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Violenza sulle donne: in 40 chiedono aiuto, la metà sono italiane

Sono 22 i casi di connazionali, 18 le straniere. In 22 casi, dopo la denuncia penale, arrivate anche 3 misure cautelari

Violenza sulle donne: in 40 chiedono aiuto, la metà sono italiane
Attualità Monza, 07 Luglio 2021 ore 10:21

Il tema della violenza sulle donne a Lissone si analizza attraverso i numeri dello Sportello antiviolenza e del Telefono Donna.

Violenza sulle donne, l'analisi

Sono 40 le donne che nel corso del 2020 si sono rivolte allo Sportello antiviolenza-Telefono Donna, il punto di riferimento sul territorio della Rete Artemide la cui finalità fin dal 2009 è quella di accogliere, ascoltare e informare in maniera puntuale sulle conseguenze della violenza subita e sulla gravità del reato, nonché sul diritto delle donne a essere protette in strutture dedicate.

La Rete Artemide, attiva in città grazie alla collaborazione di molte realtà istituzionali, sociali e di volontariato, è una rete interistituzionale nata dalla collaborazione tra i Comuni della Provincia di Monza e Brianza, Prefettura, Procura, Forze dell'ordine, Ats della Brianza (l'ex Asl), Asst di Monza e Asst di Vimercate (le ex aziende ospedaliere), Cadom, White Mathilda e Telefono Donna, Novo Millennio, La Grande Casa, Centro Ambrosiano di Solidarietà, Afol Monza Brianza, Istituti Clinici Zucchi, Policlinico di Monza e Ordine dei Medici.

I numeri di accesso allo sportello sono in linea con quelli del biennio precedente, a dimostrazione della necessità di proseguire nelle azioni coordinate a supporto delle donne. L’Amministrazione promuove momenti di integrazione e di ascolto sul territorio anche mediante iniziative finalizzate a creare momenti di aggregazione e relazione. Ma la forza di appartenere ad una rete sta proprio nel costruire comunicazioni ed azioni congiunte, arrivando in modo unitario alle donne che hanno bisogno di un sostegno.

Questo è stato il commento del sindaco Concetta Monguzzi e di Anna Maria Mariani, assessore ai Servizi sociali e pari opportunità.

Le azioni in campo

Fra gli interventi promossi a livello comunale ci sono ad esempio l’azione di sensibilizzazione che le associazioni effettuano nelle scuole, l’attivazione di un Forum Donna a cui aderiscono una dozzina di sodalizi e il costante contatto in essere fra Comune e comunità straniere anche mediante il dialogo con le associazioni che hanno sede in città.

Lo sportello d’ascolto è un punto di arrivo e di partenza, ma rappresenta uno dei servizi attivati sul territorio per intercettare fenomeni di violenza sulle donne. Nella consapevolezza che molto è ancora il lavoro da svolgere per intercettare le vittime di violenza, il Comune è presente sul territorio anche con "Antenne sociali", mediatori e un costante lavoro con le comunità straniere. Strumenti che, seppur non immediatamente visibili, permettono di avviare un dialogo che porti al sostegno diretto di chi si trova in difficoltà.

Non mancano poi le iniziative specifiche per sensibilizzare sul tema della violenza, con la presenza di panchine rosse in cinque punti della città (in copertina l'ultima inaugurata nel giardino del liceo linguistico Parini a Lissone), la calendarizzazione per il mese di marzo della rassegna culturale-sociale Impronta Donna e la veicolazione del numero di telefono 1522 anti-violenza e stalking attivato dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri.

I dati

Nel corso del 2020, gli accessi totali allo sportello sono stati 57, di cui 40 hanno portato a donne la cui posizione è stata effettivamente presa in carico dagli operatori specializzati. Di queste, 25 hanno avuto un primo contatto tramite telefono, 12 hanno attivato il canale tramite mail e 3 si sono presentate nella sede di via Como per un primo colloquio personale.

Si tratta di donne per la quasi totalità residenti nell’Ambito socio-sanitario di Carate Brianza (di cui Lissone fa parte), di differente fascia d’età (ma in 25 hanno fra i 31 e i 50 anni), in 22 casi italiane e in 18 straniere con differenti origini: fra queste, 8 provengono dall’Est Europa, 5 dai Paesi arabi, 2 dal Sud America.

A rivolgersi allo sportello sono state in prevalenza donne coniugate (18 casi), separate (10) o conviventi (4), nella maggior parte dei casi con figli sia minorenni (21) che maggiorenni (11).

Violenza sulle donne: le motivazioni

Le motivazioni che hanno portato le donne a rivolgersi al Telefono Donna riguardano episodi di violenza fisica e psicologica nella maggior parte dei casi. Motivazioni che hanno spinto a chiedere un aiuto, tanto che in 17 casi è stato necessario anche un accesso al Pronto soccorso.

Proprio per la delicata situazione, in 7 casi è stato giudicato alto il rischio della donna (in 23 medio, solo in 10 basso), individuando nel marito o compagno (21 casi) o nell’ex compagno/marito (12 casi) l’autore delle violenze. Complessivamente, in 22 casi le donne hanno sporto denuncia penale che ha portato anche a 3 misure cautelari.

Complessivamente, pur nell’anno dell’emergenza pandemica, lo sportello di via Como ha avuto 345 scambi e-mail con donne vittime di violenza (o con servizi annessi alla segnalazione), 254 ascolti telefonici, 82 colloqui di accoglienza, 68 colloqui di supporto psicologico, ha offerto 21 consulenze legali e ha avuto 12 partecipazioni a tavoli di rete.

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