Cronaca
Cordoglio a Meda

Il Covid uccide ancora: il Polo perde un pezzo di storia

Vincenzo Brigo, appassionato di politica e impegnato nel sociale, si è spento a 89 anni dopo tre giorni di battaglia contro il virus.

Il Covid uccide ancora: il Polo perde un pezzo di storia
Cronaca Seregnese, 22 Novembre 2022 ore 18:27

Il Covid-19 uccide ancora e nei giorni scorsi si è portato via un pezzo della storia del quartiere Polo di Meda. E’ morto dopo tre giorni di lotta contro il coronavirus, che l’ha colpito in modo violento, l’89enne Vincenzo Brigo, «una gran bella persona per la Comunità pastorale, per la città di Meda, per le associazioni di cui ha fatto parte, per tutti i ragazzi che l’hanno incontrato nel loro percorso di crescita o in strada, dove amava stare, tra la gente del suo amatissimo quartiere Polo», viene descritto da chi l’ha conosciuto.

Il Covid si è portato via Vincenzo Brigo

Originario di Padova, giunto a Meda nel periodo dell’emigrazione veneta, nel 1968, ha amato la nuova città come quella d’origine, come se fosse stata da sempre la sua. E la sua vita si è intrecciata alla storia locale, lasciando dei segni indelebili in vari ambiti. «Diversamente da altri, non si era trasferito in Brianza per cercare lavoro, perché lui già era restauratore d’affreschi in Veneto - ricorda il figlio Maurizio anche a nome delle sorelle Monica e Patrizia - L’ha fatto per amore, perché la moglie Veneranda Pavanello desiderava raggiungere suo padre, che già stava a Meda». E così tutta la famiglia si trasferì al quartiere Polo, «che si stava venendo a formare proprio in quegli anni. C’erano strade sterrate, senza illuminazione, e tante case popolari. Noi siamo stati in un appartamento in affitto».

Al Polo avviò il negozio che poi divenne edicola

Subito Brigo si rimboccò le maniche e iniziò questa seconda fase della sua vita con l’entusiasmo e il sorriso che l’hanno sempre accompagnato. «Trovò lavoro nella storica ditta Baserga, occupandosi di mobili, per poi dare inizio alla sua avventura imprenditoriale - prosegue il figlio - Da buon veneto, all’insegna del detto “Faso tuto mi”, all’intersezione tra via Ticino e via Tevere aprì il primo negozio di casalinghi, giocattoli e cartoleria, che con il tempo divenne un vero e proprio punto di riferimento per il quartiere, un luogo di aggregazione. Successivamente sarebbe diventata l’attuale edicola in via Tre Venezie».

Appassionato di politica

Sempre gioviale, pronto alla battuta, disponibile, generoso e mantenendo l’inconfondibile accento veneto di cui andava orgoglioso, si era da subito interessato alla vita e alle problematiche del quartiere, segnalando quello che non andava. «Nel 1975 si candidò con la Democrazia Cristiana, ma non ottenne abbastanza voti per entrare in Consiglio comunale - ricorda il figlio, al quale ha trasmesso la passione per la politica, dato che fu consigliere comunale negli anni Novanta, sempre nelle file della Democrazia cristiana - Era molto amico dell’allora sindaco Fabrizio Malgrati, con il quale si confrontava costantemente sulle piccole e grandi criticità della città».

Impegnato nell'associazionismo

Intenso fu anche l’impegno profuso nelle attività oratoriane e che riguardavano i giovani, «ai quali teneva molto, era un prete mancato», conferma il figlio con un sorriso. Ma si era dedicato anche all’associazionismo: «Era impegnato nell’Avis come donatore e nella San Vincenzo per aiutare le famiglie in difficoltà. E soprattutto si era appassionato di sport, ricoprendo anche per qualche anno il ruolo di presidente del Gs Virtus Meda Sud, che aveva iniziato con il calcio e poi man mano si era ampliato con il basket».

Tre giorni di calvario a causa del Covid

L’interesse per la sua città e il suo quartiere, nonostante il passare degli anni, non è mai scemato. «Ultimamente aveva qualche acciacco legato all’età, ma stava bene - spiega Maurizio - Purtroppo, nonostante le tre dosi di vaccino e la quarta in programma, ha contratto il Covid, e nella forma aggressiva con cui imperversava due anni fa. Ci è sembrato di essere tornati nel pieno della pandemia». In tanti in questi giorni si sono stretti alla moglie, ai figli e ai quattro nipoti per portare conforto e ricordare un uomo che ha dato tanto alla città.

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