C’era una volta la “nuova” stazione di Arcore. Sembra passato un secolo, eppure sono solo 10 anni da quando i nastri venivano tagliati e i locali riqualificati. Oggi, per chi ogni mattina varca quella soglia per andare al lavoro o all’università, il panorama è radicalmente diverso, a tratti desolante. Quella che doveva essere una porta d’accesso efficiente alla città si è trasformata, giorno dopo giorno, in terra di nessuno.
Non serve nemmeno raggiungere i binari per capire che qualcosa si è rotto nell’ingranaggio della manutenzione. Le sale d’attesa, che dovrebbero offrire riparo e decoro, sono diventate il simbolo massimo dell’abbandono: pavimenti lerci, cumuli di immondizia che traboccano dagli angoli, soprattutto accanto ai cestini e un’aria pesante, figlia di una trasformazione involontaria in dormitorio notturno. Di notte, infatti, i sedili si trasformano in letti di fortuna, lasciando al mattino i segni evidenti di un degrado che non risparmia nessuno.

Monitor rotto
Proseguendo verso i treni, la frustrazione del pendolare aumenta. Il monitor degli arrivi e delle partenze della sala d’attesa, cuore tecnologico di ogni scalo che si rispetti, è spesso spento o rotto, costringendo i passeggeri a un rito quasi sciamanico: il controllo compulsivo dello smartphone, sull’app, per capire se il proprio treno esista, sia puntuale o in cronico ritardo.

Per non parlare dell’accessibilità. Gli ascensori, fondamentali per chi ha problemi di mobilità o semplicemente una valigia pesante, sono troppo spesso fuori servizio, trasformando il sottopasso — già di per sé sporco e poco invitante — in una barriera architettonica insormontabile. E se si allunga lo sguardo verso la massicciata, lo spettacolo continua: tra le traversine dei binari brilla il vetro delle bottiglie abbandonate, una distesa di rifiuti che sembra ormai far parte del paesaggio naturale.
Purtroppo nemmeno l’esterno offre conforto. Quello che dovrebbe essere un deposito ordinato per incentivare la mobilità sostenibile è diventato un vero e proprio cimitero di metallo. Biciclette sfasciate, molte di esse rubate, telai arrugginiti e ruote rimosse giacciono lì da mesi, dimenticate da tutti, occupando spazio e alimentando quel senso di incuria che ormai avvolge l’intera area.

Le parole del sindaco Bono
In questo scenario grigio, la politica prova a gettare un ponte verso il futuro. Il sindaco Maurizio Bono ha cercato di rassicurare, spiegando che l’Amministrazione non è ferma a guardare. Il nodo della questione resta il rapporto con Rfi, proprietaria della stazione. È infatti in fase di discussione una nuova convenzione che dovrebbe, sulla carta, ridefinire competenze e interventi.

“Abbiamo già sottoposto il nuovo accordo a Rfi ma stiamo aspettando la loro risposta – ha sottolineato Bono – La nostra idea è quella di chiudere la sala d’attesa durante la notte e recuperare altri spazi interni da mettere a disposizione dei vari sodalizi arcoresi. Invece Rfi trasferirà all’esterno della struttura l’erogatrice dei biglietti e la messa in sicurezza delle porte di ingresso. Una volta firmato l’accordo il servizio di pulizia proseguirà. In aggiunta stiamo definendo con Offerta Sociale e Prefettura l’organizzazione di un servizio per dare assistenza ai clochard che attualmente dormono all’addiaccio in stazione. Infine, sempre nell’accordo, rientra anche la messa in sicurezza del parcheggio delle bici. Gli utenti potranno entrare e uscire con la loro bici dall’area di sosta solo con tessera sanitaria”.

Resta però una domanda che molti cittadini si pongono mentre attendono il treno in mezzo alla sporcizia: quanto tempo ancora servirà perché la burocrazia restituisca dignità a un luogo così centrale? Per ora, la stazione di Arcore resta sospesa in un limbo fatto di carte bollate e degrado reale.