Menu
Cerca
Monza e Brianza

“Guardiamo avanti tutti insieme e ce la faremo”

Questo il messaggio dell'Arcivescovo di Milano Mario Delpini al termine dell'incontro con i sindaci della Zona pastorale V.

“Guardiamo avanti tutti insieme e ce la faremo”
Cronaca Monza, 27 Marzo 2021 ore 17:52

“Guardiamo avanti tutti insieme e ce la faremo”. Questo il messaggio dell’Arcivescovo di Milano Mario Delpini al termine dell’incontro con i sindaci della Zona pastorale V.

“Guardiamo avanti tutti insieme e ce la faremo”

E’ stato denso di significati e di emozioni l’incontro di oggi in Provincia con l’arcivescovo di Milano, Monsignor Mario Delpini. “Al centro siete voi” ha detto l’alto prelato rivolto agli amministratori nella sala dell’Auditorium della Provincia e a quelli che erano collegati da remoto. “Io do un contributo di gratitudine e stima, perché il sindaco è sempre colui che rappresenta la comunità civile e ne sente tutto il peso, la solitudine”.

Parole che hanno assunto un significato particolare perché prima di monsignor Delpini erano intervenuti il presidente della Provincia MB Luca Santambrogio e un sindaco per ognuno dei sette decanati che compongono la Zona pastorale V.

Il presidente Santambrogio ha ricordato che la sala in cui oggi i sindaci hanno incontrato l’arcivescovo è la stessa che pochi mesi fa ha viso assegnare il Premio Beato Talamoni proprio ai sindaci. Per il loro impegno durante la pandemia, che ha segnato il 2020 e sta segnando anche questo 2021.

“La forza di questo territorio è fare squadra”

10 foto Sfoglia la gallery

“Credo – ha sottolineato Santambrogio parlando da quella che ha giustamente definito la Casa dei Comuni – che tutti i sindaci della Brianza hanno saputo fare la differenza nel fare sentire i cittadini parte di una comunità che non deve arrendersi e deve resistere. La forza di questo territorio è stata, ed è, quella di fare squadra”.

Ha quindi ricordato il patto “Brianza ReStart” firmato a luglio “un patto che ha il valore simbolico di un’alleanza per unire le forze e affrontare insieme i problemi causati dalla pandemia, imparando a cambiare prospettiva e cogliere le opportunità per rinascere e ricostruire un modello di società diversa e più inclusiva”.

Dopo il presidente della Provincia ha preso la parola Giacomo Pintus, capo di gabinetto del Prefetto Patrizia Palmisani, che dopo un grazie sentito all’arcivescovo “per non avere mai fatto mancare la sua vicinanza a questa Provincia ” ha sottolineato come nell’ultimo anno è stato necessario fare fronte comune “e nonostante la pandemia c’è stata una rinnovata coesione sociale”.

“Tocca a noi, tutti insieme… ricominciare”

E’ toccato quindi a don Walter Magnoni, responsabile della pastorale sociale della Diocesi di Milano, introdurre la giornata che aveva come tema “Tocca a noi, tutti insieme… ricominciare”

“Se fossi un amministratore pubblico – si è chiesto don Walter – da dove ricomincerei? Il Papa ci ha detto che non dobbiamo aspettarci tutto da chi ci governa, l’inerzia è un atteggiamento sbagliato, la lamentela sterile rischia di peggiorare la situazione”.

Ha parlato quindi di sussidiarietà ma anche di integrazione, laddove “integrare significa fare spazio agli altri, significa rendere la comunità intera”.

I sindaci che spesso si sono sentiti soli

9 foto Sfoglia la gallery

Sono quindi intervenuti i sette sindaci (quel sette che nella Bibbia è un numero sacro) dei vari Decanati per portare la loro testimonianza. Una testimonianza che aveva molte cose in comune. Una testimonianza giocoforza influenzata dalla pandemia che però ha fatto emergere la grande forza del volontariato anche se tutti i primi cittadini intervenuti, sia pur con sfumature diverse, hanno sottolineato di essersi sentiti soli in più di un’occasione.

“Abbiamo superato le appartenenze politiche, abbiamo messo da parte i nostri interessi personali, ma quando i nostri cimiteri riaprivano soltanto per officiare brevi cerimonie funebri ci siamo sentiti spesso soli” ha rimarcato il sindaco di Monza Dario Allevi, intervenuto anche per i colleghi di Brugherio e Villasanta.

Altra bellissima nota di una giornata che sarà difficile dimenticare il fatto che i sindaci “portavoce” di ogni decanato si sono ritrovati prima con i colleghi, anche di diverso orientamento politico, per portare un pensiero da condividere in un forte momento di spiritualità in presenza dell’arcivescovo.

Ci è tornata in mente l’espressione “salire in politica” perché è in momenti come questo che la politica, scevra da interessi di partito, assume i valori più elevati. La politica che, per dirla sempre con Allevi, “deve immaginare un modello di sviluppo capace di mettere al centro le persone” dopo aver visto nell’anno che ci siamo lasciati alle spalle “gesti di generosità indimenticabili, che ancora oggi ci commuovono”.

