La storia

Quella bimba in affido che ha riportato la luce a mamma Barbara

Venerdì scorso 19 giugno era il terzo anniversario dal tragico incidente di Abbadia in cui perse la vita il figlio Manuel Pistoia.

Quella bimba in affido che ha riportato la luce a mamma Barbara

Il dolore non passa, si trasforma. Impara a fare meno rumore, ma resta lì, acquattato negli angoli di una casa che per tre anni ha custodito un silenzio troppo grande. Il 19 giugno del 2023 la vita della concorezzese Barbara Brambilla si è spezzata lungo la provinciale 72 ad Abbadia Lariana, dove il suo primogenito, Manuel Pistoia, a soli 26 anni, ha perso la vita in un drammatico incidente in sella al suo scooter. Oggi, a tre anni esatti da quella tragedia, Concorezzo e Abbadia si sono strette ancora una volta intorno a mamma Barbara. Prima la cerimonia sul luogo dell’incidente, poi la messa nella chiesa dei Santi Cosma e Damiano e, infine, il consueto ritrovo a casa per brindare alla vita, esattamente come Manuel avrebbe voluto.

L’intervista

Giovedì scorso, 18 giugno, Barbara ha aperto le porte di quella casa alla nostra redazione. È un luogo dove il tempo sembra essersi fermato e, allo stesso tempo, aver trovato una nuova linfa: ogni angolo parla di Manuel, ogni parete custodisce le sue foto, i suoi ricordi, il suo profumo, la sua presenza viva nell’amore di chi è rimasto. Ma quest’anno, tra quelle stanze, c’è anche una luce nuova che ha squarciato il buio.
Da due mesi, in quella stessa casa abitata da Manuel fino a tre anni fa, risuona una risata leggera. È quella di Simona (nome di fantasia), una ragazzina di 9 anni proveniente da una casa famiglia, che è stata data in affido a Barbara. Un incontro di anime ferite che è diventato un’ancora di salvezza. In questi sessanta giorni Simona ha portato con sé la freschezza della fanciullezza, i compiti di scuola, i sogni da rincorrere e, soprattutto, ha restituito a Barbara un ruolo che la morte le aveva strappato via: quello di prendersi cura di qualcuno, di essere di nuovo una guida. Quella bimba, senza saperlo, ha preso per mano una madre distrutta e l’ha riportata verso la vita, restituendole quel sorriso che sembrava smarrito per sempre.

 

“Un’esperienza che dovrebbero provare tutti”

“Dico a tutti che è un’esperienza che molti dovrebbero provare – ha sottolineato Barbara – La nostra società ha imparato a dare per scontate troppe cose, ma ci sono tante creature che hanno bisogno di amore e mio mi sono messa a disposizione. E poi è una casinista come il mio Manuel che sicuramente avrebbe approvato questa scelta”.
L’arrivo di Simona rappresenta il secondo tempo di una rinascita iniziata faticosamente un anno fa, nel giugno 2025, quando il Tribunale di Lecco aveva messo la parola «fine» alle vicende giudiziarie legate al sinistro. L’imputato Ivo Gaddi, cittadino di Abbadia Lariana, è stato condannato in primo grado a nove mesi di reclusione (pena sospesa) e alla sospensione della patente per due anni per omicidio stradale. Il processo aveva accertato un concorso di colpa. Manuel viaggiava a velocità sostenuta a bordo del suo scooter quando, dopo una violenta frenata, aveva perso il controllo impattando contro l’auto dell’imputato. Una sentenza che Barbara, un anno fa, aveva definito come «la rivincita del mio Manuel», non per spirito di vendetta, ma perché ha restituito dignità alla memoria del figlio, ponendo fine a due anni di asfissiante paura di non riuscire a far emergere la verità.

L’amore di una mamma

Ma l’amore di una madre sa guardare anche oltre il proprio cortile. Guardandosi attorno, tra le foto del figlio e i pensieri rivolti al domani, Barbara ci confida un desiderio profondo, un progetto che le fa brillare gli occhi. Il suo sogno nel cassetto sarebbe quello di fondare un’associazione dedicata a Manuel, nata per fare qualcosa di concreto per i giovani e, in particolare, per la straordinaria rete di amici che non ha mai smesso di sostenerla e di ricordare il suo ragazzo. Un modo per trasformare la tragedia in energia positiva, offrendo supporto, uno spazio e opportunità ai ragazzi del territorio, affinché l’entusiasmo e la vitalità di Manuel continuino a camminare sulle gambe di chi lo ha amato. Barbara, che nella vita fa l’assicuratrice e conosce bene i pericoli della strada, non ha mai cercato un colpevole da odiare. Ha affrontato il processo con una dignità rara, decidendo persino di non costituirsi parte civile e accelerando le pratiche del sinistro per permettere alla controparte di ottenere uno sconto di pena.

“La morte di mio figlio? E’ stato il destino… “

Resta l’amarezza umana, confidata in esclusiva al nostro giornale, per non aver mai ricevuto un cenno, una lettera o un semplice «mi dispiace» da parte del conducente dell’auto. Ma il risentimento non trova spazio nel cuore di questa madre: «È stato il destino, non incolpo nessuno. Questi anni sono stati una lotta continua. Ogni mattina, prima di uscire, indossavo una maschera che toglievo solo la sera, tra le mura di casa. Tanti mi dicono “ti capisco”, ma solo chi perde un figlio conosce davvero questo vuoto. Spero solo che la morte di Manuel insegni a tutti ad essere prudenti. E a rendersi conto di quanto sia bello e straordinario potersi sedere a tavola, ogni sera, con i propri figli. Un’azione che diamo per scontata, ma che manca terribilmente». Oggi, grazie al ricordo indelebile di Manuel, al grande sogno di un’associazione per i ragazzi e agli occhi pieni di speranza della piccola Simona, che da due mesi riempie di vita quella casa, Barbara a quella tavola non è più sola. La maschera del mattino sta lasciando spazio a un sorriso vero.