Verano Brianza

Tallarita a processo: con il patteggiamento potrebbe avere quattro anni di reclusione

Quella dell'imprenditore veranese potrebbe essere la pena più alta

Tallarita a processo:  con il patteggiamento potrebbe avere quattro anni di reclusione
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Possibile patteggiamento a quattro anni di reclusione per Francesco Tallarita, l’imprenditore di Verano travolto da uno scandalo di corruzione per appalti relativi al verde pubblico in vari comuni. Questo quanto emerso dall’udienza che si è svolta oggi, lunedì 3 luglio, davanti al gup, a palazzo di giustizia di Monza    che proseguirà ad ottobre.

In udienza

Udienza a Monza questa mattina, per  Francesco Tallarita. Per l'imprenditore  veranese che aveva scelto di patteggiare, potrebbe esserci una condanna  a quattro anni di reclusione.   Questo il possibile esito del procedimento per  l'imprenditore e per la maggior parte degli imputati, secondo quanto emerso dall’udienza celebrata davanti al gup, a palazzo di giustizia. Quasi tutti tra i 14 imputati (persone fisiche e giuridiche) avrebbero scelto il patteggiamento. Dalla pena più alta di 4 anni per Tallarita, a scendere per gli altri.

Cinque in tutto gli indagati

Tallarita era rimasto travolto da uno scandalo di corruzione per appalti relativi al verde pubblico in vari comuni. Nel mese di maggio 2022 erano stati 5 in tutto gli indagati raggiunti da misura restrittiva con accuse di corruzione, turbativa d’asta, e falso (tutti agli arresti domiciliari). Oltre al veranese Tallarita, anche Francesco Bonasera, residente a Bovisio Masciago, in servizio all'ufficio tecnico di Desio; Angela Galbiati, cittadina biassonese, funzionaria dell'ufficio Lavori pubblici del comune di Pessano con Bornago, il caratese Giovanni Mancini, capo del Settore gestione territorio presso l'Amministrazione di Biassono, e Stefano Buccino, architetto milanese, dipendente presso la Provincia di Monza e Brianza.

Uno «spaccato criminale allarmante e inquietante»

Uno «spaccato criminale allarmante e inquietante» secondo gli inquirenti, quello emerso dall’inchiesta su Tallarita, incensurato, il quale, secondo il pm Carlo Cinque e gli investigatori della Guardia Finanza, ha creato una rete di contatti grazie alla quale riusciva ad accaparrarsi molti appalti di piccola o media rilevanza (totale stimato due milioni e mezzo di euro, per un profitto illecito di circa 260mila euro: l’equivalente della somma che gli era stata sequestrata in primavera) attraverso tre società a lui riferibili, utilizzate a turno per aggirare il principio di rotazione di affidamenti. Tecnici e funzionari «stabilmente asserviti» agli interessi del privato. Fatti contestati avvenuti nei comuni di Biassono, Desio, o presso gli uffici della Provincia di Monza, di Brianzacque.

Indagine avviata nel 2019

L’indagine nasce alla fine del 2019, a seguito della denuncia di sindaca e vicesindaca di Macherio, dopo un presunto tentativo di corruzione da parte di Tallarita a un pubblico ufficiale di quel comune, che aveva restituito la busta con 2000 euro inserita in una confezione regalo con due bottiglie di vino. Un altro tentativo di corruzione sarebbe andato a vuoto nel comune di Lentate sul Seveso. Tra i reati ipotizzati si è aggiunta anche un’istigazione alla corruzione avvenuta al comune di Monza dove, nel dicembre 2019, Tallarita ha offerto a un pubblico ufficiale responsabile della gestione del verde pubblico, «la somma non dovuta di mille euro, occultata all’interno di una confezione regalo contenente bottiglie di vino», non accettata dal funzionario e «prontamente restituita».
Processo rinviato a ottobre.

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