Cronaca
Vandalismi e inciviltà

Scritta blasfema e svastiche, chiesa ancora nel mirino

Sono apparse su un cassonetto vicino alla parrocchia San Giacomo di Meda, l'amaro sfogo del vicario.

Scritta blasfema e svastiche, chiesa ancora nel mirino
Cronaca Seregnese, 12 Maggio 2022 ore 11:00

Una scritta blasfema, delle svastiche e un disegno osceno realizzati con il pennarello rosso sul cassonetto per la raccolta degli abiti usati della Caritas, all’ingresso dell’auditorium. La parrocchia San Giacomo di Meda ancora nel mirino di vandali e teppisti.

Scritta blasfema e svastiche, l'amarezza del vicario e dei volontari

Sconcerto e tanta amarezza, per il vicario parrocchiale, don Giulio Cazzaniga, e i volontari della chiesa, che ormai da due anni devono fare i conti con i gesti irrispettosi di gruppi di ragazzini. «E’ evidente che si tratta di un modo per affermare che esistono, per attirare l’attenzione - lo sfogo del sacerdote - Ciò che più mi dispiace è la scritta riferita a Dio, accanto alla quale sono state fatte delle svastiche. Non so se sia stato fatto apposta, data la vicinanza a un luogo di culto, ma è un gesto che ferisce». Il sacerdote da tempo sta portando avanti una battaglia per intercettare gli adolescenti che si aggirano intorno alla parrocchia di via Cialdini e cercare di parlare con loro e coi genitori.

Non è la prima volta che la parrocchia è presa di mira

Non si tratta infatti di un caso isolato, dato che la chiesa del quartiere San Giorgio è da tempo alle prese con vandalismi, imbrattamenti e gesti di inciviltà. Il primo risale a ottobre 2020, quando qualcuno aveva imbrattato la porta e il cancello con lo spray rosso. Poi, a gennaio 2021, il sacerdote e i volontari avevano trovato colla vinilica all’interno della cassetta della posta. Dopo una pausa di qualche mese, ecco che i vandali erano tornati alla carica: ad aprile i muri della chiesa e la cancellata erano stati imbrattati con olio motore. Gli incivili lo avevano messo, forse con un pennello, sia sulla facciata frontale sia su quella laterale, oltre che sulla recinzione e sul citofono. Poi, non contenti, avevano versato la parte restante nell’atrio della chiesa. La parrocchia aveva sporto denuncia e reso pubblico l’episodio anche tramite il notiziario parrocchiale «La voce della comunità», ma questo non aveva fermato gli incivili. A giugno, infatti, con la Coca-Cola qualcuno aveva imbrattato gli avvisi esposti sulla bacheca all’ingresso. E a ottobre l’ennesimo episodio: dopo essere stati richiamati per gli schiamazzi in chiesa, alcuni ragazzini avevano rovesciato bibite all’ingresso e preso a calci la porta. Un fatto che aveva spinto il sacerdote a denunciare questa problematica dal pulpito, al termine delle Messe domenicali, invitando la comunità a una riflessione.

Il vicario don Giulio Cazzaniga: "Vorrei parlare con questi ragazzi e coi loro genitori"

Il vicario parrocchiale di San Giacomo, don Giulio Cazzaniga

Un problema che però si è ripresentato ultimamente. «Non so se gli autori di questi ultimi imbrattamenti siano gli stessi delle altre volte - prosegue don Giulio - Di certo da qualche settimana intorno alla parrocchia girano dei gruppi di ragazzini sui 13-14 anni che danno fastidio. Un mese e mezzo fa dopo la Messa del sabato sera avevano provocato i fedeli all’uscita da chiesa, rivolgendo brutte parole alle persone anziane. Era intervenuto anche un papà per cercare di calmarli ma avevano risposto in modo strafottente. Non so se sono della zona, magari provengono anche da altri Comuni, non riusciamo a identificarli. Vorrei riuscire a parlare con loro o coi loro genitori, sempre che sappiano che i figli si comportano in questo modo. Può anche essere che sono “Orfani di genitori viventi”», in riferimento al titolo di un libro di Ivan Battista che si interroga sulle cause del disagio giovanile. Di certo l’aggressività nei confronti di chi cerca di confrontarsi con loro, le scritte offensive e le immagini volgari sui cassonetti «sono indice di un atteggiamento arrogante e prepotente, irrispettoso e incurante di ciò che appartiene alla comunità. E’ un modo per imporre la loro presenza, come se per sentirsi vivi non possano far altro che schiacciare gli altri».

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