Cantiere nel mirino

Carate, la denuncia: “Ad Agliate un disastro culturale”

Renato Perego, artigiano della pietra e voce di «Ville Distrutte» è intervenuto per fermare il cantiere della Provincia, che stava ultimando la sistemazione del tratto in ciottoli di fiume all’intersezione con via Ronchi. Lo aveva già fatto a maggio del 2019.

Carate, la denuncia: “Ad Agliate un disastro culturale”
Caratese, 18 Novembre 2020 ore 16:23

“Ad Agliate è andato in scena l’ennesimo disastro culturale”: è la denuncia di Renato Perego, artigiano della pietra e voce della pagina Ville Distrutte.

Nel mirino il cantiere a Carate Brianza

Dura condanna per i lavori di pavimentazione eseguiti la scorsa settimana in via Cavour nel cuore di Agliate, frazione di Carate Brianza.  Renato Perego è intervenuto per fermare il cantiere della Provincia, che stava ultimando la sistemazione del tratto in ciottoli di fiume all’intersezione con via Ronchi. Lo aveva già fatto a maggio del 2019: «Una vergogna sotto gli occhi di tutti, in un luogo simbolo della storia della Brianza», spiega.

Nel mirino lo «sfregio» all’antica rizzata pavimentata con ciottoli di fiume ad Agliate, a due passi dalla millenaria basilica dei Santi Pietro e Paolo, nel cuore della frazione luogo simbolo della storia di Carate e dell’arte dell’Alta Brianza. Un fazzoletto di sassi di fiume, all’altezza dell’intersezione con via Andrea Ronchi, dove sorgono una serie di edifici mappati e schedati nell’archivio dei Beni culturali della Lombardia e la cui architettura risale alla prima metà dell’Ottocento.
Era stato proprio Perego allora a fermare gli operai e il cantiere a fine maggio del 2019, a evitare che sulla rizzata venisse stesa una coltre di asfalto e ad inviare poi un’immediata segnalazione al Parco Valle Lambro e agli enti preposti (fra cui gli uffici del Comune di Carate).

La segnalazione

«Quello che è stato portato a termine è il simbolo del disastro umano e culturale di questo Paese, di Carate Brianza come di tutta l’Italia – spiega – Dopo la mia segnalazione del giugno 2019, il Parco aveva confermato che l’asportazione della vecchia asfaltatura aveva fatto riemergere in quel punto un “angolo storico della frazione”. Mi aspettavo, quindi, che il successivo intervento tenesse conto dell’antica pavimentazione con un reintegro delle pietre mancanti. Bastava “ricucire” le due buche presenti sulla rizzata allungando due passi verso il Lambro, che ciclicamente viene dragato dal Parco stesso durante gli interventi all’alveo. E invece? Eccoci di fronte al disastro avvenuto e documentato in settimana – sostiene Perego – dove ci siamo ritrovati di fronte ad una ruspa e a un camion a dragare la sede e a buttare direttamente via in discarica a macinare l’antico ciottolato ancora in ottimo stato. Siamo riusciti solo a fermare i lavori sul residuo di rizzata ancora intatto, rilevando l’avvenuto disastro. Sui cartelli appesi ad inizio cantiere la scritta “Posa ciotoli” suonava come un cazzotto all’intelligenza di tutti. Le transenne localizzate sui due maggiori buchi, in questo anno trascorso, avevano fatto ben sperare in un iter lungo, ma degno di un restauro di uno degli angoli architettonicamente più significativi di tutto il Parco Valle Lambro. Rifare attraverso la distruzione e l’asportazione del materiale originale è un lavoro dozzinale che svaluta e deprezza il senso di un’istituzione, che è chiamata a tutelare il patrimonio artistico di tutti. Ed ora che alcune pietre sono ancora lì, salvate dall’ennesimo scempio, cosa si intende fare? Magari appiccicare delle banali pietre avulse dal territorio provenienti dal Ticino, con tutto il rispetto per il grande fiume, come si usa troppo spesso fare per “comodità ” commerciale. Lì dove purtroppo per negligenza sono state buttate le pietre originali, – conclude – pretendo che vengano usati sassi del fiume Lambro con pezzature miste, simili a quelle buttate in discarica. È sacrosanto nei pressi della Basilica pretendere questo tipo di intervento, facendolo presente a tutte le cariche istituzionali competenti».

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