Economia

Coronavirus, come le imprese brianzole affrontano l’emergenza sanitaria

Intervista a quattro imprenditori associati Confimi che ci raccontano come sta andando il lavoro e la collaborazione con i dipendenti

Coronavirus, come le imprese brianzole affrontano l’emergenza sanitaria
Brianza, 21 Marzo 2020 ore 10:38

Coronavirus, come le imprese brianzole affrontano l’emergenza sanitaria? Per adesso molte aziende sembrano reggere la situazione, continuano a produrre e a vendere, soprattutto a livello internazionale. Ma è indubbio che il lavoro è cambiato e si è dovuto adeguare alle disposizioni di sicurezza. Senza contare che il nostro tessuto economico è fatto per la maggior parte di aziende manifatturiere, dove lo smart working non sempre può essere messo in pratica.

Grazie a Confimi Industria Monza e Brianza, che rappresenta in particolare le medie e piccole imprese manifatturiere, abbiamo voluto dare voce a queste aziende. Contraddistinte dal tipico spirito imprenditoriale brianzolo, «che non si scoraggia e reagisce, si attiva per affrontare e risolvere i problemi», come ci aveva spiegato Nicola Caloni, presidente di Confimi Industria Monza e Brianza e amministratore delegato della Caloni Trasporti di Seregno, in una recente intervista.

 

Coronavirus, come le imprese brianzole affrontano l’emergenza sanitaria

Abbiamo intervistato quattro imprenditori del territorio, associati Confimi Industria Monza e Brianza, per capire come stanno affrontando questo difficile periodo, quali strategie stanno adottando e qual è lo stato d’animo dei loro dipendenti: la Elcoman di Bovisio Masciago, la Omem di Monza, la Imp di Albiate e la Fwn Italy/Fast Srl di Segrate. In generale, le attività manifatturiere non hanno registrato particolari cali nella produzione, adottando ovviamente tutte le attenzioni richieste dalle attuali normative. E gli scambi commerciali con l’estero continuano, registrando al momento solo rallentamenti e maggiori complicazioni. Indubbiamente è molto forte l’incertezza sul futuro e il decreto “Cura Italia” non sembra suscitare particolare entusiasmo, se non per la parte che riguarda gli ammortizzatori sociali e la moratoria su mutui.

Elcoman di Bovisio Masciago: «Il lavoro maggiore è stato rassicurare dipendenti e clienti»

«Ai nostri 50 dipendenti ho detto subito che l’emergenza non sarebbe finita in breve tempo, che dovremo conviverci e cercare di gestirla al meglio», ci racconta Fabio Colombo, titolare della Elcoman di Bovisio Masciago, azienda nata nel 1985 e tra i maggiori produttori mondiali di apparecchiature per la sicurezza dei dati su supporti cartacei, elettronici, magnetici ed ottici distribuite con il marchio Kobra. «Noi esportiamo in 90 Paesi, abbiamo contatti con tutto il mondo e le notizie che escono dall’Italia sono brutte – continua Colombo – A fine gennaio ero in Giappone e lì c’era già il virus. Quando sono tornato, e ho visto che qui i contagiati aumentavano molto di più che in Estremo Oriente, ho scritto al presidente della Repubblica per porre l’attenzione su quello che accadeva. La differenza è che lì mettono sempre la mascherina, a prescindere da questa epidemia. Dal 28 febbraio ho vietato l’ingresso in azienda senza mascherine, questo ha un po’ aiutato lo stato d’animo dei dipendenti, che si sentono più sicuri. Finora il lavoro maggiore è stato quello di rassicurare dipendenti e clienti». Ma come procede il vostro lavoro? «L’Italia si è fermata ma qui vendiamo solo il 10%; anche gli altri Paesi lentamente si stanno fermando, ma noi per fortuna lavoriamo con tanti Paesi e quindi riusciamo ad andare avanti. Abbiamo anche una responsabilità sociale: è vero che si può vivere senza le nostre macchine, ma se noi non lavoriamo non lavorano i nostri fornitori e nessuno può pagare gli stipendi ai dipendenti, così lo Stato invece di usare i fondi per la cassa integrazione li può usare per comprare macchinari e strumenti sanitari». «Andiamo avanti con gran fatica per il problema delle mascherine, che forniamo noi ai dipendenti, ma diventa sempre più difficile trovarle o farle passare dalle dogane – conclude Colombo – Non abbiamo mai avuto assenze: i dipendenti lavorano e si sentono forse più protetti qui che a casa, ogni sera sanifichiamo, forniamo presidi e igienizzante. Finché lavoriamo non useremo gli strumenti previsti dal decreto Cura Italia, dopo inizieremo a far godere le ferie fino agli ammortizzatori sociali».

