A Desio e Monza

Davanti agli ospedali per il diritto alla salute

Con il neonato Coordinamento per il diritto alla salute sono scesi in piazza esponenti politici senza bandiere, associazioni e semplici cittadini.

Davanti agli ospedali per il diritto alla salute
Cronaca Monza, 20 Febbraio 2021 ore 16:02

Davanti agli ospedali per il diritto alla salute. A Monza e Desio con il neonato Coordinamento per il diritto alla salute sono scesi in piazza esponenti politici senza bandiere, associazioni e semplici cittadini.

Davanti agli ospedali per il diritto alla salute

Un’iniziativa per una nuova sanità pubblica che a livello lombardo ha toccato ventidue tra ospedali e Residenze per anziani, con il presidio principale che si è tenuto davanti al Palazzo della Regione. I manifestanti hanno distribuito un volantino in cui era scritto a chiare lettere che “a un anno dal paziente uno il vero malato è la sanità lombarda”.

“E’ la prima iniziativa del neonato Coordinamento diritto alla salute di Monza e Brianza” ha sottolineato Angelo Spada, segretario provinciale di Rifondazione comunista presente comunque senza bandiere come alcuni esponenti di Possibile.

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Presenti soltanto striscioni e cartelli che inneggiano senza mezzi termini a una sanità pubblica: “Ricostruire il servizio sanitario pubblico”, “La salute non è una merce, la sanità non è un’azienda”, questi alcuni degli slogan all’ingresso del San Gerardo.

Nel corso della mattinata sono stati girati anche alcuni video, dirette che si sono ripetute anche davanti agli altri ospedali lombardi e che hanno caratterizzato due ore di mobilitazione. Filmati poi finiti online.

Con Spada anche Massimo Badalucco, esponente di Possibile che ha aderito a sua volta al Coordinamento, “che nasce con l’obiettivo costruire la sanità dal basso, con un maggiore coinvolgimento dei cittadini, dei territori”.

“Con questa prima iniziativa – ha sottolineato il sovicese Romano Valtorta, esponente del Coordinamento – abbiamo voluto dare voce alle associazioni di volontariato, impegnate nel chiedere una sanità pubblica e universale”.

Fra le associazioni presenti la piattaforma “Non una di meno” che con Chiara Perri ha ricordato come sono state le donne a pagare di più durante i mesi del lockdown, a soffrire di più per la pandemia. “Più di altri le donne in questa fase pandemica hanno avuto difficoltà ad accedere alle cure. Oggi siamo qui anche perché tutti i venerdì davanti al San Gerardo ci sono le associazioni antiabortiste che vogliono negare un diritto sancito dalla legge come è quello dell’aborto.

Per il movimento Fridays For Future c’erano Elena, Emma e Theo, presenti sostanzialmente per appoggiare il collettivo “Non una di meno” ma anche per denunciare “che la Lombardia e la Brianza sono fra i territori più inquinati e questo inquinamento ruba anni di vita perché provoca danni alla salute”. Rivedere la sanità significa quindi pensare anche a  modelli di vita più sostenibili.

Presenti con un grande striscione anche alcuni sindacalisti dell’Usb, l’Unione sindacale di base.

Anche a Desio un bel gruppo di manifestanti

C’erano rappresentati di Sinistra per Desio, il Coordinamento per il No alla Pedemontana, ma anche il Quartiere San Giorgio, Legambiente, il Partito della Rifondazione comunista, Casa Sinistra e Abc Desio. Insomma, sono stati in tanti ad aderire alla prima iniziativa del Coordinamento diritto alla salute di Monza e Brianza.

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Come davanti al San Gerardo anche all’ospedale di Desio non c’erano bandiere ma soltanto cartelli per chiedere  una medicina più vicina al territorio.

“Regione Lombardia – ha sottolinea Iaia Piumatti di Sinistra per Desio – ancora recentemente ha stanziato 300 milioni che sono soldi sottratti alla salute in un momento difficile. Una salute che deve guardare anche alla medicina del territorio, non soltanto ai grandi ospedali”.

Piumatti ricorda che in Brianza c’erano consultori che erano delle eccellenze, così come altri servizi territoriali “poi tutto è stato spostato all’interno degli ospedali, un accentramento che in occasione della pandemia ha mostrato tuti i suoi limiti”.

Più medicina territoriale dunque “ma anche una mobilità più sostenibile, per un minore impatto sull’ambiente e sulla salute delle persone”.

 

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