La Meridiana e Fondazione Cariplo

Il Paese Ritrovato: un progetto ambizioso realizzato a tempo di record

Oggi è considerata una delle esperienze più virtuose e interessanti del territorio nazionale.

Il Paese Ritrovato: un progetto ambizioso realizzato a tempo di record
Monza, 30 Luglio 2020 ore 23:30
Il Paese Ritrovato è un progetto ambizioso, una scommessa felicemente realizzata a tempo di record. E oggi è considerata una delle esperienze più virtuose e interessanti del territorio nazionale.

Il Paese Ritrovato: un progetto ambizioso realizzato a tempo di record

Un progetto lungimirante fortemente voluto dalla cooperativa sociale La Meridiana e dal suo direttore Roberto Mauri, 63 anni, monzese doc. Meridiana opera a Monza dal lontano 1976 e si avvale di 56 soci, 350 operatori professionali, un centinaio di volontari e tantissimi sostenitori. Ed è stato il team di Meridiana a dare vita alla sfida del Paese Ritrovato, caratterizzato da 4 edifici di 2 piani, ciascuno dei quali dotato di 8 camere singole con bagno, dove alloggiano 64 persone con demenza o Alzheimer che possono contare su negozi, un piccolo teatro, una pro loco, vie, piazze, giardini e persino un orto.
Il Paese Ritrovato – che si sviluppa su una superficie di oltre 14.000 mq – è organizzato proprio come un piccolo paese dove le persone conducono una vita normale, sentendosi come a casa propria, ricevendo nel contempo le attenzioni necessarie. Insomma un luogo che vuole rallentare il decadimento cognitivo e offrendo alle persone residenti l’opportunità di continuare a vivere una vita adeguata alle proprie capacità residue, ai suoi desideri, e ai suoi bisogni.
Quando è nata la Meridiana?
“La nostra cooperativa è nata come associazione di volontariato nel 1976 all’interno della Parrocchia di San Biagio e per noi la territorialità resta la parte centrale del nostro lavoro. Siamo molto legati al nostro territorio e alla nostra comunità, ci conoscono tutti, sanno che siamo dei “poveri diavoli”, pieni di debiti, ma che abbiamo sempre cercato di migliorare e innovare l’offerta dei nostri servizi rivolti prevalentemente agli anziani. Se c’è un vuoto all’interno della rete dei servizi cerchiamo una soluzione. In questi primi 44 anni abbiamo diversificato la nostra offerta realizzando una rete di servizi per la cura e l’assistenza delle persone anziane e per le persone malate  di Alzheimer, di Sla, in stato vegetativo  ed in fase terminale. Oltre al Paese Ritrovato gestiamo una Rsa, una Rsd per 60 malati di Sla e in stato vegetativo, un Hospice, due strutture residenziali con alloggi protetti, due centri diurni e un centro di aggregazione: tutte strutture che contribuiscono a rendere la comunità più attenta, coesa, solidale”.
Tutta questa mole di attività è gestita da una cooperativa sociale molto forte e riconosciuta.
“Non ci interessa diventare una grande coop, una sorta di Fiat delle onlus, preferiamo restare una rete di servizi per gli anziani monzesi, costruendo alleanze e far parte di una rete regionale. Preferiamo fare le cose che conosciamo e farle bene, individuare i bisogni della nostra comunità, fare sperimentazioni e ricerche per dare vita a progetti replicabili e sostenibili. Non ha senso dare vita a una struttura che poi non si regge sulle proprie gambe e ogni anno deve ricorrere a qualcuno per ripianare i debiti”.
Quando invece ha preso forma il progetto del Paese Ritrovato?
“Nel 2015 ci siamo resi conto della necessità di garantire a malati con demenza in una determinata fase della vita, nella quale la permanenza al domicilio era insostenibile, ma il ricorso ad un nucleo Alzheimer in Rsa era ancora prematuro, un nuovo modello di cura. Così ci siamo guardati intorno, abbiamo analizzando a fondo il problema, abbiamo valutato le diverse soluzioni adottate nel mondo e ci siamo convinti della bontà di un modello olandese, che poi abbiamo rimodellato sulle esigenze dell’anziano del nostro territorio. Nel 2017 abbiamo messo a punto il progetto architettonico e siamo andati alla ricerca dei fondi necessari, oltre 10 milioni di euro”.
Una sfida non da poco. Come ci siete riusciti?
“Abbiamo bussato alle porte di alcune persone importanti della nostra città e abbiamo subito trovato il pieno e convinto sostegno di alcune delle famiglie più rappresentative come Fontana, Fumagalli e Rovati che, complessivamente ci hanno messo a disposizione 4,5 milioni. Forti di questa disponibilità siamo partiti e lungo la strada abbiamo coinvolto la Fondazione Cariplo e la Fondazione Comunitaria di Monza e Brianza, che complessivamente ci hanno messo a  disposizione un generoso contributo di 1,65 milioni e, contemporaneamente abbiamo attivato una raccolta fondi alla quale partecipano numerosissime persone. Ad oggi la cifra raccolta si avvicina alla quota di 7,5 milioni mentre per la parte restante si è per ora fatto ricorso a finanziamenti bancari”.
Che sono sempre soldi da restituire…
“Certo. Siamo abituati a convivere con i debiti, lo facciamo da tanti anni, ma devo dire che troviamo sempre qualcuno disposto ad aiutarci. Lo testimonia la nostra raccolta fondi attraverso la quale, ogni anno, ci garantisce la restituzione dei prestiti attivati”.
Che rapporto avete instaurato con la Fondazione Cariplo?
“Per noi è stato uno straordinario compagno di strada in tutti questi anni che ha contribuito in modo significativo a tante nostre iniziative, compreso il Progetto Slancio, un innovativo centro di eccellenza riservato all’accoglienza dei malati di Sla e di altre patologie neurovegetative in regime di lungodegenza, che abbiamo aperto nel 2014, investendo ben 11 milioni di euro, che stiamo anno dopo anno coprendo grazie alla generosità di tutta la città. Siamo molto legati alla Fondazione Cariplo: con loro c’è un confronto a tutto campo, anche sul fronte delle sperimentazioni, uno scambio di opinioni molto costante, intenso e virtuoso. Ci è molto vicina anche la Fondazione Comunitaria di Monza e Brianza, che poi è una sorta di diramazione della Cariplo sul territorio”.