Omem di Monza: «Per adesso lavoriamo ancora bene, poi vedremo…»

L’internazionalizzazione pare avvantaggiare molte aziende, questo vale anche per la Omem Officine Meccaniche di Monza. Fondata nel 1949, Omem opera nel settore elettromeccanico dove, nel corso degli anni, è diventata la più importante azienda italiana per la produzione di nuclei magnetici avvolti, e una delle realtà maggiormente apprezzate del settore, in Europa e nel mondo. Abbiamo parlato con Federica Broggini, direttore vendite e rappresentante della terza generazione alla guida dell’azienda, che sta lavorando da casa ma non solo per l’attuale situazione poiché in attesa del secondo figlio. «Il nostro settore per adesso non risente di crisi – dichiara – esportiamo quasi l’80%, quindi abbiamo una visione a 360° sul panorama mondiale. Vedremo poi con le chiusure di altri Paesi come Germania e Francia». «Mentre per l’organizzazione interna cerchiamo di lavorare con presenze ridotte – aggiunge Broggini – I reparti fanno turni verticali od orizzontali, definiti insieme al personale, con cui abbiamo condiviso fin da subito le comuni preoccupazioni. Abbiamo 45 persone di cui 40 in produzione, ma con spazi molto ampi. Forniamo tutti i dispositivi di sicurezza necessari, abbiamo fatto incontri di sensibilizzazione per condividere le buone prassi che valgono in azienda ma anche fuori. Tutti si sono mostrati disponibili e volenterosi nel voler tenere aperto, trovando l’organizzazione più adeguata per garantire la sicurezza di tutti, senza imporre nulla. Per adesso lavoriamo ancora bene, poi vedremo di giorno in giorno anche in relazione ai nostri clienti… Ora si stanno aggiungendo problemi relativi ai trasporti, perché alcuni autisti stranieri non vogliono venire in Italia…».

Imp di Albiate: «Il Cura Italia è una presa in giro»

C’è chi poi pur risentendo gli effetti sull’attività è costretto a vivere l’epidemia sulla propria pelle. Diego Spinelli, titolare della Imp Industria Metalli Pressofusi di Albiate, è in isolamento domiciliare poiché la moglie è risultata positiva al Coronavirus e da lunedì è ricoverata al San Gerardo di Monza, «sta abbastanza bene ma utilizza il respiratore». Rimane in contatto con la sua azienda, dove «abbiamo preso tutte le precauzione per i dipendenti già da metà febbraio, circa 50 persone soprattutto alla produzione, che è rivolta per il 70% all’estero, Germania Francia ed Est Europa. Abbiamo due clienti principali, che dal manifestarsi dell’epidemia in Italia continuiamo ad aumentare gli ordini per paura di un blocco. Lavoriamo su tre turni, questo da sempre, con una produzione automatizzata, quindi ci sono pochi contatti tra i dipendenti. Da subito abbiamo fornito mascherine e guanti, gli spogliatoi vengono utilizzati a turno e igienizziamo ovunque. Abbiamo stilato una carta dei comportamenti distribuita a tutti i dipendenti, sollecitando a stare attenti anche a casa, a comunicare eventuali sintomi e problemi; controlliamo la temperatura quotidianamente ad ogni inizio turno, tutte scelte condivise con le rappresentanze sindacali. Non sono emerse finora particolari difficoltà ma abbiamo valutato con il medico del lavoro i soggetti con maggiori rischi facendoli restare a casa per sicurezza». Fondata nel 1961, la Imp opera nel settore dello stampaggio sottopressione di particolari leghe di alluminio. La produzione prosegue senza cambiamenti e le spedizioni non hanno riscontrato difficoltà. Anche i fornitori, piemontesi e lombardi, continuano a consegnare regolarmente. «Siamo certificati Iso 9001-2015 e a breve avremmo la visita annuale per il rinnovo: in questa situazione ci hanno chiesto di fare tutto telematicamente» sottolinea Spinelli. E’ in essere una situazione delicata con la pubblica amministrazione: «Nel 2019 abbiamo fatto un grosso investimento in nuovi impianti per 2 milioni e mezzo di euro utilizzando il bando Al Via di Regione Lombardia, con il supporto di Confimi: abbiamo ricevuto l’acconto ma il saldo, di circa un milione, non sappiamo se e quando ci verrà versato…». E del Cura Italia cosa ne pensa? «Mi sembra una presa in giro per la maggior parte delle imprese: hanno spostato i pagamenti di tasse e contributi di 4 giorni per le imprese con un fatturato superiore a 2 milioni di euro e a fine maggio per tutte le pmi, ma cosa cambia se per due mesi non ho lavorato e ho avuto solo uscite? Ovviamente la parte sugli ammortizzatori sociali mi sembra giusta e scontata, ma altri Stati stanno mettendo in campo cifre venti volte superiori alle nostre. Se hanno deciso di lasciarci morire che lo dicano chiaro, invece di venderci questo decreto come la salvezza del Paese».

