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Conferma definitiva

La Cassazione conferma l’infermità mentale per Mattia Del Zotto

Il novese, oggi 30enne, nel 2017 avvelenò i suoi familiari con il solfato di tallio causando la morte dei nonni Giovanni Battista Del Zotto e Gioia Maria Pittana e della zia Patrizia Del Zotto. Altri familiari e una badante finirono in ospedale ma si salvarono.

La Cassazione conferma l’infermità mentale per Mattia Del Zotto
Cronaca Desiano, 26 Febbraio 2021 ore 16:39

La Cassazione conferma l’infermità mentale per Mattia Del Zotto. Giovedì 25 febbraio i giudici hanno respinto il ricorso della Procura Generale di Milano, con la sentenza di terzo grado l’assoluzione diventa definitiva.

Il novese, oggi 30enne, negli ultimi mesi del 2017 avvelenò i suoi familiari con il solfato di tallio causando la morte dei nonni Giovanni Battista Del Zotto e Gioia Maria Pittana e della zia Patrizia Del Zotto. Finirono in ospedale ma riuscirono a salvarsi altri due zii, i nonni materni e la badante dei nonni deceduti.

Del Zotto confessò gli omicidi appena dopo essere stato arrestato, nel dicembre 2017, rivelando di aver sciolto il veleno nelle bottiglie dell’acqua.

Le perizie psichiatriche su Mattia Del Zotto

Nel procedimento di primo grado con rito abbreviato, Del Zotto era stato sottoposto a tre perizie psichiatriche che avevano dato esiti differenti. La prima, commissionata dalla Procura, riteneva il novese parzialmente infermo, la seconda, invece, disposta dalla difesa, evidenziava un vizio totale di mente e la terza, quella del tribunale, confermava quest’ultima. Il pm Carlo Cinque aveva chiesto l’ergastolo ma nell’udienza del 19 novembre 2018 il gup Patrizia Gallucci aveva deciso di assolverlo per infermità mentale, stabilendo per il ragioniere disoccupato anche la permanenza di dieci anni in una residenza per l'esecuzione delle misure di sicurezza (Rems), una struttura psichiatrica, perché socialmente pericoloso.
Nelle motivazioni della sentenza, il giudice aveva ritenuto che il delirio di cui era preda Del Zotto «lo ha convinto che i suoi familiari fossero blasfemi e che lui stesso “angelo vendicatore del Signore” dovesse punirli eliminandoli dalla terra».

La conferma dell'infermità mentale

La Procura di Monza aveva impugnato la sentenza di primo grado facendo ricorso in Appello e chiedendo una perizia collegiale ma i giudici della Corte d’Assise non hanno ritenuto di procedere in questo senso, arrivando subito alle conclusioni e confermando nella sentenza emessa il 18 settembre 2019 l’incapacità di intendere e di volere del novese. Sentenza confermata ora in via definitiva dalla Corte di Cassazione a Roma.

Niente risarcimento dunque per i parenti delle vittime - che non si erano presentati in Cassazione - e per la badante finiti in ospedale dopo aver ingerito il tallio.

 

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