Tanti anziani soffrono di demenza senile

Nel mondo vi sono 47 milioni di persone affette da demenza senile, di cui 800 mila in Lombardia e 7.300 nel territorio dell’ex Asl di Monza, cioè il 4,5% della popolazione. Che risposta date a queste persone, oltre al Paese Ritrovato?
“La nostra risposta si articola in tre progetti. Il primo approccio avviene con lo Sportello di ascolto, il secondo con il progetto “Incontro a te” e, infine, attraverso “Il Paese Ritrovato””
Come avete vissuto questa emergenza sanitaria?
“E’ stato molto faticoso convivere con un virus così violento e non conosciuto. La lontananza delle famiglie – che prima garantiva una presenza quotidiana grazie agli spazi aperti di cui disponiamo – non ha aiutato, ma alla fine, grazie alla disponibilità degli operatori, siamo riusciti a garantire un’assistenza adeguata. Durante il lockdown abbiamo chiuso i Centri diurni integrati ai quali si rivolgevano circa 80 persone, che abbiamo assistito andando al loro domicilio laddove possibile e soprattutto a distanza attraverso apposite piattaforme digitali. Su questo fronte abbiamo investito molto in questi primi sei mesi dell’anno. Adesso abbiamo progressivamente aperto le strutture residenziali ai nuovi ingressi e ai loro famigliari, ovviamente in base alle indicazioni ricevute da Regione Lombardia. I Centri diurni invece verranno aperti entro fine mese perchè ci sono ancora alcuni problemi organizzativi da superare per garantire il distanziamento ed evitare contagi”.
Per sostenere i progetti de La Meridiana Due IBAN: IT87N0521601630000000003717. Maggiori informazioni si possono avere interpellando Rita Liprino 3465179093
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