Fwn Italy/Fast Srl di Segrate: cambierà il nostro modo di commerciare e viaggiare

C’è poi chi si occupa di spedire le merci nel mondo, come la Fwn Italy, brand internazionale di Fast srl, fondata da lesmesi nel giugno 1999 come società di logistica e rappresentanza fiscale che ha poi esteso la propria attività al trasporto internazionale aereo e marittimo. «Evitiamo al massimo i contatti, utilizziamo tutti i dispositivi indicati, insomma ci siamo attrezzati per stare dietro a tutte queste nuove esigenze di lavoro – ci spiega il titolare Fabio Furgada – Da noi facciamo poco smart working, il lavoro viene svolto soprattutto sul posto, come per la logistica di magazzino e per la preparazione documentale delle spedizioni internazionali mare ed aeree. Forniamo dispositivi, mascherine e tute ma non è per niente facile: prima esportavamo questi prodotti per i nostri clienti, ora stiamo cercando noi direttamente di approvvigionarci, con fornitori esteri, soprattutto dalla Cina perché quelli europei li trattengono in casa». E come è cambiato il lavoro? «Non possiamo vendere, viaggiare e gestire le relazioni personali con clienti e corrispondenti– aggiunge Furgada – I voli dall’Italia sono chiusi, prevalentemente quelli passeggeri, dove però si carica anche la merce, quindi dobbiamo rivolgerci ai pochi voli cargo o passare via Nord Europa o Mosca. Avendo rapporti con tutto il mondo abbiamo subito sentito quello che è successo in Cina, il punto di svolta è stato la chiusura dei transiti dall’Estremo Oriente: da lì in avanti i voli dal Nord Europa partivano pieni e tornavano vuoti, con un forte aumento dei costi e delle penali sulle cancellazioni. Ora abbiamo nuovamente maggiore richiesta di importazioni, ma le regolamentazioni europee sui dispositivi medici sono molto stringenti, anche se sono state molto semplificate dal 12 marzo per fronteggiare la carenza di questi prodotti». Questa nuova situazione cambierà il nostro modo di commerciare e viaggiare? «Le compagnie aeree hanno un obbligo con l’Unione europea di garantire l’80% delle linee europee: ovviamente quando tutto si è spostato in Italia hanno tagliato subito da noi, rimanendo senza voli merci ma anche passeggeri. Mentre via mare e gomma si va anche se a rilento. La sensazione non è buona: le compagnie aeree sono in crisi, se non riceveranno deroghe dall’Unione europea o aiuti pubblici ne salteranno molte e si ridurrà la disponibilità dei voli per il mondo; i low cost fintanto che l’offerta di aereomobili resterà bassa diverranno probabilmente un ricordo».

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