Tribunale

Omicidio a Desio: vanno avanti le indagini dopo il faccia a faccia tra il presunto assassino e un testimone

Nel confronto davanti al giudice emergono contraddizioni, in corso verifiche per capire se c'è stato il coinvolgimento di eventuali complici.

Omicidio a Desio: vanno avanti le indagini dopo il faccia a faccia tra il presunto assassino e un testimone
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Omicidio a Desio: vanno avanti le indagini dopo il faccia a faccia tra il presunto assassino e un testimone, avvenuto davanti al gip del tribunale di Monza Andrea Giudici con la formula dell’incidente probatorio.

Le indagini proseguono dopo il confronto in Tribunale

Nuovi particolari dopo il faccia a faccia tra Sadik Ilhami, 34 anni, indagato per l’omicidio di Omar Annaoui, 53 anni, il nordafricano ritrovato cadavere in un campo vicino alla caserma dei Carabinieri di Desio ad agosto dell'anno scorso, e il testimone che aveva permesso il ritrovamento del corpo dell’uomo: l’altro marocchino S.A.S., classe 1984, attualmente detenuto per un’altra vicenda. Il confronto era stato chiesto dai pm Carlo Cinque e Marco Santini, che coordinano l’indagine condotta dai militari del Nucleo operativo dei Carabinieri di Desio. Il teste, secondo quanto emerso, aveva fatto ritrovare il cadavere, sepolto in pochi centimetri di terra, fornendo poi ulteriori dettagli in merito all’omicidio.

La dinamica della vicenda

La vittima era stata picchiata, probabilmente a mani nude, alla testa e al torace, e poi strangolata con un tubo di gomma, prima di essere seppellita nel campo di granoturco vicino all’ex carcere, a qualche decina di metri dalla caserma dell’Arma. Gli stessi Carabinieri hanno catturato e portato in carcere a marzo il presunto autore dell’omicidio.

Si tratta appunto del connazionale Sadik Ilhami, senza fissa dimora con precedenti di piccolo conto. I Carabinieri lo cercavano da mesi, fino a quando non lo hanno individuato in un centro commerciale a Lissone, dove stava acquistando dei vestiti. All’uomo erano arrivati grazie alle informazioni del testimone e al riscontro degli esami del Dna sull’area e sul luogo del delitto, avvenuto nella vecchia casa mandamentale abbandonata (un istituto di custodia per detenuti accusati di reati lievi), a pochi metri dal luogo del seppellimento. La lite fra i due sarebbe avvenuta per questioni di soldi e droga.

L'indagato nega l'accusa

L’indagato, difeso dall’avvocato Andrea Scaccabarozzi, nega l’accusa. La vittima era di fatto un senza fissa dimora, anche se la sua famiglia - moglie e figlia assistite dall’avvocato comasco Andrea Radaelli - vive a Seregno. Ulteriori indagini sono ancora in corso per verificare il coinvolgimento di eventuali complici. Resta coperto da segreto quanto emerso dall’incidente probatorio, anche se sembra che il testimone sia caduto in alcune contraddizioni.

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