Incredibile

Clamoroso, uno su due rifiuta il test sierologico

A rivelarlo il sindaco Dario Allevi. Ma ci sarebbe un motivo dietro questa situazione

Clamoroso, uno su due rifiuta il test sierologico
Monza, 15 Maggio 2020 ore 09:11

Oltre un cittadino su due di coloro che in Brianza sono stati contattati da Ats per sottoporsi ai test sierologici ha rifiutato di effettuare l’esame per la ricerca anticorpale per sapere se ha contratto il Covid 19. Proprio oggi, invece, privatamente chiunque si potrà sottoporre ai test sierologici a pagamento, i dettagli qui. A renderlo noto il sindaco Dario Allevi che ha commentato con costernazione questo dato così singolare.

Altro che test a tappeto!

«Sembrava che tutti volessero sottoporsi al test e ora delle persone contattate perché rientranti nei parametri regionali, ossia aver avuto contatti stretti con persone malate o aver presentato sintomi che facevano pensare al virus, la metà ha rifiutato il test», ha spiegato Dario Allevi , che nelle scorse settimane aveva ricevuto decine di appelli da monzesi che avrebbero voluto test sierologici a tappeto. Quelli chiamati da Ats fanno riferimento a una categoria molto specifica di persone che erano state in isolamento per sospetti sintomi da Covid (ma che non avevano mai potuto fare il tampone) o che erano stati in contatto con persone positive. La maggior parte, però, davanti alla possibilità di sottoporsi all’esame specifico che rileva la presenza di anticorpi per il coronavirus ha preferito denigrare la proposta (ormai il 60%  ha detto no).
Ma ci sarebbe una spiegazione davanti a un dato che sembra così singolare. «Nel momento in cui il test sierologico accerta che sono presenti anticorpi contro il virus, il soggetto deve anche essere sottoposto a un tampone (che deve risultare negativo) prima di poter tornare alla vita normale e nel frattempo stare in isolamento», spiega il sindaco.

Attesa per il tampone

E il seguito è presto detto: se i tamponi scarseggiano e i tempi sono lunghi, coloro che hanno gli anticorpi potrebbero essere gli ultimi a tornare alla vita «normale» perché costretti in casa  in attesa di essere chiamati per effettuare il benedetto tampone (e solo se negativo non dover osservare un ulteriore periodo di isolamento in attesa di negativizzarsi). Insomma, una situazione che rischia di diventare un paradosso e di vanificare così anche le analisi statistiche che Regione Lombardia avrebbe voluto compiere per cercare di capire quanto possa essere stato esteso il contagio reale. «Appare infatti ormai evidente come i numeri dei positivi totali possa essere più elevato di quelli in nostro possesso», aggiunge anche il sindaco. Ipotesi, ovviamente, che hanno bisogno di studi e prove scientifiche per non restare nel campo delle fantasticherie. Intanto lo stesso iter, ovviamente, dovranno seguire coloro che invece si sottopongono da oggi privatamente all’esame. Anche loro se con anticorpi verranno segnalati ad Ats e dovranno rimanere in isolamento in attesa del tampone (negativo ovviamente).

Il paradosso

Dimostrazioni però che restano difficili se le persone individuate per la ricerca decidono di rifiutare l’esame. Circa 700, 800 sono i test sierologici che vengono effettuati al giorno per la provincia di Monza.
«Penso sia importante anche per rispetto delle altre persone, senza contare che sarà un tassello importante anche in vista della plasmaterapia che speriamo funzioni visto che le attese del vaccino saranno molto più lunghe. Però essendo a base volontaria…».   «Nonostante Ats Brianza abbia garantito che il tampone avverrebbe in tempi rapidi, la maggior parte rifiuta quello che è un esame volontario – spiega il sindaco Dario Allevi – Mi sembra paradossale anche perché sono indagini utili a capire il livello di diffusione del virus sul territorio». I primi risultati dicono che circa il 33% di questa categoria che si è sottoposta al test era realmente entrata in contatto con il virus e molti in modo asintomatico. Molto più bassa invece la percentuale di contagio dei sanitari. «Un risultato eccezionale in particolare quello dei dipendenti del San Gerardo: su 1500 solo il 4% era positivo – ha chiosato Allevi – Chapeau, era il segno che il nostro ospedale ha lavorato in maniera egregia per non diventare veicolo di contagio e questo mi rende incredibilmente orgoglioso delle donne e uomini che hanno lavorato in modo incredibile lanciando il cuore oltre l’ostacolo in questi mesi».

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