“Marcia digitale” per ricordare una testimone di giustizia

Rita Atria, 17 anni, morì una settimana dopo la strage di via D'Amelio.

“Marcia digitale” per ricordare una testimone di giustizia
26 Luglio 2018 ore 09:31

“Marcia digitale” per ricordare una testimone di giustizia.

Rita Atria, morta una settimana dopo la strage di via D’Amelio

“Marcia digitale” per ricordare Rita Atria, morta il 26 luglio del 1992 una settimana dopo la strage di via D’Amelio in cui perse la vita il magistrato Paolo Borsellino. Così il Coordinamento nazionale docenti della disciplina dei Diritti Umani intende ricordare il coraggio e l’ideale di giustizia a cui la giovane si è ispirata, dopo l’incontro con il giudice  Borsellino, promuovendo una “marcia digitale”, proprio in memoria della testimone di giustizia. Rita Atria per molti rappresenta un’eroina, per la sua capacità di rinunciare a tutto, anche agli affetti della madre (che la ripudiò e che dopo la sua morte distrusse la lapide a martellate), per inseguire un ideale di giustizia attraverso un percorso di crescita interiore che la porterà dal desiderio di vendetta al desiderio di una vera giustizia. Non resse però alla morte del giudice Borsellino e si lanciò dal settimo piano di un palazzo romano una settimana dopo la sua morte. Perché proprio per la fiducia che riponeva nel magistrato italiano si era decisa a collaborare con gli inquirenti.

Oggi, 26 luglio,  la marcia digitale

“Quindi oggi – sottolinea il Coordinamento Diritti Umani – si invitano gli utenti dei social network a formare una sorta di catena digitale, postando immagini e frasi relative alla difesa della legalità e contro le organizzazioni criminali organizzate, e invitando i propri amici ad aderire: ciascuno diventa protagonista attivo della propria consapevolezza civica e non semplice spettatore passivo”.

L’obiettivo è dare vita a un’azione di impegno civile

L’obiettivo è quello di “creare un’onda di commenti, considerazioni e immagini da condividere con il maggior numero di persone possibili, dando vita ad un’azione di impegno civile. Per marciare idealmente tutti uniti verso un unico obiettivo: l’affermazione della legalità come principio fondante della libertà”.

Oggi attraverso un semplice “clik” online molti attivisti dei Diritti Umani hanno creato movimenti d’opinione e lanciato campagne a favore della dignità della persona per un mondo più equo e tollerante.

Un appello che riveste un significato particolare per Monza e la Brianza, visto che solo pochi giorni fa è stato pubblicato il rapporto sulla Mafia in Lombardia a cura dell’Osservatorio sulla Criminalità Organizzata dell’Università degli Studi di Milano. Rapporto dal quale Monza e la Brianza escono decisamente male.  

La lotta alla mafia (primo problema da risolvere nella nostra terra, bellissima e disgraziata) non doveva essere soltanto una distaccata opera di repressione, ma un movimento culturale e morale, anche religioso, che coinvolgesse tutti, che tutti abituasse a sentire la bellezza del fresco profumo di libertà che si contrappone al puzzo del compromesso morale, dell’indifferenza, della contiguità e quindi della complicità.” (Paolo Borsellino)

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