“Per lei non era contemplata la terapia intensiva…”

Come ci hanno commosso le parole di Fabrizio Pagani, sindaco di Nova Milanese, che ha raccontato due fatti che lo hanno toccato da vicino. La telefonata di una sua giovane concittadina che durante la prima ondata della pandemia aveva la nonna ricoverata in ospedale col Covid. Aveva bisogno di essere intubata, “ma per lei non era contemplato il passaggio in Terapia intensiva…”.

E poi la Messa di Pasqua “la chiesa vuota e io solo, eppure è stata la Messa più intensa che ho mai vissuto in tutta a mia vita”. Pagani che ha ricordato anche come “i cittadini hanno visto in noi sindaci l’ancora a cui aggrapparsi, ma la città ha saputo essere solidale, unita ed io di questo sono molto orgoglioso”.

Anche Marco Citterio, sindaco di Giussano, ha voluto ricordare la grande forza della solidarietà messa n campo dai suoi concittadini. “Cittadini che hanno affrontato e stanno affrontando tanti sacrifici, tanto che noi sindaci spesso ci siamo sentiti inadeguati perché privi delle risorse necessarie per rispondere a tutti”. Nonostante ciò però c’è stata la forza per dare vita a “una commissione congiunta capace di sviluppare progettualità innovative”.

Un “riscoprirsi comunità” che ha ricordato anche la prima cittadina di Arosio Alessandra Pozzoli, che pure non ha taciuto le problematiche con cui si è costretti quotidianamente a fare i conti, che vanno dai problemi psicologici nei giovani, all’abbandono scolastico, a un aumento dell’emarginazione.

“Siamo iperconnessi ma siamo soli”

Sul tema della solitudine è tornato Renato Meregalli, primo cittadino di Vedano al Lambro. “Noi – ha detto – siamo iperconnessi ma alla fine ci accorgiamo che siamo soli. Questo tempo ci ha dato il modo di pensare cosa è la vita virtuale. Occorre ripensare i luoghi di aggregazione e di incontro, far capire che l’altro ci serve, per completarci come persona”.

Un tema affrontato anche dal sindaco d Seregno Alberto Rossi. “La pandemia – ha sottolineato – ha messo in discussione il rapporto verso gli altri. Abbiamo cercato l’altro in tantissimi modi. Non è andato tutto bene e abbiamo dovuto fare i conti con i nostri limiti. Oggi dipendiamo tutti dalla responsabilità dell’altro che deve indossare la mascherina e mantenere la distanza per non essere fonte di contagio. Questo ci fa capire che nessuno si salva da solo.

E ancora: “Siamo chiamati a fare rete per risolvere i problemi crescenti, facile a dirsi ma non sempre facile da mettere in pratica”, quindi Rossi ha chiesto un suggerimento all’arcivescovo.

“Fare rete diventerà imprescindibile”

Sulla necessità di “fare rete” si è soffermato anche il sindaco di Concorezzo Mauro Capitanio. “Condividere le esperienze e fare rete – ha detto – diventerà imprescindibile, La grossa sfida è capitalizzare queste esperienze di solidarietà che abbiamo vissuto in prima persona e far vivere la comunità”.

La chiusura è stata affidata all’arcivescovo, che nel suo discorso ha messo al centro i sindaci, come abbiamo accennato. Rivolgendosi loro ha detto anche: “Voi siete punto di riferimento per tutti i vostri cittadini, è una grande esperienza ma anche una grande responsabilità. In questo momento si deve prendere cura del bisogno ma fare attenzione anche al clima, all’aria che tira. In un clima, positivo, costruttivo, fiducioso è più facile superare anche i bisogni. Il clima che respiriamo è invece di scoraggiamento, paura, incertezza ma questo è il tempo Pasquale per ripartire, per risorgere. Perché tutti i cittadini devono essere aiutati a ritrovare la fiducia”.

“Dobbiamo curare il bisogno ma anche l’anima”

E ancora: “Noi dobbiamo trovare qualcosa di più profondo del bisogno. Dobbiamo curare il bisogno ma anche l’anima e un aiuto importante è quello della comunicazione, anche quella locale. Che deve infondere speranza e fiducia parlando anche di fatti positivi come l’esperienza dei volontari o dei vincitori di un concorso di poesia”.

Ha quindi invitato a guardare avanti, convinto che ci siano imprenditori illuminati. Guardare avanti avendo riferimenti comuni, una visione che ha come componente fondamentale la stima di sé. “Noi possiamo farcela tutti insieme perché siamo bravi e capaci”.

Ai sindaci ha detto quindi di essere abili nel convocare. “Il sindaco ha la possibilità di essere colui che promuove, anche per riflettere, pensare quale città vogliamo. La ricchezza dei vostri contributi – ha concluso l’arcivescovo – mi ha dato molto da pensare e vi ringrazio di cuore”.

Poi la chiusura, con un momento di preghiera come si era iniziato.

 

 

 

Condividi
Top news
Glocal news
Video più visti
Foto più viste
Necrologie
Idee & Consigli