Manifesto bruciato, presidio di protesta

Manifestazione a Triuggio nella Giornata della Memoria per dare un segnale dopo il "grave fatto di vandalismo politico".

Manifesto bruciato, presidio di protesta
Caratese, 29 Gennaio 2020 ore 07:00

Manifesto della memoria dato alle fiamme, presidio di protesta a Triuggio.

Presidio di protesta

L’Amministrazione comunale, guidata dal sindaco Pietro Cicardi, ha organizzato una manifestazione pubblica in occasione della Giornata della Memoria che si è svolta lunedì sera in piazzetta Cavalieri Vittorio Veneto. Ciò a seguito del “grave fatto di vandalismo politico avvenuto nella notte di giovedì 24 gennaio” dove in via Diaz è stato parzialmente bruciato il manifesto del Comune dedicato alla Giornata della Memoria. Presenti al presidio cittadini, forze politiche, associazioni del territorio, studenti delle scuole. “L’invito era esteso a tutti coloro che credono nei valori di libertà e di democrazia e che respingono con forza i rigurgiti di violenza, di odio, razzismo e antisemitismo”.

Tutti in piazza

Circa un centinaio le persone che lunedì erano presenti al presidio che inizialmente si doveva svolgere in via Diaz ma che per questioni di sicurezza e viabilità è stato spostato in piazzetta Cavalieri Vittorio Veneto. “Abbiamo organizzato questo momento di incontro e riunione per sottolineare la gravità del fatto avvenuto e per dare una risposta a quanto successo” ha spiegato il sindaco Pietro Cicardi. Quindi gli interventi degli studenti delle scuole che hanno recitato poesie e raccontato storie come quella della senatrice e reduce Liliana Segre.

La storia della senatrice e reduce

“Sono nata nel 1930. Nell’estate del 1938 eravamo a cena quando mio padre iniziò a parlarmi visibilmente emozionato. Mi disse che ero stata espulsa dalla scuola e cercò di spiegarmi che avevo perso i diritti civili a causa delle leggi razziali che vietavano agli ebrei di frequentare le scuole pubbliche. Non eravamo più cittadini. Così iniziai a frequentare scuole private ma le altre bambine mi consideravano diversa: ho vissuto l’indifferenza di chi arriva a non salutarti più. Poi, in seguito, è stata una vera lotta alla sopravvivenza”.

Il 30 gennaio 1944 Liliana Segre venne deportata al campo di concentramento di Auschwitz-Birkenau, che raggiunse dopo sette giorni di viaggio. Fu subito separata dal padre, che non rivide mai più e che sarebbe morto il successivo 27 aprile. Il 18 maggio 1944 anche i suoi nonni paterni furono arrestati e dopo qualche settimana deportati ad Auschwitz e uccisi al loro arrivo.

Alla selezione, Liliana ricevette il numero di matricola 75190, che le venne tatuato sull’avambraccio. Fu messa per circa un anno ai lavori forzati presso la fabbrica di munizioni Union, che apparteneva alla Siemens. Durante la sua prigionia subì altre tre selezioni. Alla fine di gennaio del 1945, dopo l’evacuazione del campo, affrontò la marcia della morte verso la Germania. Venne liberata il 1 maggio 1945 dall’Armata rossa. Dei 776 bambini italiani di età inferiore ai 14 anni che furono deportati ad Auschwitz, Liliana fu tra i 25 sopravvissuti. Al rientro nell’Italia liberata, visse inizialmente con gli zii e poi con i nonni materni, di origini marchigiane, unici superstiti della sua famiglia.

Il sindaco, Pietro Cicardi

“Da 6 anni organizziamo iniziative legate alla Giornata della Memoria per far raggiungere un messaggio ai cittadini. Come i fatti accaduti a Brescia anche qui purtroppo si è verificato un gesto dal forte significato politico, un segnale preoccupante per il nostro paese. Si stanno liberando forze che stanno minando la nostra democrazia. Dobbiamo respingere questi fenomeni iniziando un percorso con i ragazzi che vada oltre il semplice esercizio della memoria. E come ha detto il nostro presidente Sergio Mattarella, “Non abbassiamo la guardia contro la violenza e l’antisemitismo”.

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