La lettera

Da Carate il grido delle scuole di danza: «Noi, dimenticate»

Alessandra Sormani, direttrice artistica di Arabesque: "Più volte, nei supermercati, ho visto coi miei occhi non rispettato il distanziamento, perché questa assurda discriminazione?"

Da Carate il grido delle scuole di danza: «Noi, dimenticate»
Cronaca Caratese, 10 Febbraio 2021 ore 14:29

Anche da Carate Brianza si alza forte il grido di allarme delle scuole di danza.

Ci scrive da Carate la direttrice di Arabesque

In una lettera inviata al Giornale di Carate, Alessandra Sormani, direttrice artistica di Arabesque, storica scuola della città, ha alzato la voce per le pesanti ricadute dell’emergenza Covid-19. Un allarme che si unisce alle centinaia di messaggi partiti nelle scorse settimane da tutta la penisola. Le scuole di danza private in Italia rappresentano un comparto importante dello spettacolo e della formazione, che conta circa 30.000 realtà con un indotto di circa 5 milioni di persone. I riflessi della pandemia da Coronavirus e le restrizioni imposte rischiano però davvero di avere effetti pesantissimi. Non solo dal punto di vista economico, ma soprattutto per la valenza educativa e sociale delle scuole di danza che contribuiscono, in maniera sostanziale, alla promozione, allo sviluppo e alla diffusione della cultura nel nostro Paese.

La lettera di Alessandra Sormani

Ecco, di seguito, alcuni passaggi della lettera che la direttrice artistica della scuola di Carate Brianza ha inviato alla nostra redazione e che trovate integralmente pubblicata sul nostro settimanale in edicola da martedì 9 febbraio.

«Caro direttore, “l’Arte e la Scienza sono libere e libero ne è l’insegnamento”. Lo dice la Costituzione (art. 33), dimenticata nell’ultimo anno. Come le scuole di danza, chiuse a tempo indeterminato. Arte e Cultura? Non in questo Paese. Anni di lavoro gettati al vento? Arriveranno i sussidi. La crescita dei nostri ragazzi? Diventeranno grandi lo stesso. Indifferenza, spreco, annullamento. Eppure, tutte (e scrivo tutte, senza partigianeria) le scuole di danza si sono adeguate, investendo per adottare misure di contenimento della pandemia. Calcoli dei metri quadri, accessi diversificati in entrata e in uscita, gel, termoscanner, mascherine. Non è servito a nulla. Sacrificio necessario? Forse. Ma certamente diseguale. Più volte, nei supermercati, ho visto coi miei occhi non rispettato il distanziamento, che invece è garantito nelle nostre sale. Perché, dunque, questa assurda discriminazione? Chi si trova a decidere aperture e chiusure dovrebbe sapere che la Danza non è uno sport: è linguaggio artistico del corpo e del cuore, che nutre l’intelligenza emotiva e aiuta i ragazzi a sviluppare in modo armonico sensibilità e competenze trasversali necessarie per la vita. Quale differenza fra stare seduti sui banchi di scuola, chiusi in un’aula per sei ore, e mettersi in piedi alla sbarra per un’ora o poco più? Un’educazione completa non può prescindere dall’Arte e dalla Cultura».

 

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