzi era stata minacciata di morte da un leone da tastiera sui social network. In quell’occasione, convinto di restare impunito e di non essere scoperto, un lissonese di 55 anni aveva scritto nero su bianco un messaggio intimidatorio proprio nei confronti del primo cittadino.
«Sparargli (casomai spararle, Ndr) nella testa, cosa dite?».

Questa l’agghiacciante frase con cui il leone da tastiera aveva intimato di uccidere il sindaco. Il messaggio era stato indirizzato a Monguzzi che all’epoca aveva espresso alcune perplessità politiche e amministrative nei confronti del discusso Decreto Sicurezza promosso dall’ex vicepremier e ministro dell’Interno Matteo Salvini. Una posizione, quella del sindaco, che non era piaciuta all’internauta che aveva così pensato bene di minacciare di morte il primo cittadino. Ma Monguzzi si era subito presentata al Comando dei Carabinieri di via 25 Aprile per formalizzare un esposto per denunciare quanto accaduto.
L’operaio 55enne era stato identificato e aveva pagato per quanto scritto. Ora, a distanza di anni dall’accaduto, con la cifra del risarcimento il sindaco ha voluto fare un regalo simbolico alla città. Una serie di panchine rosse contro la violenza e le intimidazioni contro le donne. L’ultima è stata posizionata solo alcune settimane fa nel giardino del liceo Parini di via Settembrini.
«Anche io sono stata vittima di violenza, da parte di chi sui social mi ha offesa. All'epoca decisi di denunciare il fatto e, al termine della causa, con il risarcimento ho donato delle panchine rosse alla nostra città» ha commentato rivolgendo l’appello a una maggiore sensibilità sul tema della violenza e sulla denuncia degli atti intimidatori.

Le minacce a Daniel Siccardi

Foto che lo ritraevano con il volto insanguinato, recapitate sia via mail sia fisicamente (direttamente a casa e davanti al Comune). Immagini corredate da minacce più o meno velate, che lo hanno spinto a denunciare alle Forze dell’ordine una situazione fattasi via via sempre più insostenibile.
Protagonista della vicenda il sindaco di Ornago Daniel Siccardi, che a inizio maggio ha condiviso con la sua comunità quando stava accadendo. Un grido d’aiuto cui non hanno risposto solo i cittadini di Ornago, ma anche numerosi sindaci della Brianza, protagonisti di una manifestazione di solidarietà andata in scena sabato 1 maggio davanti al Municipio, quando oltre trenta primi cittadini hanno stretto Siccardi in un enorme abbraccio virtuale. Un’immagine molto forte, che aveva toccato nel profondo il sindaco di Ornago. Da allora la acque sembrano essersi calmate, anche se è importante non abbassare mai la guardia: «Anche per questo motivo è molto importante tenere alta l’attenzione sulle minacce che sindaci e in generale amministratori subiscono nel corso del loro mandato - spiega il primo cittadino di Ornago - Da questo punto di vista non posso che essere contento dell’incontro che si è tenuto giovedì: io purtroppo non ho potuto partecipare in prima persona, ma sapere che un argomento del genere non viene dimenticato mi dà maggiore sicurezza. Anche perché leggendo i dati mi rendo conto di non essere solo, ma di aver condiviso con altri un’esperienza molto spiacevole. Anzi, io sono stato anche fortunato: purtroppo ci sono colleghi che hanno dovuto affrontare situazioni molto più pericolose».

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